martedì 17 luglio 2007

- Secondo te si può fare lo spriz con l'aceto? Il colore è lo stesso...
- ...
- ...
- Non pretenderai mica che ti risponda.

lunedì 16 luglio 2007

- Vuoi una fetta di anguria?
- Vorrei una cotoletta...
- Vuoi che t'impani una fetta di anguria?
- ...
- ...
- Ogni tanto vorrei un moroso che non dice solo stronzate...

martedì 10 luglio 2007

Stasera che mangio, minestrone? mi chiedo qui davanti al computer, da solo, con quindici tab firefox aperti, quattro programmi attivi, mentre tento di bruciare il processore. Il vento sommuove la porta. Durante la notte mi sveglierò al suono dell'albero agitato. Passerò qualche minuto alla finestra, con lo sguardo nel sonno, a vederlo oscillare sconvolto. In cucina cadrà qualcosa che non saprò mai. Dai fagioli salterini del messico nasceranno due falene dall'aria invadente. Si vedranno le montagne, domani. E le cicale furiose...

Al Convegno Annuale dei Letterati si Gozzoviglia fino alle Tre del Mattino, quando anche l'ultimo locale chiude. In cinque o sei dondoliamo per le strade vuote, verso gli alloggi. Poi qualcuno dice qualcosa. Ci giriamo. Tra di noi è apparso un ragazzo in mutande. «Klakw dwrxe?» dice. Ci grattiamo la testa. Cerchiamo di metterlo a fuoco ciondolando avanti e indietro, mentre un vento fresco arriva dall'Austria e alcuni cespugli d'erba secca ci rotolano davanti. «Xwpwk!» dice lui, «Xwpwk!» ripete, con una mano sull'anca, l'altro braccio ripiegato sul petto. E se ne va.

Come quando esco di casa per una gita in montagna e già dopo qualche chilometro da Padova mi viene il dubbio di aver lasciato la caffettiera accesa sul fuoco. E benché io sappia con certezza che non sia possibile, perché non è possibile, perché non dimentico le cose sul fuoco, men che meno le caffettiere, tuttavia prende spazio in me questo pensiero della caffettiera sul fuoco che lentamente si brucia - cola il manico sui fornelli, si squaglia la guarnizione, un fumo sottile invade la parte bassa dell’appartamento - e magari, a un certo punto, esplode, gratuitamente, appiccando fuoco qua e là, in piccoli incendi da poco, che però si alimentano dei chili di carta che io e Giovanna accumuliamo giorno dopo giorno, tanto che ci vuole un attimo perché si accenda un rogo, un rogo immenso, implacabile, insaziabile e divorante che in alcuni istanti si propaga per tutto il condominio, arricciando le piante, mozzicando il legno, facendo esplodere i vetri e gli occhi degli inquilini, levando un fumo nero, denso, visibile dallo spazio a occhio nudo, come la muraglia cinese - allo stesso modo mi sento a questi convegni, quando le persone mi parlano - pensando che io sappia dell'argomento su cui scrivo la tesi tutto lo scibile - e pretendono che sia in grado di fare discorsi sensati quando lo sanno tutti che non so fare discorsi sensati e che è meglio lasciarmi perdere e anzi, piuttosto di fare discorsi sensati annuisco, balbetto, formulo giudizi inammissibili e all’improvviso cerco di parlare del tempo.

lunedì 2 luglio 2007

Per esempio non è vero che mi dilungo spesso su un solo argomento

Tipo, diciamo, le zanzare. Ho bevuto troppo, e troppi miscugli, ieri sera dalle parti di Bassano. Si vedevano le luci a valle, oltre la rete che delimitava il giardino. Le braci erano spente, i bambini a dormire e Massimo si scolava le ultime gocce della grappa migliore degli ospiti, vantandosene. Io, intanto, facevo l'occhiolino alle bavaresi nel tentativo di instaurare un rapporto di codipendenza. Ho una piaga dietro gli incisivi che non mi fa dormire bene. Ascolto di notte il ronzio dei nemici, immobile, con tutta la pelle in allerta, sperando di cogliere il momento in cui si appoggiano su di me. Quando mi sembra di percepire il lieve molleggiamento delle zampe in atterraggio, colpisco. Alle volte sbaglio e mi tiro degli schiaffi che svegliano i vicini. Abbiamo eliminato la zanzariera, perché creava una privazione di ossigeno e tanto sudore da gonfiare bolle nei materassi. L'abbiamo sostituita con un aggeggio giapponese che sventaglia insetticida. Per vendicarsi, esse ci ronzano nelle orecchie, spernacchiando la nostra fiducia nella chimica, e ci pungono sotto le piante dei piedi. Con le tempeste, sbattono gli scuri, saltano i fermi alle finestre. Si spezzano i vasi dei cactus, già stranamente pallidi, cola la terra tra gli infissi. Invece il basilico. Il basilico... Il basilico, non lo so, io, il basilico. L’argomento settimanale tra me e Giovanna è stato "le tette". Non chiedete, è una storia lunga che non è stata risolta se non in parte. Mi dedico alle letture più disparate per non dover affrontare il fatto che sono indietro con lo studio, così indietro che invece di stare fermo indietreggio sempre di più, e indietreggiando dimentico tutto quello che già ho fatto in questi due anni e mezzo: si accumula l'accumulabile finché l'accumulo non diventa ingestibile, indigeribile e opprimente.

Quando meno me l'aspetto, mi aggredisce il letto.