martedì 31 dicembre 2002

martedì 17 dicembre 2002

Alle cinque e mezza coi superalcolici:
A. mi fa: "Ma senti: chi è la vecchiaccia che suona col DeGre[gori n.d.A.]?"

Messaggio in codice:
No, niente. Niente, eh? Nessun progresso. Anzi, qualche regressione insperata.
Inattesa, più che altro. Eh, ma cazzo. Tutto così, eh? stoperiodo.
E sabato ho pure pestato una cacca.
Tremendo.

Critica cinematografica:
Dolls.
Non dico altro.

Il senso:
ci deve sempre essere? no, ma
comunque c'è.

(bella frase del cazzo, no?
il modo migliore per concludere stopost)

lunedì 16 dicembre 2002

Almeno nevicasse un po'.

mercoledì 11 dicembre 2002

Mia madre ha uno scompenso perchè mentre era via abbiamo fumato in salotto.
- Avete fumato anche Maria Giovanna?
- Mamma? Chi ti insegna queste cose?
- Chi è Maria Giovanna?, dice mio padre

Allora devo dire che le fiaccolate non mi piacciono molto. Non so bene perchè. Ho provato ieri a spiegarlo a M., ma non ci sono mica riuscito. Sarà quella vaga sensazione che da un momento all'altro qualcuno potrebbe incendiarti i capelli. Certo: coreografiche, è vero. Ieri c'era un sacco di gente. Non me l'aspettavo. Perchè non se ne è parlato molto, di questa manifestazione; almeno a Padova. Ma forse sono io che in questi giorni sono un po' distratto...

Nicola non arrabbiarti con me, dài. Riuscirò a telefonarti per una birra questi giorni: lo prometto.

venerdì 6 dicembre 2002

Qualcuno ha qualcosa da aggiungere?

suona il telefono
- Ale, sì, dammi il numero di Pw
- Sì, eccolo.
metto giù il telefono
suona il telefono
- Ale, mi hai dato il numero sbagliato.
- Ah, sì?
- Ho chiesto di Pw e mi ha risposto Davide.
- Eh, ah, eh sì, ti ho dato il numero sbagliato.
metto giù il telefono

suona il telefono
- Ale
- Pronto?
- Pronto?
- Ah, ciao.
- Novità?
- No
- Sicuro?
- Sì
- Sicuro? Eh, sei sicuro?
- Ma sì, c'è qualche novità, ma ti dico a voce.
- Ah, ma quindi ci sono novità
- Sì, no. Ho parlato. Ecco.
- Hai parlato. E?
- E niente.
- Niente?
- Niente. Al punto di prima.
- E lui, che ti ha detto?
- Lui? Lei, vorrai dire.
Pausa
Pausa prolungata.
Pausa imbarazzante.
- Scusa, non stavamo parlando della tua tesi?

Uova. Personalità scissa. HongKong.
Questo non è un film di Kung Fu.
Occhio allo Zero. Parli troppo. Io non dirò
più niente.

Infatti, non ho più niente da dire.


mercoledì 4 dicembre 2002

Tutto complotta contro.

Tutto.

Ma tutto, eh?

giovedì 28 novembre 2002

Ah ma oggi, ma oggi mi sento proprio così, diobuono, (si può dire diobuono? o la censura censurante censurerà il censurabile?) Sarà il vino? Sarà la voglia di parlare? che oggi se mi beccate, eh, sono in vena di confidenze.
Ma sì, ma sì.
In verità dopo il film di Michele Placido, Dino Campana insomma non è più molto frequentabile, con quella faccia un po' così che abbiamo noi quando siamo Stefano Accorsi, ma vabe' vabe'.

BATTE BOTTE

Ne la nave
Che si scuote,
Con le navi che percuote
Di un'aurora
Sulla prora
Splende un'occhio
Incandescente:
(Il mio passo
Solitario
Beve l'ombra
Per il Quai)
Ne la luce
Uniforme
Da le navi
A la città
Solo il passo
Che a la notte
Solitario
Si percuote
Per la notte
Dalle navi
Solitario
Ripercuote:
Così vasta
Così ambigua
Per la notte
Così pura!
L'acqua (il mare
Che n'esala?)
A le rotte
Ne la notte
Batte: cieco
Per le rotte
Dentro l'occhio
Disumano
De la notte
Più lontano
Per le rotte
De la notte
Il mio passo
Batte botte.

Dino Campana, Canti Orfici.

mercoledì 27 novembre 2002

Ok,
chi è
lo
spiritoso
che
oggi
pomeriggio
mi ha
rubato
i parafanghi
della bici?
(facendo tralatro un notevole lavoro?)

eh?

martedì 26 novembre 2002

Conversazione frequente in questi giorni

- Che cazzo hai fatto?
- Che?
- Cosa hai fatto? sembri un bambino.
- No, niente. Ho tagliato i baffi.
- Ah, ecco. Checcazzo. Sembri un infante. Vuoi del latte?

Intanto ieri un cane mi ha seguito, sotto la pioggia.
Un cane gigantesco e nero.

domenica 24 novembre 2002

Mi taglio i baffi e quei pochi peli che ho sul mento: sembro un diciasettenne.
Mia madre, ridacchiando, mi chiede se ho problemi ormonali, perchè non mi cresce la barba.
C'ho una mamma spiritosa, c'ho. Un comico, praticamente.

La manifestazione più triste della storia, a Padova - contro la squadraccia speciale dell'assessore Saia, e contemporaneamente in solidarietà con i disobbedienti arrestati - con la pioggia: saremmo in mille o poco più - e attorno tutti i padovani bene che guardano ridendo mentre ci danno dentro con le spese natalizie prima ancora che i commercianti addobbino le strade - ma le vetrine già da un mese sfoggiano lucette e cappelli da babbonatale. Sfiliamo. Sfilamo tra le piazze. Alle volte non capisco se il corteo è già finito, o se per sbaglio mi sono confuso tra la gente in giro a fare shopping; e vedo pochi poliziotti, c'è - fortuna - un megafono davanti, e ai lati ragazzi leccatissimi con spriz in mano.
E' periodi di folpetti.
Almeno in piazza, dopo, ci rifacciamo pure noi: con vino bianco e mandarini; comprati dal fruttivendolo più nevrastenico del mondo, ma buoni (una sera con la pioggia m'ero permesso di ripararmi sotto la tenda del suddetto, che - le vene al collo quasi sull'esplodere - mi disse: io! io lo pago questo spazio! è mio! riparati sotto i portici! l'ho pagato questo pezzo di piazza!
E' che sono una persona pacata e l'ho solo insultato...)

Ah, comunque: mandaranci, non mandarini.

Alle dieci sono a casa, a letto, imberbe.

Sul giornale oggi scopro scritto: Emergenza Sicurezza
E poi: Cori e sfilate nelle Piazze dei giovani ribelli e della CGIL.

Non capisco se sono io o è il Mattino di Padova che ha qualche problema con la sintassi.

giovedì 21 novembre 2002

'!!?
?!!?
??!!!?
spriz
?!?
!,,,.=?
^???^^^

martedì 19 novembre 2002

Il tuo cervello porca puttana gode delle endorfine prodotte dai ricordi puttana vacca fatti violenza porcaccia zozza pensa alla merda.

Bisognerebbe difenderlo, dice
(ma non riesce mica a nominarlo, il gobbo)
E che ne dite voi?
Be' non dico che sono contenta...
Non sappiamo nulla, vediamo le motivazioni
(e ma insomma! non sei mica un politico che deve
stare attento a...)
No, non andrà in galera. Ma la sentenza...
Eppure, una certa soddisfazione.

(è così ingiusto pensare che ci sia la verità?)

domenica 17 novembre 2002

Alle otto di mattina mia madre fa il soffritto.
Ti sembra l'ora? con gli occhi che sembrano porcini.

(Un ritorno delle tre di notte,
in una sera con trenta centesimi in tasca,
a mangiare bagigi dicendo non ho fame.

E in effetti non avevo fame)

Sei arrabbiato?
Io?
Sei depresso?
Sempre, no?
E oggi? Non studi?
Eccheccazzo.

Aspetto che un giorno la mia tesi si gonfi da sola.

Il tempo passato e il tempo futuro
Ciò che poteva essere e ciò che è sempre stato
Tendono a un solo fine, che è sempre presente


T.S. Eliot.

Non che centri qualcosa con tutto questo.
Avevo solo il libro aperto a caso qua davanti.

venerdì 15 novembre 2002

Sono un deficiente?
Be', sì. Sono un deficiente.

martedì 12 novembre 2002

Riordino le idee e ti racconto. Allora.

Al pullman alle otto: sono solo, gli amici
di sempre non potevano; incontro F.
Non abbiamo più molto da dirci, da tempo,
(penso anche di stargli un po’ sul culo)
ma è un bel segno incontrarlo, l’ultima
manifestazione fatta assieme è stata
quella del 25 aprile 1994
(anche questa è stata una liberazione?
dai fantasmi, dai pregiudizi?)
Il mio casuale compagno di viaggio, R.,
russa piano mentre dietro si scolano
bottiglie di merlot. Io provo a leggere
il giornale, ma ho una certa agitazione.
A Firenze mi metto, mi tolgo il corpetto
della CGIL ogni due minuti, poi lo piego.
Mi perdo volontariamente, incrocio
gente di Padova che mai avrei pensato
di incrociare. Senza cellulare incontro
a caso M. Passerò con lei - con le sue amiche - tutto il corteo.
Le finestre sbarrate, alcune coi lucchetti,
sono poche, il servizio d’ordine della
sinistra giovanile è irritante a dire poco,
ma ci sono i camion musicali, e cartelli
e gente travestita, pitturata in faccia.
E lenzuola bianche appese dai palazzi.
Gino Strada di spalle firma autografi
su pezze di stoffa. Il più bel cartello:
“Oriana, va a cagà”. Dietro siamo
seguiti dai Marxisti- LeniniStalinisti
con Stalin accigliato su un cartello rosso;
ad una finestra un bambino dispensa
acqua e the a chi gli chiede.
Un capellone cinquantenne in calzamaglia sopra un tetto,
urla, sventolando una bandiera nera,
“Anarchia gioia e magia” (ma non c’era
anche a Perugia l’anno scorso?)
Siamo due milioni! urla una matta che è con me;
ha Fiori scritto sulla fronte e urla.
Una signora ci regala un cartone di vino
e due bicchieri di vetro: due trofei.
Pisciamo a turno dietro cespugli trasparenti.
Dal cavalcavia si vede sia davanti che dietro
una folla enorme, e luci che si accendono e si spengono;
dai palazzi le persone dicono sono almeno
tre ore che applaudiamo
e lanciano
dai piani alti mazzi di coriandoli fatti
ritagliando l’elenco del telefono.
Il concerto non lo vedo, scappo salutando
a ripigliare il pullman; non vedo polizia
in giro, qualche vigile ecco tutto.
Manco solo io ed altre tre persone
uno lo lasceremo a terra, non si riesce
a contattarlo – un altro dice prima di salire
tutta la sinistra europea si ritrova qui
e noi? torniamo a Padova… (e niente
figa anche sta volta…)

Mi addormento sul sedile mentre
l’autista spara alti i rolling stones.

