martedì 24 aprile 2007

Temo il postino più degli insetti emofagi che mi tengono in allerta la notte. Non ho fatto amicizia neppure coi gatti del vicinato. Ci soffiamo addosso ciondolando per strada, neanche fossimo avversari nella catena alimentare.

La cameriera ha la palpebra mezza abbassata; proviene dritta da una balera della bassa. Ridotta a forme semplici sarebbe un cono molle; si muove con la fluidità delle meduse - anche se oscilla poco aggraziata tra i tavoli quando pensa di non essere vista. All’avvicinarsi dell’orario di chiusura insiste al nostro tavolo, punta la coppa al mascarpone che Alberto deve ancora assaggiare. La guarda così tanto che la coppa lampeggia, si illumina della luce delle reliquie sacre. Non riesce a distrarci: noi siamo alla ricerca del soffritto perfetto, in mezzo agli scarafaggi nascosti in cucina, ai millepiedi che sforbiciano sulle pareti e ai creditori che rodono e rodono gli angoli delle case.


Si è rotta di nuovo la lavatrice, oppure è il solito capriccio degli elettrodomestici? Mi cadono piatti, teiere, ciotole. Da qualche giorno noto una maggiore resistenza degli oggetti nei miei confronti, un’ostinata e irriducibile dimostrazione di cosità. Sento il trambusto degli scricchiolii, il fischiare degli infissi...

(Ma in terrazza risplendono le sdraio su cui passeremo la nostra estate migliore, l’ombrellone nuovo e la salvia che ha ricominciato a crescere.)

giovedì 19 aprile 2007

Di notte sibila lo scaldabagno. Se c'è vento, sentiamo il tinnire delle antenne che risuona dalla cappa sui fornelli. Giovanna, mentre si addormenta, batte i denti tre volte, e ogni tanto parla nel sonno: mi chiede se ho bisogno di ripetizioni di pollo o se mi ha mai presentato ai suoi cinque miliardi di fermenti lattici. Hanno i nomi che finiscono tutti in -ione: Marchione Albertione, Lorenzione...

Quando è sveglia, invece, dice che siamo frenetici. Da settembre il tempo sembra essersi contratto di colpo, stringe ai fianchi, mozza il respiro. Per quanto mi riguarda ho il sospetto che sia tutta una questione di attrito: le cose scivolano troppo, o troppo poco, con la conseguenza di ritrovarsi sempre più o meno nello stesso punto, al cuore di un'onda concentrica che si allontana via via.

Sarà che non sono organizzato, penso, e mi distraggo ad ascoltare il lamento sconcio dei gatti.

martedì 10 aprile 2007

È novembre! Tornano le rondini, l'erica morta in balcone si incendia sempre più (acquatta i tentacoli come un anemone di mare); la lavatrice Setra progetta la conquista idrica del palazzo e l’inchiostro ha lasciato una bava misteriosa sul muro - l’altro giorno che pioveva dentro. Ho insegnato a Giovanna a innervosirsi per le zanzare: quando le sente è sicura che non la lascerò dormire. Se si innervosisce, i capelli le si arricciano verso il viso, gli occhi si fanno a punta come quelli di una volpe.

Se facessi un elenco, potrei forse dare il tono della nostra convivenza, ma dubito che riuscirei ad essere esaustivo. L’intonaco si sgretola, i quadri non si attaccano da soli e noi non sappiamo usare il trapano per fissare le librerie al muro - benché Giovanna, aizzata dai Fagioli Salterini del Messico, abbia ormai familiarità con la levigatrice orbitale: si danno del tu, vanno a bere spriz assieme, commentano il culo degli uomini che passano.

Si sarà notato che ho delle questioni aperte con la sintassi (e se non si è notato ve lo dico io): ci sono mattine in cui mi sveglio grondante paratassi, parentesi, strutture narrative. Per dire, ho in sospetto la ritualità con cui si inonda il bagno, il tempismo perfetto dello scarico ingorgato - l’acqua che ristagna tutta nell’angolo a nord, seguendo la pendenza del pavimento. È il segno forse - dice Giovanna - che il Grande Acquerello sta per stendere il bistro.