venerdì 14 ottobre 2011

- bah
- bah?
- bah

lunedì 17 dicembre 2007

Adesso il rubinetto è chiuso perché c’è una perdita nello scarico. Per lavarci i denti usiamo la vasca da bagno, oppure la cucina. Raramente il bidé. Dice mio padre: gli affittacamere di Padova. Ma forse è una questione più generale.

Qualche giorno fa si è marcito un tubo nel muro. L’idraulico armato di scalpello ha scavato un buco per sostituirlo (c'ha lasciato quello vecchio per ricordo). Fortuna che si vede poco, ha detto il padrone alla fine, osservando la chiazza di malta tra le piastrelle.

Siamo qui da poco più di un anno, questo è l’elenco dell’erosione (a futura memoria).

La lavatrice si è rotta due volte, la prima a causa di una guarnizione messa male: la cucina si è allagata, bolle di sapone ovunque. L'intonaco si sgretola in più stanze, di notte ci cade in testa: Giovanna, nel sonno, chiede cosa è stato, poi dimentica. Le finestre sul terrazzo si chiudono male, perché a suo tempo sono state imbiancate anche le maniglie. Entrano gli spifferi, fanno corrente, giocano a ramino. Il riscaldamento non ha termostato, bisogna accendere e spegnere la caldaia di volta in volta. Strattonando, ad agosto si è spezzata la maniglia della camera da letto. Il giorno dopo, la porta si è chiusa con un colpo di vento e non si apriva più. Abbiamo smontato diverse serrature. Lo scaldabagno elettrico ha fatto corto circuito una notte di febbraio: il calcare aveva ucciso la serpentina, l’idraulico albanese ha dovuto scavare più di un'ora prima di riuscire a pulirlo del tutto. Il lavandino del bagno (quando va) è sempre intasato. Il bagno si allaga una volta al mese. La finestra del salotto ha un pezzo che si stacca. Gli scuri della camera da letto non rimangono aperti. Un po' di muffa agli angoli delle pareti. I pavimenti della casa - soprattutto quello del bagno, strategicamente bianco - sono autosporcanti. Alcuni frammenti di linoleum bordeaux si staccano dal pavimento della camera. Questo divano è troppo piccolo per due. Le piante si suicidano. Le sedie si spezzettano. Gli scuri si imbarcano se piove troppo. La lampada del bagno, a dicembre dell’anno scorso, ha incendiato i fili elettrici perché era montata male. La luce dell’avanbagno non si accende, ma non si può aggiustare perché il cavo è murato. La porta del bagno non si chiude, alle volte strascica per terra. Il tubo di scarico del lavandino in cucina si è dissolto a maggio. Saltano le guarnizioni, il termosifone in studio sgocciola, la portella della madia in salotto mi è rimasta in mano perché era incollata male. L’appendiabiti dell’armadio è crollato ripetutamente. L’appendino in ingresso si è spezzato in due. Il rubinetto della vasca da bagno non si chiude.

Mi sembra che basti.

Devo finire la tesi di dottorato. Questo blog non sarà più aggiornato, almeno fino a luglio, a meno di altri danni casalinghi. Intanto, se volete, qui.

sabato 22 settembre 2007

La finestrella del bagno mi arriva al collo. Verso le cinque di pomeriggio, di solito, ci appoggio le braccia incrociate, il mento sulle braccia e aggrappo lo sguardo al ramo spezzato del tiglio di fronte (non è un tiglio), all’ascensore in vetro della clinica privata, alla terrazza dei vicini, all’azzurro uniforme che sembra così leggero.

«Questa deriva casalinga del blog» dice, «questo richiuderti nella relazione» soggiunge, «non mi piace per nulla». «E poi scrivi poco. Non scrivi mai» dice l’altro. «Preferivo», fa un terzo, «preferivo quand’eri paranoico».