C’era un mare di persone.
I racconti (alcuni altri) sono qui.

venerdì 8 novembre 2002

a firenze
a firenze!

(questo mese si viaggia)
Va bene. Ci siete stati davvero.
Va bene?

Quando ho visto le foto
ci sono rimasto di merda?

...
Sì, ebbene sì.
...

mercoledì 6 novembre 2002

Venerdì gino e umberto, andando a Lucca per la porrettana, sono passati per Pavana, così dicono, hanno mangiato da checco finendogli la damigiana e hanno suonato assieme per tutto il pomeriggio. Checco si preparava per il concerto di martedì, ma loro gli hanno scombinato tutte le parole de "La locomotiva"...

Loro credono che non ci creda, ma invece io lo so che non sono passati da Checco, perchè gli ho telefonato il giorno dopo e ha smentito tutto. Poi mi ha tenuto al telefono quattro ore a rivedere la scaletta del suo concerto di venerdì, ma è un piccolo prezzo da pagare per conoscere la verità ...

Due giorni dopo gino, dormendo con me in un letto matrimoniale, ha sognato di combattere contro una pericolosa gang di yakuza inferociti.

giovedì 31 ottobre 2002

Bòn,

si va a Lucca:
allo sbaraglio...

alla prossima settimana.

Ci sono almeno tre cose che una persona sensata non dovrebbe mai fare, subito prima di andare a letto:
1 – riflettere sui propri fallimenti;
2 – mangiare un panino con wurstel, cipolle, salsa rosa;
3 – guardare Porta a Porta.
Ieri, purtroppo, non sono riuscito a svicolare da Bruno Vespa.

Si parlava di Firenze, del Forum Sociale Europeo.
Dopo un’ora e mezza di trasmissione (e duemila incazzature) ho capito:
1 – che l’onorevole Larussa è convinto che a Genova (luglio 2001) ci sia stata un’insurrezione, garbatamente tenuta sottocontrollo dalle amabili forze dell’ordine;
2 – che i Nobili Fiorentini temono l’arrivo di una ciurma di cenciosi con nessun’altro scopo nella vita se non insozzare il loro salotto;
3 – che i proiettili di gomma sono meno pericolosi dei proiettili normali (ma va?);
4 – che i proiettili di gomma sono molto più utili dei lacrimogeni nella guerriglia urbana;
5 – che quindi a Firenze ci sarà guerriglia urbana (un ragionamento stringente.);
6 – che il governo è preoccupato più della salvaguardia dei negozi di Firenze, che dell’incolumità di decine di migliaia di manifestanti pacifici;
7 – che pochi sanno di cosa parlano quando parlano del Forum Sociale;

Spiace solo non aver tenuto queste due settimane tutti gli articoli sull’argomento. Perché se la cosa non fosse preoccupante, sarebbe ridicola - come ridicoli e preoccupanti erano i palloncini pieni di sangue infetto di cui si parlava prima del G8 – come ridicole e preoccupanti sono le perizie fatte per ricostruire il percorso del proiettile che uccise Carlo Giuliani – come ridicole e preoccupanti sono le esternazioni del nostro presidente del consiglio, e come è ridicolo e preoccupante lui stesso, con la sola differenza che lui, purtoppo, non è una bufala.

martedì 29 ottobre 2002

Mezzaluna a mezzocielo, ieri; gialla.

Mia sorella dice Tiziano ferro è innovativo, eh?
(Io lo so, non mi si devono dire certe cose divento…
sì, senza pietà)
Gli americani facevano le stesse cose dieci anni fa, dico.
Dieci?
Anche di più.
Mi fa il verso.

Anna Karenina è incinta –
Vronskij intanto mostra i denti e cade da cavallo.

Non ti fai più sentire?
No, è che è un periodo…
Asociale?
Asocialissimo.
Allora non pranzi domani con noi…
Be’ non così asociale.

Ride a parlare di scarpe.
Eusebio più ti capisco, più mi girano le balle.

La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono ancora più rari.

E. M. Dora Markus

I Supertramp sul cavalcavia mi spezzano il fiato,
cambio canale al walkman mentre pedalo
e qualcuno vuole assassinarmi con Battisti;
imbraccio infine un ultimo Tom Waits
che mi salva dal soccombere a Ligabue.

Guardo attraverso le vetrine per vedere se proprio è C. col gomito appoggiato al tavolo a guardare la posta vedo male sto mezzora ad aspettare che si giri o tolga la mano dalla guancia intanto il gestore del bar mi prende per maniaco quasi vuole uscire per scacciarmi. Fortuna che si volta.

Sembro un cane in questa foto.
E io? fumo una volta all’anno e subito mi si fotografa.
Un cocomero, un cane, Ale che sfumacchia; però che foto.

Ci sono giorni in cui davvero mi sento antipatico e molesto e mortale. Non uscire in questi casi, sarebbe cosigliabile. Poi mi dicono: sei acido… io? acido? io?

Dice: certi avverbi non mi piacciono. Dice: chissà se c’è un mercato per queste cose. Dice: in Italia, no, in Italia no. Si sbilancia: parlate con Igort, vi presento Igort.

Allora, mi fa A., ci vediamo lunedì prossimo?
Spiritòs.

Eppure una cosa ancora dopo tutto questo non ho capito:
Notorius… perché si intitola così?

lunedì 28 ottobre 2002

Adesso, se solo riuscissi a cambiare
questi colori orripilanti...

domenica 27 ottobre 2002

questi template fanno cagare.

sabato 19 ottobre 2002

(...) Troppo tardi

se vuoi essere te stessa! (...)

E.M.

venerdì 18 ottobre 2002

...
...
...
...
... ...
... ... ...
no.

mercoledì 16 ottobre 2002

Se non aggiorni, mi dice, se non aggiorni vengo lì ti spacco il culo - no faccio di più mi dice faccio di più vengo a casa tua perchè so dove abiti non cercare di sfuggirmi non puoi sfuggirmi vengo a casa tua so dove abiti e ti suono il campanello tutta la notte e quando scendi ti racconto tutti gli episodi inquietanti e vergognosi della tua vita perchè li so e ne so tanti perchè ce ne sono tanti ed è inutile che fai tanto così l'intellettuale il distaccato io lo so non puoi sfuggirmi ti racconto tutte le merdate che fai che hai fatto in tutta la tua vita e non mi fermo neppure quando tu bastardo ti metterai a piangere per impietosirmi - so dove abiti - e neanche se mi dirai sì lo sono una merda merdosa neanche allora mi fermerò dal dirti tutto tutti i tuoi ricordi più terribili, tutti i tuoi pensieri più agghiaccianti tutte le volte - e sono tante - in cui ti sei comportato ridicolmente come oggi come sempre . sì ecco quindi aggiorna questo cazzo di blog se non vuoi finire male.
mi ha detto.
e io?
che posso fare se non questo?

martedì 8 ottobre 2002

QUEI BAMBINI CHE GIOCANO

un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l'emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l'ameno passaggio d'acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
"D'amore non esistono peccati,
s'infuriava un poeta ai tardi anni
esistono soltanto peccati contro l'amore"
E questi no, non li perdoneranno.

Vittorio Sereni, Gli strumenti umani.

lunedì 7 ottobre 2002

vaffanculo
vaffanculo
vaffanculo
vaffanculo vaffanculo
vaffanculo, eh
vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffancu vaffanculo lo vaffanculo vaffanculo

no ecco, era da un po' che volevo scrivermelo.

domenica 6 ottobre 2002

Dialogo di un studente di lettere con una persona normale.

- Ti offro da bere! Ho finito gli esami!
- Ah, bene. E adesso, la tesi?
- Be' pensavo verso Giugno.
(occhi sgranati): - Così tardi?!

Dialogo di uno studente di lettere con un altro studente di lettere.

