giovedì 27 marzo 2003

Ieri sei rimasto alzato a finire il primo capitolo della tua tesi. Fino alle tre. Non avevi sonno. Eri stato al cinema, prima - perché pensavi di metterci poco a scrivere - a vedere un film che ti è piaciuto. Poi, verso le tre, sei crollato, e alle otto di mattina, con le palpebre che scivolavano verso il basso senza che tu te ne accorgessi, ti sei rimesso al lavoro. Alle dieci non avevi ancora finito. Alle dieci e un quarto eri in ginocchio davanti al tuo professore a chiedere una proroga. E il tuo prof., che non si aspetta il lavoro di merda che in effetti hai fatto - preso com’eri da altre faccende - con fare magnanimo e dispensatore, ti ha concesso di consegnargli il capitolo lunedì. Tu, allora, cosa hai fatto?
Sei andato dal dentista.

Non hai mai capito come i dentisti, almeno quelli che hai frequentato tu, siano tutti maschi. Le igieniste, invece, sono femmine. La cosa non ti turba. Tu, col dentista maschio, hai di solito poco a che vedere.
A un tratto, senza ricordarti come, sei disteso sulla poltrona reclinabile (si chiama così?), e una ragazza mora, coi capelli lunghi e ricci, ti sta pulendo i denti. Tu, ingrato, stai pensando che l’igenista deve essere proprio un lavoro di merda. Contemporaneamente: l’aspiratore sulla tua guancia destra ti sta provocando un crampo facciale. Il crampo ti fa male e ti immagini che non resisterai al dolore. Immaginarti che non resisterai al dolore, ti provoca una serie di immagini, una più apocalittica dell’altra, nelle quali ti contorci in preda alle convulsioni . La serie di immagini una più apocalittica dell'altra, nelle quali ti contorci dalle convulsioni sotto lo sguardo estereffatto dell'igienista - che fa un lavoro di merda - ti fa un po’ ridere. Ridere ti fa sballonzolare sulla poltrona. Sballonzolare sulla poltrona, trattenendo una risata, ti fa pensare all’igienista che ti vede mentre ridi. Mentre ridi, pensi a cosa pensa l’igienista. Pensare a cosa pensa l’igienista mentre sballonzoli sulla poltrona perché ridi mentre pensi ad immagini apocalittiche nelle quali ti contorci per il solo fatto che ti scappa da ridere intanto che l’igienista – che tra parentesi fa un lavoro di merda – ti igienizza i denti, ti fa venire ancora più da ridere.

Alzi il braccio. Dici: scusi, aspetti un attimo, mi viene da ridere. Sotto la mascherina verde vedi uno sguardo perplesso. Ti arrampichi in una spiegazione senza senso: no, dici, è perché mi fa male una guancia: rido quando mi succedono queste cose, no, non si preoccupi, aspetti solo un attimo, dici. Solo che tutto questo lo dici mentre ridi e non riesci a fermarti. E l’igienista, che prima ti dava del lei, almeno si mette a ridere e comincia a darti del tu: è una cosa strana, dice, di solito se uno ha male si lamenta. Eh, dici tu, a chi lo dice. E intanto ridi. E intanto cerchi di riprendere un contegno, ma non ce la fai. E l’igieniesta è sempre più imbarazzata e non sa che fare. E tu ridi.

(Intanto all’università si stanno organizzando assemblee che ti ricordano pari pari quelle del liceo – ti ricordi? quando eri al liceo? diecimila anni fa? – Noi dobbiamo fermare la guerra! dicono. Noi dobbiamo convincere gli altri studenti! Noi dobbiamo occupare l’aula studio! Noi dobbiamo informare quelli che dicono – all’università di Lettere di Padova! – “be’ io non prendo posizione contro la guerra in Iraq perché ne so troppo poco, dovrei informarmi…”! (e, merdaschifa, te lo saresti immaginato? ce ne sono tantissimi…) E tu, queste cose, porcaputtana, ti fanno sentire cinico, ti fanno passare la voglia di partecipare a qualsiasi iniziativa.
Sei una merda? Sì. Sei una merda.)

