martedì 26 ottobre 2004

Lei: «Hai la cerniera aperta.»
Lui: «Ti piace guardare, eh?»

sabato 23 ottobre 2004

Comunque, ribadisco, Eudora mi mangia la posta. Chiunque mi abbia scritto in questi giorni e non abbia ricevuto risposta è pregato di rispedire le mail scomparse. L'orrore è anche questo: cercare di capire che cazzo non va nel mio computer mentre, dalla finestra aperta, non posso fare a meno di ascoltare un gruppo di scouts - camicia marroncino chiaro, pantaloni corti blu, fazzoletto al collo - cantare in coro, stonando, io vagabondo. Questo non c'entra niente ma l'altro giorno avevo semplicemente dimenticato di scriverlo. Accanto all'argine che percorro per andare in stazione, la via dei platani, stanno costruendo nuovi complessi universitari. Dal cantiere, al sesto piano delle impalcature, due giorni fa, alle undici di mattina circa, un uomo, verosimilmente un muratore, urlava Ricordati che tra poco è natale! Ricordati! che tra poco! E' natale!

Ricordatevi che tra poco è natale, eh.

venerdì 22 ottobre 2004

Sì, be', sì, sono un disastro. Mi aggiro per la biblioteca, furtivo. Controllo attraverso gli scaffali - come nei film - che non ci siano persone sospette, incontri imbarazzanti. Mi acquatto agli angoli delle pareti e, con uno specchio, mi accerto che la via sia libera. Striscio lungo i muri, annodo una treccia di carta igienica per fuggire dalla finestra. Il mio posto non è questo, penso. Qualcuno ha arrotolato le bandiere ai pennoni, prima della tempesta. O forse sono sempre state così e si scolorano giorno dopo giorno, senza sventolare. Lunedì mi aspetta la resa dei conti, col guru e con un'altra persona che non mi aspettavo, ma che in questa settimana mi ha fatto turbinare lo stomaco in un vortice, avvitare i pensieri nella calanca vertiginosa, che inghiotte ancora vittime - fortuna che poi qualcuno è in grado di arrestare il precipizio nel grottesco con la sua sola presenza... Il guru continua a telefonare alle commissioni d'esami, spacciandomi per uno studente bravo, quando sfioro a malapena la decenza. Scusi, chiedo al commissario, che ha corretto il mio tema su Montale, ma cosa ho sbagliato? Ho sbagliato l'interpretazione? - Metti a caso un asteroide, un meteorite di materiale ferroso; metti che a un tratto, venga attirato nell'orbita terrestre; metti che non resti in orbita, ma scenda nell'atmosfera, sfrigoli per l'attrito, si scaldi a temperature orrende, crolli fischiando a terra: metti che tu sia steso, prendendo il sole, sia addormentato, disteso nel punto di contatto. Ecco. - Il professore risponde: Non solo, c'erano anche errori di italiano; magari hai ricopiato troppo in fretta. Crollano in sequenza: mandibola, occhiali, capelli, pantaloni, mutande (urla di panico nel dipartimento), incisivi, occhi, orecchie, etc. (ho rimesso a posto tutti i pezzi, adesso, ma credo che qualcuno si sia intascato una parte del sistema nervoso...) Alle sei del mattino, Padova sgocciola nel buio. Il treno ad altra frequenza si ferma in stazioni solo sentite nominare che credevo favolose e inesistenti. Siedo in un vagone dove sono l'unico bianco. Un nero si alza, in mano un'enorme bibbia aperta a metà: tra Padova e Vicenza tiene un sermone, una messa, in inglese, su come il suo popolo sia in disgrazia perchè non crede più in dio. Guarda gli stati uniti! Sui loro soldi c'è scritto "In god we trust" [ha una pronuncia difficile da seguire: dice 'trost' e non 'trast', per esempio]; Guarda l'Italia! Hanno ucciso cristo, i romani hanno crocifisso cristo, ma guarda adesso, a ogni angolo una croce, a ogni passo una chiesa! ... E via, via dicendo. Alla fine si scambiano la solita stretta di mano in segno di pace, stringono la mano anche a me, poi tutti scendono dal treno, sostituiti da una mandria di studenti vicentini. Mia nonna oggi compie 94 anni, mia sorella sembra sia di nuovo incinta. Se potete, non accettate lettere da sconosciuti.

mercoledì 13 ottobre 2004

NOTA: Questo post è lungo, ma è così inutile e brutto che potete fare a meno di leggerlo.