- Ti offro da bere! Ho finito gli esami!
- Ah, bene. E adesso, la tesi?
- Be' pensavo verso Giugno.
(occhi a pallettone): - Così presto?!

mah.

venerdì 27 settembre 2002

Mentre tutti si esaltano dei blog
(blog di qua, blog di là)
io comincio ad avere un po' di dubbi...
Mi riprenderò da questa sorta di disgusto?
Caro nicola, i blog
fanno più male a chi li legge? o a chi li scrive?

giovedì 5 settembre 2002

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

Sandro Penna

Basta. Esco.
Vado in vacanza.
Tanto se dico che studio
nessuno mi crede.
(chissà perché)
Alla settimana prossima,
lo so che pioverà.

martedì 3 settembre 2002

8 minuti
ci vogliono ai miei genitori
per ambientarsi
e scassare i maroni.
8 minuti
dopo un viaggio di 12 ore,
invece di dormire,
mia madre mette a posto i dischi
(anche scocciata)
poi apre il frigo
e con un certo scandalo
- che fai, bevi gin?
- è venuta un po' di gente, dico
- almeno con la tonica, risponde
- no, con la lemonsoda
- che schifo. il gin si beve solo con la tonica. gin-tonic.
- o anche gin-lemon
- cosa?
- gin e lemonsoda.
- no, il gin solo con la tonica.
pensa te se devo mettermi a discutere
sui miei gusti alcolici e dei miei amici
con mia madre
- c'è anche della vodka alla peska, dico
per poco non se ne scappa
urlando inorridita.
fortuna che ho finito ieri il martini
se no chissà che tragedia:
l'ultimo stadio dell'alcolismo.

domenica 1 settembre 2002

Sulle statistiche di agosto ho scoperto
che qualcuno è arrivato a questo sito
cercando su google:
la signora se lo prese tutto nel culo

Benvenuto, amico pornografo.

venerdì 30 agosto 2002

"Con critica letteraria intendo un discorso sulle opere letterarie che mette l'accento sull'esperienza della lettura, che descrive, interpreta, valuta il senso e l'effetto che le opere hanno sui (buoni) lettori, ma non tali da essere necessariamente competenti o professionisti. la critica apprezza, giudica; va per simpatia (o per antipatia), per identificazione e proiezione: il suo ambiente ideale è il salotto, di cui la stampa è un surrogato, non l'università; la sua forma principale è la conversazione."
A. Compagnon, Il demone della teoria , Einaudi

giovedì 29 agosto 2002

Hard Rock.

Allora: ci vuole uno stomaco vuoto, preferibilmente.
E un bicchiere, alto e largo.
Mezzo lo si riempie di vino bianco, con un po di selz.
L'altro mezzo con Campari e Martini Rosso.
Una fetta di limone, una fetta d'arancio, un'oliva
(ma state attenti a simone, che se vi girate un attimo
l'oliva ve la frega e vi lascia solo lo stecchino vuoto)
Ne bevete due e siete pronti ad andare a letto,
o a dire cazzate per una sera intera,
o a un trapianto di fegato, se proprio ci tenete a sopravvivere qualche anno in più.

giovedì 22 agosto 2002

Che cavallona! urla il fruttivendolo Moreno.
E' appena uscita una ragazza da un metro e novanta; Moreno non raggiunge il metro e venti se è tanto.
Che cavallona! Ma non una cavalla da traino! Una cavalla da galoppo! dice.

Tua sorella come sta? mi chiede. (Non capisco bene l'associazione mentale)
Bene, è a Milano.
E' dottoressa, no?
Sì, psichiatra.
Ah, dottoressa. E hai anche un fratello.

Dottore pure lui.
Fisico. Ha studiato fisica.
Ah. E anche tu sei avviato no? Sei quasi dottore, no?
No. Io studio lettere.
Medico anche tu?
No. Lettere. Letteratura.
E poi farai il medico.
No. Studio l e t t e r e.
Lettere. Ah. E poi?
Eh e poi boh.
Io mi butterei sulla medicina.
Sì vabe' mi dai due pomodori?

Attenzione: non mettete mai - dico MAI - la birra in freezer.

martedì 20 agosto 2002

Ah-ha, certo. Tutto questo non ha nessunissimo senso, no?

giovedì 15 agosto 2002

Alla finestra di fronte si sta disputando una gara di rutti.
La preparazione per i fuochi d'artificio di stasera.

lunedì 5 agosto 2002

Vado a Berna, vado a Berna.
Tanti saluti svizzeri a tutti.
Ci risentiamo le settimana prozzima.

venerdì 2 agosto 2002

Mi chiedessero com'era vestita, non saprei rispondere.
Direi: aveva gengive vivaci e capelli sfuggenti.

mercoledì 31 luglio 2002

lunedì 29 luglio 2002

Lei è molto bella. Per tutta la sera mi chiede:
- Ma davvero non ti sto sul cazzo?
- No – rispondo – è che sono molto timido.
- Sì, questo me l’hai già detto; ma allora non ti sto sul cazzo, vero?

Lui ha la testa ad uovo e sembra un lottatore di wrestling. Qualcosa con un nome tipo: “La montagna mascherata” o “la morte rossa”. Da quello che ne so si sono lasciati da qualche mese.
Siamo in una villa sui colli, un posto sperduto con un prato e un panorama. Lei a un certo punto scompare con un tipo che mi sembra piuttosto scialbo. “La morte rossa” si siede a gambe incrociate sul prato, con lo sguardo fisso dove lei si è infrattata. Qualcuno gli si siede accanto, lui dice: - No, è meglio che non ti metti qua.
Aspetto. Osservo. Lei e lo scialbo ricompaiono. E’ strano, in quella zona del prato adesso ci sono solo loro: dieci minuti fa era piena di gente… Lui si butta sull’altro per menarlo, lei si mette in mezzo un paio di volte, poi riesce ad allontanarlo. Non li vedo più. lo scialbo rimane da solo sul prato.

Decido di fare qualcosa. Sono abbastanza sbronzo da voler salvare il mondo. Voglio mettermi in mezzo. Mi allontano e li cerco in zone del prato deserte. Trovo una scala di pietra che porta nel nulla. Faccio un paio di gradini. Mi fermo, ascolto. Non un rumore. Faccio un passo, scivolo.
Col culo cado perfettamente sullo spigolo.
Mi fermo. Riprendo fiato.
E’ la seconda volta che mi faccio veramente male questo mese, e tutto da solo.
Vorrà dire qualcosa, penso.
Respiro.

Quando ci salutiamo lei mi dice:
- Sono contenta che non ti stavo sul cazzo.
- No è che sono molto timido.

Era da tanto che non bevevo così tanto.

Il giorno dopo, sull’argine del Piovego, delle signore slave si tagliavano i capelli l’una all’altra

giovedì 25 luglio 2002

A. paga il suo gelato: usa una banconota da cinque euro.
Io pago il mio – coppa Amarena – banconota da 10 euro. Mentre la signora alla cassa mi dà il resto, sento dietro di me A. e C. sghignazzare. Hanno l’aria divertita e imbarazzata.
- Cosa ho fatto questa volta?, chiedo
- Niente, niente, usciamo.
Ci incamminiamo verso il centro di Abano. A. mi fa: - Guarda la banconota.
La guardo.
– E’ quella con cui ho pagato io. – mi dice
- Non ti sembra che manchi qualcosa?
- Zio vacca! L’ologramma!
- Me l’hanno data in farmacia stamattina, è tutto il giorno che tento di smerciarla.
- Checcazzo, proprio a me?
- No no, dai, domani te la cambio
- Be’ no, non importa, la darò a Simone per la grigliata.

Stamattina, a prendere il giornale. Pago. Mi allontano lentamente. Non voglio destare sospetti. Dopo dieci metri sento i passi della giornalaia paffuta: - Aspetti! Aspetti!
Mi mette davanti i 5 euro: - Questi qui, non sono validi.
Ah sì? --- all’inizio sono anche credibile. Le ridò il resto, le pago il giornale. Dopo due tre ore mi rendo conto che ho sbagliato a fare i calcoli e che le ho pagato il giornale due volte il suo prezzo.

Oltre alla beffa, il danno.

mercoledì 24 luglio 2002

Il grande ponte non portava a te.
T'avrei raggiunta anche navigando
nelle chiaviche, a un tuo comando. Ma
già le forze, col sole sui cristalli
delle verande, andavano stremandosi.

L'uomo che predicava sul Crescente
mi chiese: "Sai dov'è Dio?". Lo sapevo
e glielo dissi. Scosse il capo. Sparve
nel turbine che prese uomini e case
e li sollevò in alto, sulla pece.

Edimburgo, VENTO SULLA MEZZALUNA, E. Montale

martedì 23 luglio 2002

Oggi scriverò come Nicola. he he he.

Il museo della navigazione di Battaglia Terme era piccolo. La giornata era stupenda. Ero andato in bicicletta. Sull'argine si stava bene. Ascoltavo Paolo Conte. I ciclisti che mi superavano veloci mi guardavano strano. Perchè cantavo a squarciagola. Da solo. Erano ciclisti orribili e obesi. Il custode del museo ha avuto pietà di me. Mi ha fatto da guida. Raccontandomi tutte le storie. Mostrandomi tutte le foto. E la storia di un pesce siluro di un metro e mezzo. Non che lo ascoltassi molto. Catturato dalla luce, il mio cervello si proiettava sui modellini delle barche. La stanchezza mi faceva navigare placidi i pensieri.

- Buonanotte, eh?
- Buonanotte.
- A presto.
- Sì, a presto.
- Sì, buonanotte. Buonanotte.
La sua voce era già da un'altra parte. Ma la mia era l'ultima che aveva sentito prima di addormentarsi.

giovedì 18 luglio 2002

Qui devo aggiornare almeno una volta ogni due giorni se no
Nicola mi toglie dai suoi links e non è il caso...
sono un po' intontito da uno spriz che ho bevuto
per sperimentare un nuovo posto in centro
che sta aperto fino a tardi... solo che per accaparrare clienti
fa degli spriz fortissimi e io adesso non capisco più tanto bene
cosa mi accade intorno,
è già tanto che riesca ad organizzare le frasi sensatamente...
dovevo andare al cinema stasera a vedere Resident Evil
("fa una paura..." mi avevano detto "...paurosa! una paura paurosa!")
ma dovevo andarci con un amico che non ha la macchina,
solo la moto... l'uragano Giustina non ci dà tregua quest'estate
continua a diluviare: niente cinema neppure oggi...
be' dai vado a dormire
buonanotte, eh?