A notte, quando Giovanna si addormenta, cammino sul letto, in piedi, a larghi passi per non pestarla. La luce bassa della lampada dal design fantascientifico - anche se di una fantascienza tutta anni settanta - proietta un'ombra tenue sulla parete. Strizzo gli occhi in cerca di zanzare nascoste, in mano la racchetta fulminate che m'ha regalato mio fratello. Un passo sul copriletto, appoggio le dita dei piedi sul cuscino, scavalco Giovanna se si rigira. Quando schiaccio i pulsanti sul manico, si sente il sibilo dell'elettricità che passa sulla rete. Se prendo un insetto, scintilla e brucia, rimane appiccicato finché non lo scuoto via in bagno. Ho scoperto che le zanzare si mimetizzano con l’armadio, o nei crepi dell'intonaco. In silenzio, aspetto un ronzio.

«Allora, come va?»
«Insomma, dai»
«Forse domani siamo a Padova, ci siete tu e Giovanna?»
«Eh, non so, almeno fino a ottobre siamo pieni di scadenze...»
«Cioé?»
«Sì, esami, dottorato, fumetti, solite cose, ma tutte insieme...»
«Le scadenze... dovresti dire che ti aspettano dietro l'angolo...»
«Più o meno...»
«Ti aspettano dietro l'angolo, poi ti assaltano. Magari assieme a delle zanzare, ecco. Farebbe molto brekane. A proposito, quando aggiorni?»

Nelle pozzanghere, nello stagnare del lavandino, nelle piccole polle che si raccolgono in balcone, mi appaiono le sopracciglia del guru che mi intimano di finire: «Portami i capitoli! Fammi leggere quello che hai scritto! Hai due settimane da ora» dice in uno scoppiettio di bolle. Scompare in onde che seguono il corrucciarsi della sua fronte. Pensavo di sfuggirgli non presentandomi in dipartimento, ma ha lui ha canali misteriosi a disposizione. E io? Io credo che un giorno le librerie mi cascheranno addosso, dietro l’angolo del salotto...

sabato 8 settembre 2007

- Giò!
- Eh
- Giò! E' successa una cosa tremenda.
- Cosa.
- Una cosa tremenda...
- Cioé?
- Si sono ristrette tutte le cinture!
- ...
- ...
- ...
- ... non è che le hai messe in lavatrice, vero?
- ...

lunedì 3 settembre 2007

Il Grande Sudoku è sceso su di me. Sono intrappolato in una griglia nove per nove, circondato da numeri che non si devono ripetere. La protesta delle piante per la nostra assenza di luglio si è protratta tutto agosto ed è terminata nell'autocombustione. La terrazza sembra un giardino preistorico, con tanto di triceratopi sotto l'ombrellone piegato. Si salva solo la nuova agave che di notte figlia con un pop. Sono affascinato dai colluttorii, dal loro perfetto verde ghiacciolo, dal rumore che fanno passando tra i denti, dal sapore di menta che persiste, dalla patina verdastra che lasciano sulla ceramica del lavandino. Se piove, piove dentro: dopo un anno di insediamento questo lo sapevamo. La novità è che adesso la pioggia zampilla attraverso le crepe alle finestre. Forse sono i giorni, ma mi sento a disagio a scrivere anche solo due parole una accanto all'altra. Le scadenze, oh, le scadenze si accumulano, questo è il loro dovere; ma le mie si sormontano, morsicano, attaccano, sbranano. Abbiamo finito gli alcolici, e pure le verdure nel cassetto in basso. L'acqua sa di freezer se la raffreddi senza tappo. In frigo frigheggiano le cose che non si sa più in che regno classificare. Ma le marmotte in montagna, nelle loro tane a balcone, fischiano, o abbaiano, mezze in piedi, aspettando l'inverno.

martedì 17 luglio 2007

- Secondo te si può fare lo spriz con l'aceto? Il colore è lo stesso...
- ...
- ...
- Non pretenderai mica che ti risponda.

lunedì 16 luglio 2007

- Vuoi una fetta di anguria?
- Vorrei una cotoletta...
- Vuoi che t'impani una fetta di anguria?
- ...
- ...
- Ogni tanto vorrei un moroso che non dice solo stronzate...