martedì 25 marzo 2003

Un po’ di confusione, visti i tempi.
Alle volte ho il sospetto che certi miei amici leggano questo blog solo per sapere le nuove avventure di mia madre. Sei a casa domani? No, rispondo. E tua madre? Be’ può darsi. Mi piacerebbe scambiare due parole con Lapaola. Scusa? Pensi che posso telefonarle? A mia madre? Be’ sì, a chi se no? ... Be’ niente Lapaola per oggi. Non dice, non fa piu' niente. (A parte cinque minuti fa: "Ale", mi ha raccontato, "i curdi turchi in manifestazione cantano BellaCiao...") Lapaola, da quando è esplosa la guerra, si è appiccicata alla CNN e se la segue ventiquattro ore su 24, scuotendo la testa, camminando in giro per la casa a darmi le ultime notizie... Quindi: niente Lapaola per oggi. Ok, Marco? Puoi anche smettere di leggere qui, se ti va… Insomma lo dico? So che non dovrei dirlo, ma lo dico: a me certi pacifisti mi stanno sui maroni… sono quelli che prendono il megafono in mano e dicono cretinate Mentre venivamo qua una signora su una porche ha suonato il clacson, vi rendete conto? Come se fosse tutto normale, vi rendete conto porcaputtana certo che ce ne rendiamo conto, non saremmo in manifestazione se non ce ne rendessimo conto, eppoi una porche chi ti crede, potevi inventartela meglio la balla, stai un po’ zitto, sta, che così sì, che non sembra tutto normale Ma questi? fa un tipo che conosco, che m’è pure simpatico, e passa di lì per caso Non hanno nulla da fare questi? Be’ io sono con loro, dico. E lui sta zitto. Una tipa mi sorride. Ma mi giro un attimo e lei non c’è più. Era pure carina. Insomma ho passato qualche giorno a chiedermi cosa scrivere nell’intestazione del sito, so che non ve ne frega un cazzo a nessuno, quindi saltate tutta questa parte riprendete dal prossimo “Insomma”, l’ho messo in grassetto così lo vedete più facilmente. La citazione dicevo: c’erano due possibilità: una era follìa di morte non si placa a poco / prezzo. se poco è il lampo del tuo sguardo, / ma domanda altri fuochi… che io lo so che tutti i miei amici sanno già da dove l’ho recuperata, che ormai non ne possono più con sta storia della mia tesi, che perfino gus lo sa, che non lo conosco figuriamoci ,ci mette due minuti, allora ho scelto l’altra, che credo – ma probabilmente mi sbaglio – possa riconoscere solo una persona, che non so se legge questo blog, anche se mi piacerebbe. Insomma a un certo punto lei mi dice: stiamo sbagliando strada. No, le dico. Sì, fa lei. E’ mattina e siamo intontiti. Stiamo camminando. Scommettiamo, dico. Ok, dice. Se vinco io, dice, mi fai leggere la lettera che mi hai scritto e non mi hai spedito. Ok, dico, se vinco io però mi fai toccare le tette. Ride. Guarda che non sto mica scherzando, dico. Ride. Non so perché non mi prende mai sul serio quando dico queste cose. (Marco, sei arrivato fin qui? Anche tu, Ducc? Be’ devo insistere: io e lei siamo solo amici. No, sul serio. Lo so che non ci credete. Ma ve lo devo dire? Ve lo dico: lei ha un altro tipo. Ecco. L’ho detto.)
Insomma, in tempo di guerra, Brekane ha sempre gli stessi problemi del cazzo.

giovedì 20 marzo 2003

Ma i vigili, scioperano mai i vigili? E i poliziotti?
Con gli scudi alzati davanti a quattro pacifisti.
Scioperano mai i poliziotti?
(eccheccazzo)

lunedì 17 marzo 2003

Tre Episodi

1.Mia sorella, quando parla di mia madre, dice sempre:
tua madre
Dice: “Eh, lo sai, tua madre è una scheggia impazzita.”
Tua madre, già.
E la tua?

