mercoledì 25 agosto 2004

- Ma scusa, che asilo facevi?
- Il Bertacchi.
- Ma non abitavi davanti alle suore?
- Non mi volevano.
- Perchè?
- Non sono battezzato...
- Aaaah... Ma lo sai che ogni cattolico può battezzare un non battezzato?
- No, non lo sapevo.
- Sì sì. Sai cosa? Potrei battezzarti durante il sonno.
- No.
- Non sarebbe fantastico? Tu dormi, poi quando ti svegli sei battezzato. Senza saperlo
- Non ci provare.
- Potrei aveti già battezzato.
- Sai che esiste un'associazione che sbattezza?
- Non ci si può sbattezzare.
- Oh, se si può...
- Comunque pensa che potresti essere già battezzato e non saperlo, pensa che roba.
- Non sono battezzato, e non provare a battezzarmi.
- Ma sarebbe per il tuo bene! Mi sa tanto che lo farò. Mi sa che stasera ti battezzo. Ti battezzooo!
- Se ti becco a trafficare con dell'acqua...
- Dài! Lasciamelo fare, adesso che mi sei anche simpatico...
- Non so se sia peggio il battesimo notturno o il fatto che adesso ti sono simpatico...

- ... comunque adesso che mi ci fai pensare, credo che tu debba essere in punto di morte perchè io possa battezzarti.
- Ah, sì?
- Se cade l'aereo ti battezzo sicuro. Giuro che ti battezzo.
- Provaci e l'aereo che cade sarà l'ultimo dei tuoi problemi.
- Uh uh, che duro!

venerdì 20 agosto 2004

La luce delle lucciole impazzite colava sullo schermo dove il dottor Miles correva insieme a Becky Driscoll per sfuggire ai bacelloni. Intanto il burro sulle pentole cercava in tutti i modi di solidificarsi, senza riuscirci, nonostante la concentrazione. La frutta che contro ogni elementare legge di conservazione avevo messo in freezer prima di partire si stava squagliando, sgocciolando, da qualche parte in casa. Le piante prive di acqua sembravano sciolte nell'accartocciarsi, riarse. E io mi chiedevo se tutto questo avesse a che fare con me, o se fosse un normale procedere del disfacimento della realtà, come in uno dei più orrendi quadri di Dalì.

domenica 8 agosto 2004

1.
Leggevo questo, più o meno, quando il treno si è fermato in mezzo al nulla, tra padova e venezia: Se questo in particolare è vero, il piacere procurato dalla letteratura ha una utilità ben più durevole per gli uomini che non le scappatoie infide dei lapsus, le difese penose del sintomo e gli appagamenti allucinatori del sogno...;

seduto su un sedile azzurro - o forse verde - cercavo di decifrare il senso delle lettere che fluttuavano senza connettersi, stanco ma stanchissimo. Qual era il nucleo? Il centro molle del discorso? Perchè all'improvviso questo terrore degli aerei? o il rifiuto della concentrazione? Mi sfuggiva l'orizzonte, il margine, il punto di fuga di una prospettiva sballata, quasi da racconto di Lovecraft. Mi aspettavo che uomini dalla testa di pesce arrivassero nei corridoi del regionale, coi loro riti malsani, nel tentativo di evocare un dio conchiglia pieno di tentacoli: un dio ustionatore, acido, incorporeo, che lasciasse cicatrici sugli organi interni: sui reni, sulle arterie o anche sui muscoli delle gambe. Sarà, pensavo, Sarà l'ipotesi del viaggio, pensavo ieri. Il mio, il tuo. E tutto questo per dire cosa? Per andare dove? Per accusare una mancanza che in quanto mancanza non c'è?

2.
Il ragazzo con l'accento mestrino fu il primo ad affacciarsi e a capire cosa stava succedendo. Il mio vicino, a sinistra, leggeva una rivista di fumetti porno. La signora di duecento chili con la maglia leopardata non riusciva a capacitarsi che il treno si fosse fermato così, all'improvviso, senza ragione. Mi affacciai anch'io, ma nel buio non si vedeva nulla e non capivo come il ragazzo mestrino col viso da cavallo potesse aver scoperto che qualcuno si era aggrappato al treno. Aveva ricostruito tutta la storia, aveva la spiegazione di tutto e non si capiva da dove l'avesse tirata fuori. Un uomo di colore, senza biglietto, era stato fatto scendere a Mira, ma una volta partito il treno non si era rassegnato e si era attaccato all'esterno dell'ultima carrozza, aggrappato a una porta o a un finestrino aperto. La signora leopardata sbuffava alzandosi, sendendosi. Il mio vicino del fumetto porno si sporse per un secondo, poi si tolse i sandali e tornò a leggere. Guardai lungo il corridoio, c'erano solo alcune teste che crescevano ai bordi dei sedili e si guardavano, cercando di capire, nel riflesso degli occhi degli altri - di riflesso in riflesso - che cosa succedesse in fondo al treno. Ci fu un correre di controllori, qualche bisbiglio, un brusio diffuso. Il mestrino ridacchiava, la leopardata camminava su e giù da un finestrino all'altro, guardava l'orologio. Io pensavo: sarei in grado di aggrapparmi al treno per non perderlo? Lo farei? Lo potrei mai fare?