mercoledì 17 luglio 2002

AVANZI SAVOIA
di Alessandro Robecchi per il Manifesto

Non dovranno dimostrare di avere un lavoro regolare, cosa che peraltro non hanno mai avuto. Non dovranno essere chiamati nominalmente dal datore di lavoro. Non dovranno nemmeno lasciare le impronte digitali. Eppure, come ha deciso ieri la Camera dei deputati, i Savoia potranno rientrare in Italia: una sanatoria in piena regola per questi bellimbusti extracomunitari che, arrivando dalla Svizzera, non rischieranno nemmeno di farsi intercettare dalla Marina italiana con licenza di affondarli in mezzo al mare. Certo il loro rientro sarà un viaggio terribile: in yacht dall'isola di Cavallo a Nizza, poi in limousine fino a Ginevra, poi in Ferrari fino a Saint Moritz e poi, finalmente si affacceranno ai nostri confini. Un'odissea spaventosa, resa ancora più ardua dal fatto che parlano l'italiano un po' meno di Biscardi e che lo parlano con l'accento del Tartufòn dei panettoni. Ma in questo modo - assicurano le più svariegate forze politiche di centro, di destra e di sinistra che ieri hanno votato per la sanatoria-Savoia alla Camera - si fa un immenso servizio alla Repubblica. Non si sa esattamente quale servizio, ma è bello dirlo.Fa fine e soprattutto fa tanto "bipartisan", una cosa che fa sempre la sua figura, specie col caviale. Mentre alla Camera si faceva un "servizio alla Repubblica" riaprendo le porte ai monarchi (bizzarra equazione), al Senato si faceva un regalo ai padani fingendo di chiudere fuori gli immigrati. Per questi, povera gente che lavora, ci vogliono la chiamata nominale, un lavoro in regola (una cosa che con il Patto per l'Italia tra poco non avrà nessuno), e le impronte digitali. E questo nonostante nessuno di loro abbia mai preso a fucilate un turista all'isola di Cavallo, né venduto armi all''ingrosso, né aperto le porte alla dittatura fascista. In compenso il loro viaggio sarà di tutto relax: un container piombato dal Kurdistan a Istanbul, poi una carretta del mare fino a Durazzo, poi un gommone, poi un rigenerante bagno a tre o quattro miglia dalla costa. Educativo: così se non sanno nuotare imparano. E divertente: sempre con il brivido che una motovedetta italiana li affondi, come peraltro è già successo senza che i settimanali di cronaca rosa se ne siano occupati. A prima vista viene da pensare che sia tutto un quiproquo, uno scambio di persone. Forse in un altro mondo (possibile?) si sarebbe dovuti prendere le impronte ai Savoia e accogliere gli stranieri che vengono qui a lavorare. Forse, chissà, i deputati sono andati per sbaglio al Senato e i senatori si sono recati per errore alla Camera e così è nato questo incredibile equivoco.

O forse no. Forse rimangono aperte alcune questioni, come per esempio il ricongiungimento familiare. E' risaputo che uno straniero che lavora qui da anni e cerca di far venire moglie e figli, in modo da integrarsi meglio, non potrà farlo. I tempi si allungano, la burocrazia è più stronza di un doganiere a mano armata, più feroce dei fari di una motovedetta (ma molto più lenta). E' la famosa politica della famiglia tanta cara al Polo: vieni qui, ti fai un culo così, la moglie non la puoi portare, e se vai via ti freghiamo i contributi Inps. Tutto in regola, insomma. Per i Savoia, invece, i ricongiungimenti famigliari saranno una bazzecola, una pura formalità. Il che significa che nel giro di qualche mese avremo tra i maroni contessine, principessine, arciduchi di primo, secondo, terzo grado, marchesini di primo e secondo pelo, cicisbei di ogni risma, fancazzisti blasonati, tutti ovviamente con le loro omologhe femminili, per la gioia delle trasmissioni tivù del pomeriggio e dei rotocalchi per famiglie, un po' stufi di doversi pagare l'albergo in Svizzera per raccontare le scemenze di casa Savoia.

Naturalmente si tratta della solita finzione mediatica. Già: nonostante non potessero mettere piede sul Sacro Suolo, i Savoia ci ammorbano ormai da decenni. Sdoganati per far ridere in tivù, usati per commentare le partite, per decantare le bellezze turistiche della Corsica, per recensire le piste da sci, essi sono diventati in pochi anni un segno distintivo dell'immaginario italiano: un Savoia un parere, una cazzata, un gossip non lo nega a nessuno, con regale generosità.E d'altro canto suona finzione anche la legge razzista votata al Senato, quella Bossi-Fini che teoricamente, secondo i suoi firmatari, dovrebbe evitare l'invasione di "stranieri delinquenti". Macchè: i delinquenti verranno lo stesso (se si fanno fermare da una legge, che delinquenti sono?) e in compenso gli stranieri regolari saranno più ricattabili, costeranno meno, verranno licenziati (e quindi espulsi) al primo accenno di sindacalizzazione. La nemesi storica finisce qui, dunque. Il cerchio si chiude: l'Italia modernizzata da Silvio e dai fascisti suoi soci prevede ampio uso di una mano d'opera senza garanzie, senza salvagenti, senza ammortizzatori sociali. Braccia da importare se ce n'è bisogno e da espellere a lavoro fatto. Ed è giusto, dunque, che con la reintroduzione della schiavitù e del lavoro servile senza garanzie, torni in auge pure la più sfaccendata, perniciosa e parassita nobiltà, con i suoi birignao, le sue fastose residenze, le sue feste, i suoi commerci poco chiari. In una giornata sola (quella di ieri), un balzo indietro di oltre un secolo. Complimenti per la modernizzazione.

martedì 16 luglio 2002

Il bidello del dipartimento di francese lo chiamiamo "L'inquilino del terzo piano".
Ha un che di demoniaco: non so se la cammianta ondulata, lo sguardo acceso ma intontito o il sorriso aguzzo.
Fatto sta che che è strano. Gira per l'università e saluta tutti. A volte puzza un po' d'alcol, ma l'altro giorno che pioveva mi ha prestato un ombrello per tornare a casa. Oggi gliel'ho riportato.
"Come va?" gli ho chiesto.
Ha ondulato lento la mano aperta.
"Potrebbe andare meglio?"
"Potrebbe andare meglio." ha detto.
"Eh, potrebbe sempre andare meglio."
"Sì" ha detto, senza più guardarmi, "Ma se andasse meglio sarebbe meglio."

lunedì 15 luglio 2002

Poi mi dicono su perchè non aggiorno...
ma quando aggiorno sto coso non funziona!
zio vacca.
Oggi: esame di filologia romanza.
L'assistente interroga una ragazza, alla fine chiede:"Come si chiama?"
"Ines T."
"Anno?"
"Primo"
"Noooo, volevo dire quando è nata, no?"
"Ah: 1982"
"Sa: negli anni '80 andavano molto di moda le telenovelas. Non è che sua madre le ha dato quel nome dopo aver visto la TV?"

lunedì 8 luglio 2002

Sì, no, non sono scomparso, è che
all'improvviso non ho più nulla da scrivere
e mi connetto sempre meno.
Sto studiando, pure,
con dubbi risultati, ma tant'è.
Credo di riprendere a settembre,
con qualche rara puntata in agosto,
se sopravvivo alla sessione.
Magari cambio anche grafica, se ci riesco.
non credo di riuscirci.
mah. vedremo.

lunedì 1 luglio 2002

sabato 22 giugno 2002

Miràculo! Sono resuscitati i commenti!

lunedì 17 giugno 2002

Uff, c'era un bell'articolo ieri sull'unità,
di Furio Colombo sulle impronte digitali,
e volevo linkarlo qui oggi ma non riesco a trovarlo,
ma insomma vabe'
vado a leggermi il mio oroscopo di fiducia...
(Hanno appena suonato quei pazzi leninisti di Lotta Comunista,
vanno in giro con sto caldo ad autofinanziarsi,
bisogna dire che c'hanno del coraggio,
fa forse tutto parte della loro follia.)

giovedì 13 giugno 2002

Ho letto una storia del Mullà Nasrudìn (…)

Che Il Mullà Nasrudìn andava in carrozza con un suo amico verso Baghdad, il suo amico ha visto un’indicazione stradale che diceva che Baghdad era nella direzione opposta a quella dove stavano andando Guarda che il cartello dice che per Baghdad dobbiamo andare dall’altra parte, aveva detto il suo amico al Mullà Nasrudìn.

Ma perché devi sempre concentrarti su dei particolari fastidiosi, gli aveva risposto il Mullà Nasrudìn, guarda piuttosto come andiamo veloci, in questa carrozza.

Paolo Nori, Si chiama Francesca, questo romanzo, Einaudi

martedì 11 giugno 2002

ufff
s'ha da studiare
s'ha da studiare
lavorare!
lavorare!

venerdì 7 giugno 2002

Michele Serra

Certo, in quasi trent’anni di giornalismo si impara a dubitare delle proprie idee, e comunque a usare in maniera più accorta le parole. Certo, è molto importante aprirsi alle opinioni degli altri, e guai a chi si illude di avere già capito come funziona il mondo e chiude porte e finestre alle novità in corso. Certo, l’attitudine alla polemica non deve far mai venire meno una certa qual cavalleria, così che i modi non siano mai così rozzi da gettare una cattiva luce anche sulle migliori ragioni. Certo l’accortezza dello stile , la misura dello scrivere devono essere sempre ben temperati , perché solo così si riesce a dominare la materia grezza delle emozioni e a trasformarla in discorso, in ragionamento. Certo, soprattutto in un periodo così acido e arroventato, la responsabilità di chi scrive è particolarmente alta, ed è gravemente sbagliato gettare benzina sul fuoco. Ciononostante, sono assolutamente sicuro che l’idea di intitolare alla mamma di Berlusconi un nuovo club di Forza Italia sia una delle più spaventose cagate degli ultimi cento anni.
Michele Serra, Repubblica

giovedì 6 giugno 2002

Oggi: acido.
Perchè sta minchia di commenti non funzionano?

giovedì 30 maggio 2002

Dovrei intitolare questo blog: Le mie avventure dal giornalaio.

Anche oggi mi sveglio incazzato. Ho fatto brutti sogni e ho dormito male. Esco appena vestito.
Il giornalaio non aspetta neppure che io apra bocca e mi passa l’Unità. Poi dice: “Ci sono due cazzi che si incontrano…” Non ho capito bene: “Cosa?” gli faccio. “Ci sono due cazzi che si incontrano” No. Non ho capito bene di nuovo, ma annuisco e lo lascio proseguire: “All’Università, si incontrano. E uno dice: ti vedo un po’ teso. Eh sì, fa l’altro, tra poco ho un esame orale.” Sghignazza.
Io (stronzo fino al midollo): “L’avevo già sentita.” dico.
“Ah, sì?” fa lui, sempre col sorriso. Poi incrocia le braccia e aspetta che gli racconti una barzelletta pure io.
Aspetta, aspetta pure.