“Io lo so cosa dovresti fare” dice la scheggia impazzita, mentre colaziono.
“Dovresti” dice “imparare il serbo”

“Una volta imparato il serbo” continua “dovresti andare nei Balcani”
Appoggio la tazza del caffè, giro il collo per guardarla.
Dice: “Non c’è nessuno che lo fa.”
“Tu dici” dico “che dovrei imparare il serbo?”
“Se Erri de Luca si è imparato l’ebraico a 40 anni, perché tu non dovresti imparare il serbo?”

Certe volte mi chiedo come non ci arrivo da solo, a tali lampanti conclusioni.

2. Il barbiere tocca la cima dei capelli: “Non c’è niente da fare” dice “li perderai tutti, i tuoi capelli.”
“Non è un po’ drastico?”
“Tutti” dice “Li perderai tutti. Tocca, su.” Mi prende la mano, mi fa toccare la cima dei capelli, poi la nuca “La senti la differenza?”
“No.”
“Be’ sono differenti. Quelli sopra li perderai tutti.” dice il barbiere terrorista.
“Magari se fa un trattamento...” dice l’assistente, tagliando i capelli a un vecchio hippy.
“Ma cosa vuoi che faccia un trattamento!” dice il barbiere “Quelle cose lì non servono a niente.”
“Un poco sì, servono. Magari rallentano…” l’assistente.
“Non servono a niente.” il barbiere “li perderà tutti. Tutti.”
“Tutti?”
“Tutti!”

3. Stiamo giocando a Taboo.
Io in squadra con L. – che è la ragazza di Ducc; Ducc in squadra con Al..
Tocca a me indovinare.
L. prende un carta e fa: “Questa è facile, sei pronto?”
Annuisco. Mi dice: “Ducc è…”
“Viscido!” dico la prima cosa in mente. Lei mi guarda e ride. Poi guarda Ducc che sottovoce ripete: “Viscido?”
L. fa: “No, no, un’altra.”
“Paranoico.”
“Ottimo. Quindi ha…?”
“Paranoie, complessi…”
“Ci sei vicino.”
“Fisime!”
"Giusto!"

(Adesso lo so che se scrivessi a Ducc, qui, pubblicamente, che non parlo né penso sempre male di lui, lui non mi crederebbe. Quindi non lo faccio.)

mercoledì 12 marzo 2003

basta. be' sì. basta.
...
ehi umbe, come sta tua sorella?
...
Marco domani si laurea. Sua madre è convinta che abbia una relazione con Ducc. Suo padre crede che frequenti dei delinquenti (nella fattispecie il sottoscritto, l'altro Ale, Ducc stesso) perchè quando torna a casa dopo essere uscito con noi ha sempre le labbra sporche di vino rosso.
...
ok.
sì. ok.
basta.

sì. basta.

venerdì 7 marzo 2003

Ma perché le tue storie sono sempre così turbolente? ti chiede M.M, pedalando.
Ridi. Già, dici, Perché?

(MM lo so che leggi questo blog, non fare finta di niente…)

C’è un’aria di paraffina in piazza. Sulle impalcature proiettano le immagini dei treni fermati. Fa caldo, è sera, è pieno di gente. La fiaccolata ha riversato tutti nei bar, o sui banchetti abusivi che vendono bicchieracci di vino a poco prezzo.

Guarda che stiamo per litigare, dice, Guarda che mi sto per incazzare. E raddrizza le spalle, aspira la sigaretta, incrocia le braccia.
Incazzati…, dici, col sorriso.
Guarda che ti tiro un pugno., dice, Guarda che ti prendo a schiaffi.
Ti chini in avanti con la faccia bene esposta, le prendi una mano e le apri le dita.
Dài, dici. Hai un’espressione sfacciata, un ghigno che anche il papa ti tirerebbe un ceffone. Dài dici Colpisci.. Le muovi la mano sulla tua guancia.
Lei sbatte i piedi per terra, tira la mano verso di se’.
Non provocarmi, sai., ti dice. Poi, rivolta a nessuno di preciso: Stiamo per litigare, eh!?, a voce alta, e tutti attorno si voltano verso di voi.
Ma appena ti guarda, si vede che trattiene una risata.