lunedì 23 gennaio 2006

Etcetera

... sono distratto, spesso incostante. Non ascolto chi mi parla oppure ascolto due conversazioni contemporaneamente. Non mi concentro. Sono nervoso. Mi imbarazza guardare negli occhi la gente. Sembro sempre sul punto di andarmene. Ho l'aria di chi pensa sarebbe meglio essere da un'altra parte. Mi vergogna il contatto fisico. Faccio domande e non aspetto la risposta. Rispondo a domande non rivolte a me. Parlo in fretta. Mi esalto e mi deprimo con la stessa velocità. Vivo in uno stato di media insoddisfazione. Ho bisogno di continue conferme. Faccio domande a raffica perché mi agita il silenzio. Tratto tutti con distanza. Gioco male a scacchi. Mi stufo in fretta. Sono noioso. Ripeto più volte le stesse storie e sempre con le stesse parole. Mantengo dei giudizi stabili per più di dieci anni. Sono incline ai pregiudizi violenti. Non mi sfogo. Mi angosciano le pause al telefono. Ho sempre l'idea di dire cose poco interessanti in modi poco interessanti. Ho il sospetto che certe cose piacciano solo a me. Vorrei che certe cose piacessero solo a me. Quando certe cose piacciono a me e a qualcuno che non mi piace, le stesse cose non mi piacciono più. Sono pauroso. Mi spaventano i controllori e le figure autoritarie. Non sono sciolto, cioè sono rigido. In molti sensi. Mi illudo di avere una mente elastica ma mi fisso sui soliti due o tre concetti. Ho complessi di inferiorità e di superiorità contemporaneamente. Non prendo seriamente le cose che mi interessano. Scherzo sulle cose più atroci. Non vado mai a fondo. Rimando tutte le decisioni. Ho la tendenza alla compulsione televisiva. Sono troppo snob per guardare la televisione. Mi appassiono a serie televisive giapponesi misconosciute per potermene vantare in pubblico. Sono ossessionato dalla caduta dei capelli, dal diventare sordo, dalla perdita dei denti e della vista. Sono a disagio con le persone che non conosco bene e spesso anche con quelle che conosco bene. Non mi metto in gioco, anche se dico di sì. Faccio cose che se le facessero a me mi offenderei a morte. Ho spesso la sensazione di aver fatto o detto qualcosa di sbagliato. Quando conosco qualcuno di nuovo penso "che cosa vuole da me?". Quando discuto sono aggressivo. Esibisco una stronzaggine consapevole molto più spesso e molto meno spesso di quanto vorrei. Quando posso, metto le mani avanti, ossia sono un vero paraculo...

sabato 21 gennaio 2006

Vantaggi della partita iva

- Adesso posso scaricare tutto quello che voglio.
- Non lo facevi già con Emule?

mercoledì 18 gennaio 2006

Poi un giorno ti svegli nel mezzo della notte, perché ti sembra di avere qualcosa tra i denti. Scavalchi Giovanna che dorme al tuo fianco, cercando di non farti notare, ma infallibilmente lei ti chiede che fai. Niente, dici, vado in bagno. Apri la porta, procedi a tentoni nel corridoio, accendi la luce sopra lo specchio, perchè quell'altra aziona l'aspiratore - e conosciamo tutti l'effetto di certi rumori sui sogni successivi - e alla luce bianca, irreale ma allo stesso tempo crudele del neon hai la percezione precisa, netta, definitissima che lo spazio tra i tuoi incisivi superiori si stia allargando. E' una paranoia, pensi. Ma non lo dici a voce alta. Piuttosto prendi gli incisivi tra pollice e indice e stringi un po'. Lo spazio si restringe, dandoti la sicurezza che la posizione originaria fosse diversa. «Senti», dici a Giovanna, «guardami i denti». Accendi l'abat-jour, apri la bocca. «Non ti sembra che lo spazio tra i miei incisivi si stia allargando?» Lei si gira, ti dà le spalle: «Ma dai» «No, guarda, ieri non erano così, saranno un millimetro più larghi...» «Leggi troppo» mugugna. «Cosa?» dici, ma intanto le guardi la schiena e ti distrai. Giovanna ha la più bella schiena che tu abbia mai visto. «Pirandello», borbotta. «Pirandello?», ripeti, picchiettando i denti con l'incisivo.

mercoledì 11 gennaio 2006

L'anno vecchio si è concluso con un incidente in bicicletta, la consegna dell'orrore e una battaglia di neve sopra i tetti padovani - le punte delle dita gelate, rosse, doloranti, dietro ai camini usati per riparo. Per quanto riguarda l'incidente: portavo Giovanna sul manubrio, dava le spalle alla strada - mattina presto, direzione biblioteca - quando all'ingresso della zona pedonale lei non era più sul manubrio, ma di schiena, sul cofano di una macchina ferma. Io invece cercavo di mantenere l'equilibrio. Lei si alza con una piroetta, tastandosi la testa, dicendo Non mi sono fatta niente; io balbetto, le giro in tondo con la bici che zoppica, Davvero non ti sei fatta niente? Davvero? Davvero? Dalla macchina, intanto, escono due individui dai lineamenti vampirici - alti, magri, calvi, orecchie a punta, abiti neri, incisivi acuminati - si sfregano le mani in sollucchero e, quando parlano, le esse sibilano in un risucchio voglioso. L'altro giorno mi sono svegliato alle quattro perché mi sembrava di aver sentito il telefono suonare. Non del tutto cosciente, mi sforzavo di riaddormentarmi, ma una voce continuava a ripetermi: e se fosse un'emergenza? Sono giorni che di notte sogno la morte di qualcuno - persone sempre diverse. Il verbo 'sognare' dà l'idea che sia qualcosa di piacevole, ma non è così. Alzarsi di notte, attraversare i corridoi, il salotto, la cucina. Il lampione irradia un giallo nebbioso in casa, attraverso le tende, crea un'atmosfera vittoriana, come in certi film su Jack lo Squartatore. I fumi degli spari si mischiavano con la nebbia, tutto in torno a noi, al nono piano del condominio, le silhouette della città, i botti; una luce rossa da fumogeno si alzava dal prato della valle, l'aria era come dopo un bombardamento. Era il primo gennaio 2006, avevo la pancia gonfia e non sapevo ancora che l'ultima canzone che avremmo ascoltato prima di andare a dormire sarebbe stata di Cesare Cremonini. Il buon proposito era questo: scrivere di più sul blog - diciamo una volta ogni due giorni circa - e poi chiuderlo col 2007. Il problema è questo: scrivere mi fa stare meglio che non scrivere, ma mettermi a scrivere mi fa stare peggio che non scrivere. Come la mettiamo?