Non ho mai preso allucinogeni. C'è stato un periodo in cui avrei voluto farlo. Per un po' è stato un desiderio violento. Poi, non so come, è svaporato. Non ho mai trovato l'occasione giusta. O forse ho fatto in modo di non trovarmici. Poco coraggio, suppongo.

Abito vicino a una porta cittadina cinquecentesca. Da qualche sera, tornando a casa, questa porta è illuminata di rosa. Fucsia. Sparato. Non so se avete presente Dumbo, l'incubo degli elefanti rosa. Una cosa del genere.
«Ma scusa» ho chiesto a mio padre «perché la porta è illuminata di rosa?»
«Prevenzione» ha risposto «Prevenzione dei tuomori al seno»
«Illuminare la porta di rosa previene i tumori al seno? E quelli alla prostata?»
«No: sensibilizza; non fare domande idiote.»
«E funziona? Sensibilizza
«E' un'idea del sindaco» dice, alzandosi.

Insomma, i dottorati. Non ho vinto la borsa da nessuna parte. A P*, orrenda cittadina nebbiosa, ho dovuto parlare della mia tesi: «Sì, ecco, la mia tesi. Ho parlato... sì... dell'influenza di montale sui poeti contemporanei a lui. Ecco. Eeee... Solmi? Sì, Solmi è il più montaliano dei poeti che ho preso in considerazione. Quasi non esisonto poesie di Solmi senza elementi lessicali montaliani. E quando non ci sono elementi lessicali, ci sono elementi tematici... Per esempio... Quella poesia... Oddio non ricordo il nome... quella lì... quella... » schiocco le dita, la commissione prende appunti, scuote la testa, il presidente di commissione sorride «scusate, non capisco, non ricordo il nome... quella dell'astronauta... ecco è accostabile a quella di montale... (oh cazzo) quella... eeee.... » mani sugli occhi «quella lì, quella... non ricordo... quella del prigioniero, avete presente? alla fine della bufera....»

Odio gli eurostar. Da firenze a milano non esistono intercity che arrivino a un'ora decente. Davanti a me una ragazza, carina, vestita di nero, capelli raccolti in una treccia. Accanto a lei, a destra e a sinistra - circondata - due fantini. Due fantini con tanto di frustini e sella. I fantini non trombano evidentemente da quindici anni, perchè ci provano in tutti i modi con la ragazza. In quattro ore di viaggio, tentando inutilmente di leggere Auto da fè di Canetti, scopro, sulla ragazza interrogata dai fantini: 1- che vorrebbe entrare in aereonautica ma è troppo vecchia; 2- ha fatto gli esami per entrare volontaria nell'esercito; 3- è la terza di sette figli; 4- il padre è napoletano, appassionato di cultura orientale; 5- lei ama il sushi; 6- ma la salsina verde fa cagare; 7- ha studiato in spagna; 8- ha giocato a calcio, fatto equitazione; 9- ora vive da sola; 10- ma ha un moroso calabrese, gelosissimo; 11- i suoi genitori vivono in danimarca; 12- sua madre ama i balli bretoni, gira per i paesini danesi a promuovere balli bretoni; 13- lei lavora come cameriera; 14- ogni giorno per andare a lavorare si fa 30 km in bici; 15- eccetera.

A V* scopro di essermi iscritto al dottorato sbagliato. Mi sono iscritto a Filologia Moderna invece che Italianistica, pensando di fare una mossa geniale. Scopro invece che a V* Filologia Moderna significa: Lingue e letterature straniere. Passo lo scritto, ma l'orale è in inglese. Spero mi chiedano della tesi - ormai mi sono preparato - e invece mi interrogano sulla critica tematica in un ambito di letterature comparate. Critica tematica? Letterature comparate? No scusate, io ho sbagliato dottorato. E il progetto di ricerca? Credo non vada bene per voi: voglio lavorare sulla lingua di Leopardi. No, non va bene. Eh, lo sospettavo. Legga qui un po' di francese, traduca. Devo proprio? Come vuole lei. Allora no, non vorrei peggiorare ulteriormente la mia situazione. Voto all'orale: 1 su 8.