martedì 10 luglio 2007

Stasera che mangio, minestrone? mi chiedo qui davanti al computer, da solo, con quindici tab firefox aperti, quattro programmi attivi, mentre tento di bruciare il processore. Il vento sommuove la porta. Durante la notte mi sveglierò al suono dell'albero agitato. Passerò qualche minuto alla finestra, con lo sguardo nel sonno, a vederlo oscillare sconvolto. In cucina cadrà qualcosa che non saprò mai. Dai fagioli salterini del messico nasceranno due falene dall'aria invadente. Si vedranno le montagne, domani. E le cicale furiose...

Al Convegno Annuale dei Letterati si Gozzoviglia fino alle Tre del Mattino, quando anche l'ultimo locale chiude. In cinque o sei dondoliamo per le strade vuote, verso gli alloggi. Poi qualcuno dice qualcosa. Ci giriamo. Tra di noi è apparso un ragazzo in mutande. «Klakw dwrxe?» dice. Ci grattiamo la testa. Cerchiamo di metterlo a fuoco ciondolando avanti e indietro, mentre un vento fresco arriva dall'Austria e alcuni cespugli d'erba secca ci rotolano davanti. «Xwpwk!» dice lui, «Xwpwk!» ripete, con una mano sull'anca, l'altro braccio ripiegato sul petto. E se ne va.

Come quando esco di casa per una gita in montagna e già dopo qualche chilometro da Padova mi viene il dubbio di aver lasciato la caffettiera accesa sul fuoco. E benché io sappia con certezza che non sia possibile, perché non è possibile, perché non dimentico le cose sul fuoco, men che meno le caffettiere, tuttavia prende spazio in me questo pensiero della caffettiera sul fuoco che lentamente si brucia - cola il manico sui fornelli, si squaglia la guarnizione, un fumo sottile invade la parte bassa dell’appartamento - e magari, a un certo punto, esplode, gratuitamente, appiccando fuoco qua e là, in piccoli incendi da poco, che però si alimentano dei chili di carta che io e Giovanna accumuliamo giorno dopo giorno, tanto che ci vuole un attimo perché si accenda un rogo, un rogo immenso, implacabile, insaziabile e divorante che in alcuni istanti si propaga per tutto il condominio, arricciando le piante, mozzicando il legno, facendo esplodere i vetri e gli occhi degli inquilini, levando un fumo nero, denso, visibile dallo spazio a occhio nudo, come la muraglia cinese - allo stesso modo mi sento a questi convegni, quando le persone mi parlano - pensando che io sappia dell'argomento su cui scrivo la tesi tutto lo scibile - e pretendono che sia in grado di fare discorsi sensati quando lo sanno tutti che non so fare discorsi sensati e che è meglio lasciarmi perdere e anzi, piuttosto di fare discorsi sensati annuisco, balbetto, formulo giudizi inammissibili e all’improvviso cerco di parlare del tempo.