Da tre settimane cerco un libro per un esame: Nievo: Il Novelliere Campagnuolo Ho girato tutte le librerie di Padova. L’ho ordinato e riordinato in giro. Un libraio mi ha detto: “Io sono cinquant’anni che lavoro qui e questo libro non l’ho mai sentito.”
Ah benon, ciò.
Io la mia buona volontà ce l’ho messa, SIAE di merda. Così stamattina, che stranamente non ho voglia di studiare, vado a farmi le fotocopie in facoltà. Ci vado a piedi. Passo per il parco. E’ pieno di gente: sul prato ci sono solo coppie che fiondano. Eh, la primavera…
Ci saranno 40 gradi all’ombra: al mio fianco, nella corsia delle biciclette, c’è una vecchia con un cappotto di cammello di quelli pesantissimi. Questa vecchia continua a brontolare con le biciclette che la sorpassano: “Imbecilli! Questa è la corsia dei pedoni!” continua e continua.
“No” le dico, indicando dove sono io “E’ questa la corsia dei pedoni.”
Lei mi guarda, e invece di rispondermi: “Ma tu, i cazzi tuoi, mai?” si azzittisce e si sposta.
Sono soddisfazioni.

Spendo i miei ultimi 5 euro per le fotocopie: non mi bastano neppure per tutto il libro: ne faccio solo metà. Decido di andare in aula studio per vedere se c’è una mia amica. Prima passo davanti a una libreria che non avevo considerato nella mia ricerca del maledetto Nievo. Ci entro.
E’ proprio il caso che vada avanti?
Il Novelliere Campagnuolo è lì che mi guarda. Costa esattamente quanto ho speso per le fotocopie.
E poi la gente si stupisce perché sono un po’ cinico.

mercoledì 29 maggio 2002

Rientro a casa verso mezzanotte.
Mia madre esce di scatto da una porta e dice:
- Ma tu, ce l'hai la ragazza?
- No.
- Ma come fa un ragazzo di 27 anni senza una ragazza?
- Eh, come fa: fa.

lunedì 27 maggio 2002

Sono donne che sanno di Giorgio Caproni


Sono donne che sanno
così bene di mare

che all'arietta che fanno
a te accanto al passare

senti sulla pelle
fresco aprirsi di vele

e alle labbra d'arselle
deliziose querele.

sabato 25 maggio 2002

In centro stamattina, c'era il banchetto della UAAR: Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Quattro vecchietti spelacchiati che raccoglievano firme sul funerale laico, sulla revoca del concordato, sull'eliminazione del crocifisso dai seggi elettorali. Inutile dire che ho firmato tutto. Me li vedo, mentre fanno le riunioni, questi vecchi da osteria, che bevono e bestemmiano. Penso che presto mi iscriverò.

martedì 21 maggio 2002

Come ogni mattina, vado dal giornalaio.
E’ da un mese circa che mi sveglio incazzato e non so perché e anche oggi non è diverso. La mia capacità linguistica, poi, è azzerata dal sonno.
Chiedo l’Unità, pago, e, ancora prima che io possa toccare il giornale, un tizo al mio fianco mi domanda: “Posso darci un’occhiata?”.
Penso – acidissimo - :“Vaffanculo, chiedine una copia al giornalaio e guarda quella”, ma non faccio in tempo a rispondergli che quello sta già sfogliando.
E’ un tappo, sembra sui quarant’anni, con occhiali quadrati, una camicia bianca, una giacca nera, capelli corti. Sfoglia il giornale velocissimo, non legge nessun titolo, non sbircia neppure le foto. E mentre sfoglia mi chiede a raffica: “Perché compri l’Unità? Cosa ti piace de l’Unità?” “Che differenza c’è col manifesto?” “Perchè ti piace di più L’Unità?” “Che firme ci sono su l’Unità?” e via così --- Io sono molto intontito, sia dall’ora mattutina, sia dall’ondata di domande con cui mi affoga: invece di picchiarlo a sangue, rispondo a tono; sembro proprio una persona beneducata e civile.
Alla fine, lui ripiega (male) il giornale per restituirmelo, sorride, mi tende la mano: “Sono un prete.” mi dice, neanche fosse in incognito, “Mi chiamo don Marco, piacere. Quando vuoi, sai dove trovarmi. La parrocchia è la casa di tutti.”
“Ah” dico. Mi guardo intorno in cerca d’aiuto, ma anche il giornalaio è scappato.
“Ma tu di dove sei?”. Sorride impetuosamente, questo prete, mentre cerco di arretrare.
“Di Padova”
“Di Padova? E vivi qui? Da tanto?”
“Sì, be’, da sempre.”
Si stupisce, sgrana gli occhi: “Ma… ma… io… NON TI HO MAI VISTO!”
Ghigno, mi allontano.
Don Marco dà un’occhiata all’Unità, poi sospira: “Be’ effettivamente… ci sarà un motivo…”
Ma dai?

lunedì 20 maggio 2002

Ginocchi di Giorgio Orelli

Io sono uno studente e studio su una terrazza contro prati in pendio
dove errano galline sui cui possono piombare falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e a un tratto, nell'attimo che giunge alla mia altezza, le chiedo una gomma per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi dà una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla gomma, in stampatello: T'AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco, l'attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.

venerdì 17 maggio 2002

Allora gioco anche io:
Le cinque cose che mi fanno più schifo:
1. I peperoni
2. I nazisti
3. La burrina bianca (chi ha capito: bene; perchè non specificherò)
4. Silvio Berlusconi
5. La suoneria dei telefonini che fa ta ta tata ta ta (è chiaro, no?)

lunedì 13 maggio 2002

Evvai Coffi!!
Non ho voglia, non ho voglia di fare un cazzo oo oh oh

venerdì 10 maggio 2002

Oh, benvenuto sputnik!
Esorcismo col riso di Velimir Chlebnikov (e chi è?)
(trad. A.M. Ripellino)

Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
Che ridono di risa, che ridacchiano ridevoli,
oh, sorridete ridellescamente!
Oh, delle irriditrici surrisorie - il riso dei riduli ridoni!
Oh, rideggia ridicolo, riso di ridanciani surridevoli!
Risibile, risibile,
ridifica, deridi, ridùncoli, ridùncoli,
ridàccoli, ridàccoli.
Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
Funzionerai, oggi, Blog spastico?

mercoledì 8 maggio 2002

Conversazione con mio padre n.1

Ho fatto un esame!
Ah. Come è andato?
Bene! Ho preso trenta!
Ah. Quanto l'hai studiato, tre giorni?
Be' un po' di più, ma...
Adesso quanti ne mancano? Tre?
No, cinque. Ma...
Pensavo tre.
No. Cinque.

martedì 7 maggio 2002

Brèkane è sotto esaurimento da esame.
Deve ancora finire il programma, e ha 24 ore per farlo.

Il masterizzatore di Duccio, regalato ieri,
non funziona. Sarò stato io a portare sfiga,
continuando a dire "Sì, te lo abbiamo dato oggi,
così se non funziona, lo riporti indietro"
"C'è il pericolo che non funzioni?"
"No no no, certo che no. Hai visto la marca? Eh? L'hai vista? La conosci?"
"No."
"Neanche io. Ma sembra che funzioni, non ti preoccupare."
Ale, che evidentemente è più scaramantico di me, soprattutto dopo
che io ho bevuto due spriss,
cercava di cambiare discorso: "No, ma te l'abbiamo dato anche perchè
temevamo che te lo comprassi anche tu..."
"Sì, ma anche perchè se non funziona..."
"No, ma soprattutto perchè se te lo compravi..."
"Sì e poi se non funziona, adesso..."
eccetera.
Be' torno a studiare, meglio, va'.

Ah. L'altro giorno era il compleanno di Nicola.

venerdì 3 maggio 2002

Sì, ho tagliato i capelli.
Non è che ne avessi molta voglia.
Il fatto che io avessi i capelli così lunghi infastidiva un poco mio padre, e la cosa, lo ammetto, mi provocava un certo piacere.

L'ho fatto non solo perchè si erano indeboliti, come dice il mio barbiere.
E' che quando hai 27 anni e i capelli tanto lunghi, certi tuoi coetanei (no, Duccio, non sto parlando di te) ti guardano come se li stessi sfidando, quasi una questione personale.

martedì 30 aprile 2002

(si vede che ho bevuto due spriz?)
- E il tuo blog è brekane, no?
Un attimo di silenzio, poi annuisco. Fa un certo effetto quando scopro che qualcuno legge questo sito, a parte i soliti tre quattro di cui ho precisa conoscenza. Un certo timore.
- Ma il tuo è di citazioni, no?
Ecco, un timore. E una sicurezza: che chi parla si è fermato ad un certo punto. "Be' più o meno" gli dico. Non insisto. Sul serio, mi intimorisce pensare che qualcuno che conosco e a cui non ho dato io l'indirizzo stia leggendo. Se fosse uno sconosciuto, vabbe'. Per fortuna si cambia subito argomento. Io mi metto a giocare con cellulare di Beppe.
- Invece quello di Nicola sta cambiando. E' come se...
Come se?
Lo so Nicola che stai leggendo, non ti darò la soddisfazione di sapere che si è detto ha ha ha ha ha
E' arrivato mio padre, devo aiutarlo a scaricare il vino.
continua?

lunedì 29 aprile 2002

perchè ho il sospetto che qualcuno stia delirando?

sabato 27 aprile 2002

Stupido Blog,
perchè non mi pubblichi le cose
quando te lo chiedo?
ma sempre con un giorno di ritardo?
eh, bastardo?
QUEL CHE SUCCEDE IN QUESTI GIORNI

Pronto, ciao.
Ehi! Ciao. Come va?
Bene, tu?
Bene. Stasera? Che fai?
Boh, e tu?
Mah.
Andiamo al cinema?
Sì, ma non ho soldi.
No, neanche io.
Be’ possiamo fare due chiacchiere.
Ho qualche birra in frigo.
Perfetto! Ma non stiamo fuori tanto…
No no, voglio andare a letto presto.
Anch’io. Domani devo studiare.
Già. Sì: stiamo fuori poco. Un’ora.
Un’ora, un’ora e mezza.
Sì, ma a mezzanotte voglio essere a letto.
Sì, anche io. Undici e mezza, mezzanotte.
Allora ok.
Ok. Ci vediamo alle dieci?
Ok. Chiamo gli altri.
Ok. Ma stiamo poco.
Poco. Pochissimo. Il tempo di una birra.
Ok. Ciao
Ciao.

