lunedì 25 giugno 2007

La Maledizione dello Lavandino Intasato

Sinossi
Una giovane coppia affitta una casa per andarci a convivere, ma lo scarico del lavandino è intasato. «Non ti preoccupare», dice lui, che si chiama A., «Ci basta uno stura lavandini». Qualche giorno dopo il lavandino funziona perfettamente, ma la vasca da bagno perde acqua. Dopo qualche settimana torna l'intasamento. «Sei stata tu?», chiede A. «Sei stato tu?», chiede lei, che si chiama G. Dallo scarico si sentono delle voci che parlano del traffico mondiale di case in affitto. Arriva Mr. Muscolo, che nel giro di qualche minuto libera il flusso d’acqua grazie a qualche elemento chimico in grado di sterminare intere specie animali (opossum). In compenso il bidet inizia a gocciare a ore impreviste. A. e G., che sono preoccupati per i problemi idrici del pianeta e per la sua imminente desertificazione, applicano un riduttore di flusso e chiudono il rubinetto del lavandino mentre si lavano i denti. A quel punto però il rubinetto della vasca da bagno non si chiude più, la manopola scatta e gira a vuoto. Lo scarico del lavandino si intasa di nuovo, senza un evidente colpevole. «Forse il gatto» dice lui. «Non abbiamo un gatto» dice lei. «Possiamo sempre prenderne uno» dice lei. «Ma sei matta? Già ci intasa il lavandino, chissà che altro potrebbe farci» dice lui. Certe notti i vicini sentono i rumori dello stura lavandini in azione fino alle quattro. Un giorno, suona il campanello Gaspard-Gustave Coriolis per chiedere di fare meno rumore. I due assoldano un assassino cieco per ucciderlo, ma Coriolis scappa in Australia e da lì - grazie alla sua conoscenza degli scarichi mondiali, tutti collegati in una rete pre-umana di scarichi mostruosi, pieni di graffiti inneggianti il sacro tubo di Agarthi - si vendica lanciando capelli di sua moglie attraverso i continenti, in modo da occludere definitivamente il lavandino dei due. L’assassino cieco muore nel bagno che si allaga, soffocato da una matassa di capelli senziente, mentre A. e G. sorseggiano in terrazza della sangria troppo dolce - sentono lo zucchero erodere i denti, il segno di qualcosa terribile e imminente. E infatti, una mattina di giugno, il guru del dottorato di A. gli appare in cielo e lo ipnotizza, in modo da fargli promettere di scrivere due capitoli della tesi entro settembre. Due. Non uno. Due. Intanto Mr. Muscolo, in quei casi della vita che ti sorprendono come un sassetto nel riso, incontra in un club med a Sharm-el-Sheikh, la moglie calva di Coriolis. Si innamorano e scappano assieme nel deserto.

lunedì 18 giugno 2007

Certe volte ci malmeniamo.

Al lato destro del salotto, io arroto i denti (terrore +2), stringo i gomiti alla vita (difesa +6), mi preparo a sventagliare le mani (attacco +4). All’angolo opposto, dietro il tavolo tondo, con i capelli a medusa (terrore +2), Giovanna si avvicina sgranchendo le dita per pizzicarmi (attacco +1), intanto gira gli occhi spiritati su ogni oggetto valutandone l'attrito in caso di lancio (terrore +infinito). Se siamo arrivati a questo punto, cioè a girare attorno al tavolo a passi laterali, con in sottofondo una musica fischiettata da ignoti e fuori una tempesta così tempestosa che sembrano essere scomparse le pareti, significa che i libri sono già sparpagliati a terra, mezzi strappati, e potrebbe essere che qualcuno abbia anche lanciato mezza cipolla contro la parete e che questa si sia rintanata dietro la gamba di una sedia per qualche giorno, in attesa di soffritti a fuoco più lento.