Preferisco gli interregionali. Dietro di me, un signore con la giacca verde si stende su due sedili, rigido, come nei giochi di prestigio degli ipnotizzatori. Ha i calzini grigi, i capelli bianchi e lunghi. Tiene le mani sulle anche e dorme. Verso Brescia salgono delle africane, più o meno otto, si siedono dietro il signore e urlano, sghignazzano, chiacchierano. Il signore si gira in due secondi, dice, piano «Per cortesia, parlare adagio». Non farò l'analisi linguistica di questa frase, farò notare solo l'uso dell'infinito, spersonalizzante. Le africane non lo sentono. Allora lui si alza, alza la voce: «NON SIAMO AL MERCATO! PARLARE ADAGIO!» Una ragazza dice «Vattene in prima classe...» «ANDATECI VOI IN PRIMA CLASSE! PARLARE ADAGIO! TORNATEVENE IN AFRICA!» La ragazza si alza, ha i capelli sottili, una frangetta «Lei è un maleducato» «SE NON PARLATE ADAGIO VI TIRO UNA SCARPA IN FACCIA!» «Lei è un maleducato, in treno fanno tutti confusione, perchè ce l'ha con noi?» «TORNATEVENE IN AFRICA! PARLARE ADAGIO! VI TIRO UNA SCARPA IN FACCIA!» «Scusi» dico «Ma lei vuole dire: parlate a bassa voce» «COSA?» «No, dicevo, "parlare adagio" significa che uno deve parlare lentamente. Lei vuole che parlino a bassa voce» «E TU DI CHE TI IMPICCI? VUOI UNA SCARPA IN FACCIA?» «No, guardi, dicevo che forse c'è un problema linguistico. Adagio significa lentamente. Capisce? Len-ta-men-te.»

La protesta dei ricercatori a padova continua. Lunedì mi sono perso l'assemblea generale, spero di non perdermi le altre. Vicino a casa mia dei ragazzi col megafono arringano gli studenti di passaggio. Mia madre si ferma e gli chiede se fanno parte del Centro Sociale.
«No, signora, qui c'è la spontaneità più assoluta»
«Ma non siete del Centro Sociale?»
«No, qualcuno, qualcuno forse sì, ma questo è un gruppo spontaneo. La sponteneità più assoluta»
Vabe'.

A V* vince il dottorato una bionda con gli occhi a mezzaluna. La bionda con gli occhi a mezzaluna ha 32 anni e fa questi discorsi qui: «Sapete qual è il problema di Taormina e di quelle città così turistiche? Io l'ho capito. Il problema è la globalizzazione. La globalizzazione, capite? Tu giri per Capri e ti sembra di essere a Venezia, perchè ci sono gli stessi negozi. Gucci di qua, Benetton di là. Gli stessi negozi! Tu vai in cerca di qualche scorcio caratteristico, qualche angolo tipico e trovi Gucci, Benetton. E' possibile?»

Eudora mi mangia le mail. Se per caso in questi giorni mi avete scritto (lo so che non l'avete fatto, ma va bene lo stesso) sappiate che le vostre mail non mi sono arrivate. Se siete arrivati fino a qui siete coraggiosi, vi ammiro e vi voglio bene: scrivetemi, appena avrò dei soldi vi offrirò da bere. Sempre che le vostre mail mi arrivino.

martedì 5 ottobre 2004

Il malditesta ha la forma di un grasso verme succoso che si adagia nella zona ovest del mio cranio (tendenzialmente la meno soleggiata). A letto, lo sento quasi strisciare dal collo verso la fronte, facendosi spazio negli interstizi spugnosi. Dovrei smetterla di frequentare amici ipocondriaci, fanno diventare ipocondriaco anche me. Oppure è il contrario, e sono loro che dovrebbero smettere di cercarmi. Tasto il collo alla ricerca di linfonodi ingrossati; mi immagino in ospedale, dopo la chemioterapia - calvo - dire all'infermiera di non far entrare nessuno: «non voglio che mi vedano così». Domani parto, vado in giro a esami. Mica tanta voglia.