ORARIO MEDIO DI RIENTRO: 1.30.

venerdì 26 aprile 2002

Per la serie: “SENZA VERGOGNA!”:
NOTE ritrovate in un vecchio quaderno, datate 17 Ottobre 1998.

Prima puntata (di 4)

Nel 1997 Papa Giovanni Paolo II morì in seguito ad un intervento chirurgico particolarmente lungo e impegnativo. Uno degli infermieri aveva lasciato, tra l’intestino e i polmoni, una croce di legno lunga circa 20 centimetri. La croce aveva fatto infezione, portando il papa a morte precocissima. Interrogato da una commissione di inchiesta appositamente nominata su cosa ci facesse in sala operatoria con un crocifisso, l’infermiere rispose: volevo farmelo autografare. Dopo questo avvenimento, il primario della sezione chirurgica dell’ospedale Gemelli di Roma, Pietro Gliata, fu estromesso dall’ordine massonico di cui faceva parte: i Santissimi Cazzuolatori di Malta.
(continua…)

giovedì 25 aprile 2002

Conversazioni con mia madre n.3

Sei depresso?
No, perché?
Non fai niente.
Buon 25 Aprile a tutti.
Autolesionismo

- Ma che piede c'hai?
- Eh, quarantasei.
- Quarantasei? Be' (ridendo cameratesco): piede lungo, uccello lungo.
- No, purtroppo no.

martedì 23 aprile 2002

Perché mi arrivano le lettere di Frate Indovino?
Mi scrive:
E' certo che, da parte mia, porgo la mano per offrire quello che in realtà ho di più caro: la mia Fede in Dio ed il rispetto per tutte le Sue creature.
o anche:
Dalla corrispondenza che fino ad ora ho ricevuto emerge un partecipato consenso per l'Almanacco Frate Indovino 2002, dal titolo "Zuccherini Italiani". Non solo la veste grafica è reputata gradevole, ma anche il tema di fondo (che bacchetta in modo bonario quei "vizzietti" tipici degli "arrivisti nostrani" vecchi e nuovi) è stato compreso e anche apprezzato.

Caro Frate: cambi nome, la prego. Io - glielo dico una volta per tutte -
sono ateo. Non bestemmio solo perchè mi vengono meglio altre parolacce.
Degli "Zuccherini Italiani", che, detto con franchezza, mi fanno venire la pelle d'oca,
non me ne frega un cazzo.
E "vizzietti" si scrive con una zeta sola.

domenica 21 aprile 2002

Traducendo Brecht di Franco Fortini

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola di un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

sabato 20 aprile 2002

Ho i commenti!
Intanto, l’alba.

Era da tempo che non restavo sveglio così tanto.
Mi si chiudevano gli occhi, facevo perfino fatica a guardare.
Ale, invece, era come se si fosse appena svegliato, si era bevuto anche un caffè.
Io: crollavo.
Avevamo visto la luce del sole diffondersi mentre chiacchieravamo. Poi, piano piano, se ne erano andati tutti: Duccio, Guido, Ale. Ho pulito il tavolo, stavo per infilarmi a letto, ma prima sono uscito un po' in balcone. Erano le sette. L’aria a quell’ora sembrava diversa, più limpida, più facile da respirare. Invece di andare a dormire sono sceso a prendere il giornale. Ho spaventato il mio giornalaio scorbutico e leghista. Era solo, ed è abituato a vedermi verso le nove e mezza. Non credo che abbia una buona opinione di me. Per rompergli le balle, una volta, entravo tutti i giorni nel chiosco e uscivo senza comprare nulla, dopo aver sfogliato tutti i fumetti e tutte le riviste. Lo mandava in bestia, questa cosa. Forse pensava pure che rubassi qualcosa.
“L’Unità”, gli ho chiesto. Mi ha passato il giornale, ma si vedeva che era turbato. Quando me ne sono andato, ancora mi fissava.

Ho sonno.

venerdì 19 aprile 2002

Sciopero delle banane

L'altra sera, a casa mia, si discuteva con Nicola di quello che Libero - giornale pacato e obiettivo - aveva chiamato Lo Sciopero delle banane, sottotitolando - altrettanto pacatamente e obiettivamente - Gli ultimi comunisti in piazza, d'accordo con chi ha ucciso Biagi. Non abbiamo discusso molto. Tra fagioli alla Bud Spencer e patate al forno e vino e grappa ci si è un po' persi. Ma una cosa mi è rimasta in mente, perchè poi l'ho sentita dire anche dal nostro mega presidente del consiglio - devo proprio nominarlo? - l'onorevolissimo cav. Silvio Berlusconi. (Baciamo le mani) L'argomento è, più o meno, "Molti di quelli che hanno scioperato, non sapevano perchè scioperavano". Il nostro super presidente del consiglio ha dato cifre più precise, naturalmente; secondo lui 8 persone su 10 non sapevano perchè stavano manifestando. Ciò vuol dire che se lo avessero saputo, se fossero stati più consapevoli, cioè se non si fossero fatti traviare dal malefico sindacato, senza dubbio non avrebbero scioperato. Per cui non vale. Fatta Marron. Sbandius.
All'inizio, pensavo che un argomento del genere fosse solo offensivo. Non mentre ne parlavo con Nicola. Perché tra amici queste discussioni si fanno, in tranquillità, e argomenti del genere vengono fuori più e più volte. Anche se non si hanno dati certi, si può parlare, no? Si può dire anche che secondo me 8 persone su 10 non sapevano esattamente perchè votavano Forza Italia, e quindi le elezioni non valgono. Chi mi contesterà questo? Certo si può dire che altrettanti non sapevano perchè votavano a sinistra. Ancora meglio! Un elemento in più per dire che bisogna rifare tutto, che non vale! Ma le elezioni ci sono state e c'è stato lo sciopero e ce ne saranno altri, credo, se si andrà avanti così...
Ma non stavo parlando di questo. Dicevo che all'inizio pensavo che un argomento del genere fosse offensivo. Perchè dimostrava che considerazione avesse il nostro iper presidente del consiglio nei riguardi di chi lavora. Cioè zero. Cioè una mandria di pecore asservite a chi li sa convincere meglio. Ma una cosa è parlarne tra amici, una cosa invece è se lo dice una carica dello stato, un'altra cosa ancora se lo dice un' importante carica dello stato che ha fatto la sua fortuna proprio su questo concetto. E mi sono sentito schifato, offeso, disgustato, eccetera: vedete voi che aggiungere...
Poi ci ho pensato meglio, però. E ho capito che il magnificentissimo cav. Silvio Berlusconi non voleva offendere quegli 8 su 10 che hanno manifestato per sport. L'offesa era diretta a quei 2 su 10, quei poveri 2 che erano consapevoli e che quindi andavano consapevolmente contro l'infallibile governo!
Poveretti! come fanno a sbagliare così? Come si fa? Eh?
Ma per fortuna lui è buono, basta dire le parole magiche e tutto tornerà come prima, tornerà ad essere in nostro buon padre di famiglia, salvifico e bonario e divertente. E ci racconterà una barzelletta e rideremo tutti e amici come prima.
E le parole magiche sono - ripetetele con me:
Egregio cav. Silvio Berlusconi,
capo del governo e massima divinità in terra, ti prego,
perdonali perchè non sanno quel che fanno.

martedì 16 aprile 2002

Sciopero

La manifestazione, oggi a Padova, è stata bella. C'era tantissima gente, da tutto il Veneto. Gli organizzatori hanno detto che eravamo in 80.000, forse eravamo un po' meno: ma eravamo tanti. Se penso che ci sono state manifestazioni simili in tutta Italia, mi viene la pelle d'oca. Piazza Insurrezione, di solito un parcheggio, era piena di bandiere. Così piena che anche da due metri non si riusciva a vedere il palco. Ho sentito più di una persona dire che s'era commossa. Io... io sono stato bene. Ho passeggiato con la bici tra i giocolieri, passando attraverso gruppi diversissimi di sbandieratori e liceali scalmanati che pogavano. C'era anche la Liga Veneta, saranno stati in dieci, un po' isolati ma nessuno gli diceva nulla. Sarò scemo, ma c'erano striscioni commoventi. C'erano cinque ragazzi solitari che giravano in fila con un drappo giallo su cui c'era scritto: Facoltà di Matematica. Che dire? c'era anche la facoltà di matematica! Che altro si può volere?

lunedì 15 aprile 2002

Volevo parlare di Palestina, ma c'è già chi lo fa molto meglio di me.
Invece due notizie marginali.

Pagina 18 del Corriere della Sera di lunedì 15 aprile:
LANDI, VIOLATO SU INTERNET IL SUO SITO SEGRETO
"ROMA - Michele Landi utilizzava un sito segreto forse per nascondere dietro alle sue foto messaggi cifrati. Due giorni prima di essere trovato impiccato, il tecnico informatico consulente del presunto telefonista delle Brigate Rosse Alessandro Geri nell'inchiesta sull'omicidio D'Antona, aveva cancellato tutte le immagini. Ma venerdì scorso, pochi istanti prima che il legale della famiglia della vittima (...) riuscisse ad entrare nel sito con l'aiuto di un esperto, un "pirata" l'ha preceduto ed ha compiuto interventi sospetti. L'avvocato ha registrato le operazioni su un dischetto e oggi lo consegnerà ai magistrati. (...)"
A parte l'uso osceno dell'italiano, una notizia interessante. Sicuramente più interessante dell'articolo di Panebianco in prima pagina.