lunedì 2 luglio 2007

Per esempio non è vero che mi dilungo spesso su un solo argomento

Tipo, diciamo, le zanzare. Ho bevuto troppo, e troppi miscugli, ieri sera dalle parti di Bassano. Si vedevano le luci a valle, oltre la rete che delimitava il giardino. Le braci erano spente, i bambini a dormire e Massimo si scolava le ultime gocce della grappa migliore degli ospiti, vantandosene. Io, intanto, facevo l'occhiolino alle bavaresi nel tentativo di instaurare un rapporto di codipendenza. Ho una piaga dietro gli incisivi che non mi fa dormire bene. Ascolto di notte il ronzio dei nemici, immobile, con tutta la pelle in allerta, sperando di cogliere il momento in cui si appoggiano su di me. Quando mi sembra di percepire il lieve molleggiamento delle zampe in atterraggio, colpisco. Alle volte sbaglio e mi tiro degli schiaffi che svegliano i vicini. Abbiamo eliminato la zanzariera, perché creava una privazione di ossigeno e tanto sudore da gonfiare bolle nei materassi. L'abbiamo sostituita con un aggeggio giapponese che sventaglia insetticida. Per vendicarsi, esse ci ronzano nelle orecchie, spernacchiando la nostra fiducia nella chimica, e ci pungono sotto le piante dei piedi. Con le tempeste, sbattono gli scuri, saltano i fermi alle finestre. Si spezzano i vasi dei cactus, già stranamente pallidi, cola la terra tra gli infissi. Invece il basilico. Il basilico... Il basilico, non lo so, io, il basilico. L’argomento settimanale tra me e Giovanna è stato "le tette". Non chiedete, è una storia lunga che non è stata risolta se non in parte. Mi dedico alle letture più disparate per non dover affrontare il fatto che sono indietro con lo studio, così indietro che invece di stare fermo indietreggio sempre di più, e indietreggiando dimentico tutto quello che già ho fatto in questi due anni e mezzo: si accumula l'accumulabile finché l'accumulo non diventa ingestibile, indigeribile e opprimente.

Quando meno me l'aspetto, mi aggredisce il letto.

lunedì 25 giugno 2007

La Maledizione dello Lavandino Intasato

Sinossi
Una giovane coppia affitta una casa per andarci a convivere, ma lo scarico del lavandino è intasato. «Non ti preoccupare», dice lui, che si chiama A., «Ci basta uno stura lavandini». Qualche giorno dopo il lavandino funziona perfettamente, ma la vasca da bagno perde acqua. Dopo qualche settimana torna l'intasamento. «Sei stata tu?», chiede A. «Sei stato tu?», chiede lei, che si chiama G. Dallo scarico si sentono delle voci che parlano del traffico mondiale di case in affitto. Arriva Mr. Muscolo, che nel giro di qualche minuto libera il flusso d’acqua grazie a qualche elemento chimico in grado di sterminare intere specie animali (opossum). In compenso il bidet inizia a gocciare a ore impreviste. A. e G., che sono preoccupati per i problemi idrici del pianeta e per la sua imminente desertificazione, applicano un riduttore di flusso e chiudono il rubinetto del lavandino mentre si lavano i denti. A quel punto però il rubinetto della vasca da bagno non si chiude più, la manopola scatta e gira a vuoto. Lo scarico del lavandino si intasa di nuovo, senza un evidente colpevole. «Forse il gatto» dice lui. «Non abbiamo un gatto» dice lei. «Possiamo sempre prenderne uno» dice lei. «Ma sei matta? Già ci intasa il lavandino, chissà che altro potrebbe farci» dice lui. Certe notti i vicini sentono i rumori dello stura lavandini in azione fino alle quattro. Un giorno, suona il campanello Gaspard-Gustave Coriolis per chiedere di fare meno rumore. I due assoldano un assassino cieco per ucciderlo, ma Coriolis scappa in Australia e da lì - grazie alla sua conoscenza degli scarichi mondiali, tutti collegati in una rete pre-umana di scarichi mostruosi, pieni di graffiti inneggianti il sacro tubo di Agarthi - si vendica lanciando capelli di sua moglie attraverso i continenti, in modo da occludere definitivamente il lavandino dei due. L’assassino cieco muore nel bagno che si allaga, soffocato da una matassa di capelli senziente, mentre A. e G. sorseggiano in terrazza della sangria troppo dolce - sentono lo zucchero erodere i denti, il segno di qualcosa terribile e imminente. E infatti, una mattina di giugno, il guru del dottorato di A. gli appare in cielo e lo ipnotizza, in modo da fargli promettere di scrivere due capitoli della tesi entro settembre. Due. Non uno. Due. Intanto Mr. Muscolo, in quei casi della vita che ti sorprendono come un sassetto nel riso, incontra in un club med a Sharm-el-Sheikh, la moglie calva di Coriolis. Si innamorano e scappano assieme nel deserto.