3.
Da un po' continuo a svegliarmi sempre più tardi, ma le occhiaie non spariscono; e ancora non del tutto tranquillizzato cerco di convincermi di un destino che mi mantenga in vita. E' una cosa stupida pensare che non si può morire perchè tra un anno, tra due, tra dieci si ha un appuntamento con qualcosa o qualcuno? Stupido quasi come pensare che il proprio treno deragli, o che arrivi un terremoto proprio nel momento in cui si è a venti metri dal suolo, in cima a un acquedotto che non ha mai dato segni di crollo?

Ma valà, pensavo oggi pomeriggio, prima, adesso, mentre scrivo. Ma valà: il cielo brontola, forse pioverà, un giorno la teoria delle stringhe risolverà i problemi della fisica moderna. E io, in quel treno che si era fermanto tra padova e venezia, pensavo che quando parlo degli aerei non parlo mica solo degli aerei e forse dovrei spiegarmi meglio.

Potrei spiegarmi meglio, mi spiegherei così:

... sai: questa cosa che è cosata all'improvviso, non so se è una cosa che coserà, ma coso di sì, anche se, cosando le solite cose, coso a cosare che le cose si cosino cosabilmente e che le cose non cosino per sempre, che siano cosabili, cosibili, soprattutto cosubili. Queste cose si stracosano all'inizio, poi si cosano, si discosano, si supercosano, fino a cosarsi di nuovo, e noi, in tutto questo, non ci possiamo cosare nessuna cosa, anche se adesso io ti coso cose e tu mi cosi cose, e tutti cosiamo le cose che ci cosiamo fino a scosarci e ricosarci all'infinito...

mercoledì 4 agosto 2004

Fottiti, dico al cielo, fottiti e vaffanculo e fottiti, merda di cielo, e fottetevi, dico alle nuvole, alle gocce che mi sommergono, fottetevi, affanculo, merda di pioggia, cesso di tempo del cesso, schifo di temporale che ribadisci le partenze coi cataclismi. E il cielo si apre, le nuvole si aprono, e le gocce continuano a scendere mentre delle voci del cazzo dal cielo mi dicono Ma se ti abbiamo anche risparmiato la grandine... Fottetevi voci del cazzo, fottetevi, fottetevi, dico pendalando sotto la pioggia, fottetevi, cazzo merda figa, fottetevi... Ti abbiamo anche avvertito coi lampi dice il cielo aperto ti abbiamo avvertito con la foschia, o credevi che fosse solo il caldo? Non avrai mica creduto a quella storia del caldo che genera lampi, vero? Fttttvffttvffculofft, dico tra i denti. Cerco di non lasciare scivolare l'impermeabile verdino (un sacchetto della spazzatura col cappuccio): Ftttvffftttvfffculo! Tengo il cappuccio tra i denti, il sapore della plastica si mischia a quello del vino, vedo come attraverso una lente sgocciolante e appannata le luci dei lampioni, la strada che si confonde con le case e le barriere dei lavori in corso, la rotaia del tram. E il cielo si richiude, le nuvole si addensano sopra di me, le gocce si ingrossano, trapassano l'impermeabile, le voci ridacchiano di questo mio ricondurre gli eventi atmosferici a didascalie idiote di ciò che vivo, mentre io torno a casa insultando (ffffffttttttttttvfffffnculo!), bagnandomi e pensando agli aerei, ai temporali e ai vini siciliani...

lunedì 2 agosto 2004

Passo le mie giornate anche a controllare gli aerei che mi volano sopra la testa, pensando non è ancora caduto, non è ancora caduto, non è ancora caduto, non è ancora caduto, fino a quando non escono dal campo visivo oppure qualcuno mi chiede cosa cazzo sto facendo. L'esorcismo non regge sempre, sogno aerei che si avvitano in fiamme e io, nel sogno, dico, indicando il cielo, placido, E' così che mi immagino la morte. Alcuni amici mi propongono farmaci omeopatici che provocano la dissociazione, oppure di ubriacarmi prima di salire. Da ubriaco credo che potrei fare più danni di un motore in avaria: rovesciare sedili, cercare di scendere in corsa, fare lo sgambetto alle hostess, scandire dal microfono del pilota la frase buonasera signori, moriremo tutti.... Con Marco, al mare, si discuteva delle persone alle quali non si apre il paracadute: fino a quando sono coscienti? E cosa pensano quando scoprono che l'ultima cordicella d'emergenza non ha funzionato? Elaboravamo uno scenario in cui, da altezze esagerate, per il troppo ossigeno, il paracadutista sviene per poi risvegliarsi all'improvviso a cento metri dallo schianto, scuotendosi e dicendo: Dove cazzo sono, che caz...
Sembrava più divertente l'altro giorno.
Gli aerei non cadono - lo so (lo so?)- questo aereo non cadrà, ma io sono continuamente e già in tensione