Giovanna flette le gambe e mi è subito addosso. Le blocco i polsi, prendo la mira ma sono troppo miope, si vede che sto mettendo a fuoco, così, quando cerco di colpirla a mano aperta, lei scansa grazie a un giro veloce della testa, si abbassa liberando le mani e tenta la mossa del mozzicatore di braccia. Il riflesso dei denti mi mette in allerta e con una giravolta le faccio uno sgambetto prima che mi azzanni. Lei cade, ma subito si rialza dopo una capriola. Salta sul tavolo, dalle tasche estrae dei calzini puliti e me li sfreccia addosso. Corro in circolo per non farmi prendere, mi nascondo sotto il tavolo e lo ribalto. Lei salta sullo schienale di una sedia, io su quello della sedia di fronte. Ci fissiamo. Sputiamo a terra, io a destra, lei a sinistra. Fuori, il bagliore di un lampo. Appena tuoneggia, mi aggrappo al lampadario per colpirla con un calcio volante, ma un calzino affilato taglia il cavo proprio appena mi aggrappo. Crollo a terra. A questo punto, con una mossa da Antonio Inoki, come un vero angelo sterminatore del catch, illuminata dalla luce della vittoria tutta proveniente dai denti, a un solo secondo dal suono del gong, mi salta addosso.

- Ripetimi: per cosa stavamo litigando?

lunedì 11 giugno 2007

La zanzariera a baldacchino in poliestere mi salverà l'anima e la carne. E soprattutto salverà chi passa di qui dal leggersi per tutta l'estate sproloqui contro gli insetti.

Sul terrazzo, l'altra domenica, mentre la pentola a pressione piena di sangria si svuotava per la siccità; mentre Alberto si lamentava che l'americano cocktail di mia produzione gli risultava solo poco più alcolico di un succo di frutta; e mentre le pance degli invitati si organizzavano in assemblea contro l'assoluta mancanza di cibarie, Paolo ci informò - in mezzo a un discorso su tutt'altro - che di recente aveva scoperto l'esistenza, nei negozi vicino a casa, di vibratori in argento.

- Vibratori! Vado ogni settimana al supermercato a vedere quanti ne vendono...
- In argento? Sapete che l'avvelenamento da argento rende la pelle blu?
- Questo spiegherebbe molte cose sui puffi.

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Avete presente quella puntata dei Simpson in cui Marge si lamenta perché Homer le fa solo regali interessati; lui dice che non è vero e poi per il compleanno le regala una palla da bowling con su scritto Homer? Be', non è che sui miei nuovi cestini di bambù per cucinare a vapore ci sia proprio scritto "Giovanna", però...

lunedì 4 giugno 2007

Mi ricordavo più comodo il divano. Le luci sono accese. Fisso un libro marrone sulla libreria ancora da montare. Non è mio, penso, che ci fa quel libro non mio nella mia libreria. Metto a fuoco, si sfibra tutto. Dondolano le molle dei cuscini. Per stare comodo piego le ginocchia, mi giro ogni due minuti, mi intorpidisco, mi rigiro. Stendo le gambe, ma il bracciolo spezza la circolazione. Il salotto è infestato dagli insetti. La ceramica nel lavello si sfrega, scricchiola. La mia nuova mascotte si chiama Spazzy, uno scopettone di plastica alto un centimetro e mezzo, la faccia incazzata, braccia e gambe rosa. In testa un afro marrone, inequivocabile. With a sky blue sky/ This rotten time/ Wouldn’t seem so bad to me now/ Oh, I didn’t die/ I should be satisfied/ I survived/ That's good enough for now. I sogni del porto sono rossi e prudono. Quando chiudo gli occhi, mi appaiono tutti i programmatori di flash che insulto giornalmente. Hanno la forma dei barbapapà, ma ispidi. Dindillano. Ho trentadue anni, perdio. È ora di mettere su famiglia, dice mia madre dal telefono. Me ne torno a letto.