Pagina 14 a margine sempre Corriere della Sera, sempre lunedì:
NEPAL, OLTRE 300 MORTI NEGLI SCONTRI TRA RIBELLI MAOISTI E FORZE DI POLIZIA
"Potrebbero essere oltre 300 le vittima degli scontri tra ribelli maoisti e forze di sicurezza in Nepal. Il bilancio è stato fornito ieri dalla polizia. Finora sono stati recuperati 100 corpi. Gli scontri scoppiati tra giovedì e venerdì nel distretto di Dang, sono i più sanguinosi in sei anni di ribellione dei maoisti."

giovedì 11 aprile 2002

Da l'Unità: 11.04.2002
Troppo poco
di Maria Novella Oppo

Chissà perché, da quando tutti i tg hanno mandato in onda la dichiarazione del ministro Scajola sul 'probabile suicidio' del tecnico informatico Michele Landi, abbiamo cominciato a dubitarne. Pregiudizio politico? No, è che non si capisce perché un ministro degli interni debba dare per conclusa un'inchiesta appena avviata. Infatti ieri questa ovvia constatazione è stata fatta anche dai parenti del morto ripresi durante il funerale. E la sera precedente a 'Primo piano' altri parenti e amici avevano portato tanti elementi di dubbio da costituire quasi una certezza. Soprattutto è parso sicuro il pm palermitano che in passato lavorò con Landi e che sembra conoscere molto più del carattere dello studioso, di cui il pubblico invece conosce una sola foto, in cui sorride. Poi la tv ci ha fatto vedere l'esterno della sua casa, la stradina di un antico centro storico, la scaletta di pietra, il portoncino sigillato. E ci ha dato qualche notizia sul ritrovamento del corpo: le gambe che toccavano un divano; sul collo tracce di una corda diversa da quella con la quale si sarebbe impiccato; il computer acceso, perché Landi stava scrivendo. Ma non per questo ha lasciato una sola parola per parenti e amici. Il ministro Scajola, invece, anche questa volta ha parlato troppo o troppo poco.

mercoledì 10 aprile 2002

Interviste inutili 1

Emanuele formula questo genere di pensieri: “La teoria linguistica che stiamo studiando postula i limiti della comunicazione, dovuti a fatti semantici individuali e a problemi di contesto. Se io e te stiamo parlando - se tu sei il ricevente, io l’emittente di un messaggio - tu capirai solo una percentuale di quello che io voglio dirti. Questa percentuale può tendere a zero o a cento, ma non potrà mai essere esattamente zero o esattamente cento. Adesso: mettiamo che io stia parlando da solo. Diciamo che pensare è un modo tutto particolare di parlare da soli. In questi casi l’emittente e il ricevente sono la stessa cosa. Allora vuol dire che quando pensiamo non ci capiamo mai del tutto, no? Vuol dire che qualcosa di quello che diciamo a noi stessi ci sfugge sempre…”
“E’ per questo che ci sono gli psichiatri”, commenta la professoressa, “Forse non faresti male ad incontrarne uno…”- questo non lo dice, ma dallo sguardo è chiarissimo che lo pensa.
Emanuele, perché sul tuo astuccio hai scritto “18” cinque volte? Eri contento di essere diventato maggiorenne?
Ride: “Non l’ho scritto io. E’ stato un mio compagno di liceo. Si vantava delle proprie dimensioni.”
Sul tuo astuccio?
“Sul mio astuccio.”

martedì 9 aprile 2002

Tutti i giorni - Ingeborg Bachmann
(trad: M.T. Mandalari)

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L'inaudito
è divenuto quotidiano. L'eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l'ombra di un riarmo eterno
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all'amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l'inosservanza
di tutti gli ordini.
-Anche l'informe ha una forma: è la forma dell'informe.
Mario Richter, Docente di Letteratura Francese all'Università di Padova

lunedì 8 aprile 2002

Conversazione con mia madre N. 2

- Sai cos'è che puzza, in salotto?
- No
- E' la tela del divano.
- La tela del divano.
- Sì. Tu ci metti i piedi, poi puzza.
- Ma se ci stai sempre tu, lì!
- Io appoggio i piedi dall'altra parte...
- E poi i miei piedi non puzzano.

- Questa è una leggenda.
Conversazione con mia madre N. 1

-Te vuoi the?
-No, l'Inter ha perso.

domenica 7 aprile 2002

Un'intervista interessante:
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=2368
Novembre 1936 – paul éluard
(traduzione: Franco Fortini)

Guardateli al lavoro i costruttori di macerie
sono ricchi pazienti neri ordinati idioti
ma fanno quel che possono per esser soli al mondo
stanno agli orli dell’uomo e lo colmano di sterco
piegano fino a terra palazzi senza capo.

A tutto ci si abitua
ma a questi uccelli di piombo no
ma non al loro odio per tutto quel che luccica
non a lasciarli passare.

Parlate del cielo e il cielo si vuota
poco ci importa l’autunno
i nostri padroni hanno pestato i piedi
noi l’abbiamo dimenticato l’autunno
dimenticheremo i padroni.

Città secca oceano d’una goccia scampata
di un unico diamante coltivato alla luce
Madrid città fraterna a chi ha patito
lo spaventoso bene che nega essere esempio
a chi ha patito
l’angoscia indispensabile perché splenda quel bene.

E alla sua verità salga la bocca
raro alito sorriso come rotta catena
e l’uomo liberato dal suo passato assurdo
levi innanzi ai fratelli un volto eguale

e alla ragione dia vagabonde ali.

sabato 6 aprile 2002

Diario da Tel Aviv di Manuela Dviri (scrittrice israeliana) dal Corriere della Sera

Quell’ufficiale non mi ruberà i miei ideali

«Andate andate soldatini che il buon nonno Sharon vi porta a combattere bambini, a uccidere, a morire, e a tornare a casa in pezzettini...», scandiva oggi a mezzogiorno, sotto un sole cocente, un gruppo di ragazzi imbrattati di sangue finto davanti al ministero della Difesa. Dalle automobili che passavano arrivava di tutto, dai sorrisi di incoraggiamento alle minacce («Speriamo che venga un palestinese e vi faccia fuori tutti»). Gli israeliani, si sa, son di sangue caldo. Domani ci sarà un'altra dimostrazione, che partirà dalla piazza a nome Rabin, e domenica un'altra ancora. Nei cimiteri militari hanno sepolto cinque soldati. E a Tel Aviv la vita sta tornando, lentamente, a una specie di cauta normalità. Tre, quattro giorni senza attentati e un po' di sole e già tutti al ristorante, al mare, per la strada. Io invece sono di umore nero. Non voglio tornare a nessun tipo di falsa normalità. Sono rabbiosa. Se fosse per me nell'elicottero per portare via Arafat, infilerei anche Sharon e Mofaz, il capo di Stato maggiore. E poi ci metterei volentieri anche Effi Eitam, da oggi il nuovo capo del partito religioso «Mafdal» (che una volta era moderato, ed è diventato più falco dei falchi). Conosco bene Effi. Era ufficiale di mio figlio Joni, ha mangiato a casa nostra, ha persino parlato al cimitero all'anniversario della sua morte. Sapevo che era di destra, ma le sue ultime dichiarazioni mi hanno lasciato attonita. Mi sono offesa, quasi mi volesse portare via i miei ideali, il mio mondo, il «mio» Israele, il mio ebraismo, la ragione della morte del mio ragazzino, la mia sofferenza. Tutto. L'ho chiamato a casa. Non c'era. Sua moglie mi ha risposto al telefono e subito mi ha detto senza tanti preamboli: «Questo è un giorno di lutto per te, immagino, certo non sei soddisfatta dell'elezione di mio marito. Mi dispiace per te, ma questo è un Paese democratico, ricordatelo, e in un Paese democratico devi accettare le decisioni della maggioranza. Se per te sono inaccettabili, o immorali, puoi sempre andartene. Torna in Italia». E per una volta tanto, sono rimasta senza parole. Poi però mi sono ripresa e le ho risposto: «Israele è anche mio e non me lo porti via. Perché non te ne vai tu, invece?». *scrittrice israeliana

venerdì 5 aprile 2002

PALESTINA - Joe Sacco - Mondadori 2002

Dalla prefazione dell'autore (scritta nel luglio del 2001):
"Questo libro parla della prima Intifada contro l'occupazione di Israele, che stava raffreddandosi proprio durante il mio soggiorno. Mentre scrivo queste parole, sta prendendo il via una nuova Intifada perché, in breve, l'occupazione di Israele e tutte le conseguenze della dominazione di un popolo ad opera di un altro, non si sono fermate.Palestinesi e israeliani continuano ad uccidersi in un conflitto a bassa intensità o con violenza diffusa (con uomini bomba, fuoco dagli elicotteri, bombardamenti aerei) fino a che il nodo di tutto, cioè l'occupazione israeliana, non si porrà come un elemento da risolvere nella legge internazionale e come principio di diritto umanitario."

giovedì 4 aprile 2002

Adesso s'ha solo da mettere apposto la grafica... Intanto leggete cammina....cammina..
Ehi! L'ho inserito al posto giusto!
Grazie a Nicola per il codice. Devo solo capire dove inserirlo...

mercoledì 3 aprile 2002

I RAGAZZI
(terza parte)


Firas ha 15 anni e milita nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, uno dei gruppi di resistenza che influenzarono la rivolta nelle prime settimane di agitazione…
Come mai ti sei lasciato coinvolgere dall’intifada?
“Per me è un modo per riprendermi il mio paese, per liberarlo dall’occupazione, per far sì che il mondo intero conosca la nostra situazione… Vedo come i soldati trattano i miei genitori, i miei fratelli sono stati picchiati, uno di loro è in carcere…”
Come sei stato reclutato dal Fronte Popolare?
“Un mio vicino di casa è venuto a trovarmi, mi ha chiesto quale fosse la mia fede politica, se aderissi alle iniziative di Hamas o a quelle di altri gruppi. Poi, per un paio di giorni, mi ha osservato e studiato, ha visto chi frequentavo, dove andavo… Quando decise che potevo essere la persona giusta, mi chiese se volessi aderire al Fronte Popolare. Mi disse che avrei dovuto prendere in considerazione la proposta se mi importava qualcosa di me e del mio paese, dei nostri problemi e del nostro modo di vivere. Gli risposi che ci avrei pensato. Non mi fece pressioni. Lo incontrai sei volte, insieme ad altri, prima di decidere. Fui contattato da altri gruppi, ma avevo già deciso per il Fronte Popolare…"
Quanti anni avevi quando prendesti la tua decisione?
“13 anni. Dai 13 ai 15 anni svolgi mansioni generiche. Scrivi slogan sui muri con le bombolette e distribuisci volantini. A 16 anni, se lo vuoi. Puoi diventare membro effettivo del gruppo. Il tuo nome viene scritto in un registro… Si va dalle scritte sui muri ad altre cose.”
Che genere di cose?
“Tipo dare avvertimenti ai collaborazionisti. Li avvisi due volte, alla terza scatta il pestaggio.”
Hai amici nelle altre fazioni?
“Io sto col mio gruppo. Ci sono problemi tra Al Fatah e il Fronte, tra Al Fatah e Hamas, problemi innescati dal processo di pace. Al Fatah aderisce alle proposte, il Fronte Popolare no…”
Ma le fazioni arrivano mai allo scontro diretto?
“Sì, una volta, per esempio, i sostenitori di Al Fatah uscirono in strada gridando ‘Noi siamo l’OLP! Noi aderiamo agli accordi di Madrid!’ mentre quelli del Fronte cominciarono ad inveire contro quegli stessi accordi. Cominciarono a picchiarsi con dei bastoni… e arrivarono alle coltellate… rimasero coinvolte 150-200 persone, e ci furono dei feriti…Non mi piace quando succedono certe cose, e vorrei che un giorno Al Fatah capisse che questo processo di pace non ci dà un bel niente, mentre Israele otterrà tutto ciò che desidera. Speriamo un giorno di poterci coordinare con Al Fatah e continuare insieme la nostra lotta.”
Pensi ad altre iniziative oltre all’intifada?
“Non penso a nient’altro, solo a una lotta politica.”
Che mi dici della scuola?
“La mattina esco di casa e se incontro i soldati li affronto. E a scuola non ci vado.”
Com’è stata la tua esperienza di lotta?
“Una volta ho beccato una pallottola e sono stato arrestato tre volte. Durante uno di questi arresti ci hanno legati, bendati e picchiati…Io non ho ancora 16 anni, e quindi posso evitare il carcere se i miei genitori pagano un’ammenda di 300 dollari…”
I tuoi genitori tentano di scoraggiarti dal lanciare pietre?
“Loro credono che io stia facendo una cosa giusta.”
Cos’è successo la volta che ti hanno sparato?
“Ero insieme a molti altri ragazzi. Arrivarono i soldati e noi scappammo via. Mi colpirono alle spalle. Gli altri del gruppo cominciarono una fitta sassaiola per impedire ai soldati di arrestarmi. In quel momento arrivò un’ambulanza e mi portò all’ospedale. Mi misero in una camerata di 12 letti, tutti feriti dell’Intifada. I soldati e lo Shin Bet vennero a controllare chi era stato colpito quel giorno. Ci chiesero i nostri nomi, picchiandoci e chiamandoci cani. (…) Se scoprono i nostri nomi possono arrestarci. E io non volevo che i miei genitori fossero costretti a pagare per tenermi fuori dal carcere. E così non risposi…Cinque soldati mi tirarono giù dal letto e mi buttarono per terra… nella caduta mi ruppi un braccio. Quando videro che mi tenevo il braccio, cominciarono a prenderlo a calci… I medici e le infermiere tentavano di fermarli, ma quelli li respingevano… I soldati spezzarono un braccio anche a un impiegato dell’ospedale… Non saprei dire quanti colpi mi hanno dato… Perdevo sangue dalla bocca e dal naso… Mi ruppero un dente…
Dopo due giorni ripresi conoscenza… I soldati tornarono ma trovarono ad attenderli alcuni uomini dell’ONU e della Croce Rossa, e così non poterono più picchiarmi…”
Conclusa l’intervista, Samah e io ci sedemmo a discutere della storia di Firas e di altri suoi coetanei…
“L’Autorità Palestinese ha chiuso i circoli giovanili. I ragazzi non giocano a pallone, né possono coltivare altri interessi. Non possono fare altro che pensare alla lotta. Anche a scuola cantano inni dell’Intifada. E i soldati non lasciano in pace nessuno… Ti fermano di continuo, ti sommergono di domande… E ogni famiglia qui ha parenti che sono stati uccisi, feriti o sono finiti in carcere… Ma che infanzia è questa?”

Joe Sacco – Palestina, Mondadori 2002

venerdì 15 marzo 2002

Brekane va in vacanza fino al 24 marzo.
Buona primavera a tutti.

giovedì 14 marzo 2002

Flaubert

"Per me un libro è sempre stato una maniera speciale di vivere"

Mah...

"Lo stile si ottiene solo con un lavoro atroce, con un accanimento fanatico e una totale dedizione."

"... Non voglio pubblicare niente... io lavoro con assoluto disinteresse e senza fini reconditi, senza alcun pensiero estraneo..."

Non ci crede nessuno.

mercoledì 13 marzo 2002

ma... io non lo so, io piango e basta.

lunedì 11 marzo 2002

Alba
(traduzione moolto libera dal francese)

Ho abbracciato l'alba d'estate.

Niente ancora si muoveva sulla faccia dei palazzi. L'acqua era morta. Le ombre non arretravano sul sentiero del bosco. Camminavo, svegliando i respiri tiepidi e vivi, e le gemme guardarono e le ali si alzarono senza un rumore.

Il primo avvenimento fu, nel sentiero già pieno di sfavillii freschi e pallidi, un fiore che mi disse il suo nome.

Risi col wasserfall biondo che si arruffò attraverso gli abeti: sulla cima argentata riconobbi la dea.

Allora tolsi i veli uno a uno. Nel viale, agitando le braccia. Per la pianura, dove l'ho annunciata al gallo. Nell'enorme città, lei scappava tra i campanili e le cupole, e io, correndo come un mendicante sul lungofiume di marmo, io la incalzavo.

In cima alla strada, vicino a un bosco d'alloro, l'ho avvolta coi suoi veli ammucchiati, ho sentito il suo corpo immenso. L'alba e il ragazzo caddero sul fondo del bosco.

Al risveglio era pomeriggio.

Arthur Rimbaud, Illuminations

Odio Rimbaud.

sabato 9 marzo 2002

Che ci faccio qui? Dovrei essere fuori, al sole, con qualcuno; non qui, da solo, davanti al computer. Le finestre aperte hanno un odore primaverile. Ieri avrei voluto avvicinarmi di più. Chiodo schiaccia chiodo, non è che ci sono chiodi all'orizzonte? No, cioè sì, se... (Glielo dico? Ce n'è una, ma è già occupata... Troppo! troppo clamoroso! Sto zitto) Uff, sei troppo selettivo... Già. Com'era la fine? Non lo so, guardavo te che ti addormentavi. (no, nessun tono romantico. Divertito, ecco. Con quel giusto understatement per non far capire. E al buio se arrossisci non si vede.)
Sul serio: non dovrei essere qui, ora.
"Semplicemente, non avevo voglia di occuparmi di quelle cose, non ero capace, non mi interessava niente. Eppure fingevo, e non mi interrogavo sulle ragioni della mia ostinazione perché ancora non sapevo quanto fosse tipico dei letterati l'impulso a cercare diversivi, a scovare impegni per sottrarsi al destino che si sono scelti e a cui nessuno li ha costretti."

Antonio Franchini, L'abusivo, Marsilio, 2001

giovedì 7 marzo 2002

- E' ora di rivalutare la merda.
- E quando mai è stata svalutata?

Altan, su Linus di marzo

domenica 3 marzo 2002

Lipogramma: componimento letterario, gener. testo scritto in cui, per artificio retorico, si omettono intenzionalmente tutte le parole recanti una denominata lettera o gruppo di lettere, ovvero si omette da tutte le parole una certa lettera o gruppo di lettere.
Ad esempio:
Lpgrmm: cmpnmnt lttrri, gnr. tst scrtt n c, pr rtfc rtrc, s mttn ntnznlmnt ttt l ptl rcnt n dnmnt lttr grpp d lttr, vvr s mtt d ttt l prl n crt lttr grpp d lttr.
Insomma: il codice fiscale, oltre ad essere un componimento letterario, è un lipogramma.

sabato 2 marzo 2002

"3. Estetica della riduzione (less is more?) Una foto in bianco e nero è una forma di censura sui colori per questioni di eleganza stilistica. Il supereroe cieco Devil acquista superpoteri in un incidente che gli toglie la vista potenziando al massimo gli altri sensi. I racconti a scatole cinesi mostrano che il gran contentitore dei racconti, il mondo, non è nient'altro che un racconto racchiuso dentro un racconto racchiuso dentro un racconto. Secondo Karl Kraus un aforisma dice una mezza verità o una verità e mezza. I romanzi mancanti di vocali di Georges Perec insinuano che il linguaggio sia un enorme lipogramma, rimasuglio afasico di una lingua ipervocalica che ha perso per strada centinaia di fonemi. Per malinteso realismo, romanzieri ingegnosi si avvilisocono in voci narranti meno intelligenti di loro."
Tiziano Scarpa Cos'è questo fracasso Einaudi 2000

Cos'è un lipogramma?

giovedì 28 febbraio 2002

- Senta prof.: a me della storia di Venezia non me ne frega un cazzo.
- Ma no, ma non dica così.
- Sì sì invece che lo dico, eccome se lo dico, lo ripeto pure.
- Ma è il mio lavoro di una vita, Venezia, sul mare...
- Sul mare, sì, i ponti, la laguna, ma che palle... Ci sono così tante cose al mondo che uno potrebbe fare...
- Guardi: 25, le va bene?
- Facciamo 26.
- 25 e mezzo.
- 26.
- Ok, 26. Ma domani viene con me a San Marco.
- Non se ne parla nemmeno.