giovedì 30 maggio 2002

Dovrei intitolare questo blog: Le mie avventure dal giornalaio.

Anche oggi mi sveglio incazzato. Ho fatto brutti sogni e ho dormito male. Esco appena vestito.
Il giornalaio non aspetta neppure che io apra bocca e mi passa l’Unità. Poi dice: “Ci sono due cazzi che si incontrano…” Non ho capito bene: “Cosa?” gli faccio. “Ci sono due cazzi che si incontrano” No. Non ho capito bene di nuovo, ma annuisco e lo lascio proseguire: “All’Università, si incontrano. E uno dice: ti vedo un po’ teso. Eh sì, fa l’altro, tra poco ho un esame orale.” Sghignazza.
Io (stronzo fino al midollo): “L’avevo già sentita.” dico.
“Ah, sì?” fa lui, sempre col sorriso. Poi incrocia le braccia e aspetta che gli racconti una barzelletta pure io.
Aspetta, aspetta pure.

Da tre settimane cerco un libro per un esame: Nievo: Il Novelliere Campagnuolo Ho girato tutte le librerie di Padova. L’ho ordinato e riordinato in giro. Un libraio mi ha detto: “Io sono cinquant’anni che lavoro qui e questo libro non l’ho mai sentito.”
Ah benon, ciò.
Io la mia buona volontà ce l’ho messa, SIAE di merda. Così stamattina, che stranamente non ho voglia di studiare, vado a farmi le fotocopie in facoltà. Ci vado a piedi. Passo per il parco. E’ pieno di gente: sul prato ci sono solo coppie che fiondano. Eh, la primavera…
Ci saranno 40 gradi all’ombra: al mio fianco, nella corsia delle biciclette, c’è una vecchia con un cappotto di cammello di quelli pesantissimi. Questa vecchia continua a brontolare con le biciclette che la sorpassano: “Imbecilli! Questa è la corsia dei pedoni!” continua e continua.
“No” le dico, indicando dove sono io “E’ questa la corsia dei pedoni.”
Lei mi guarda, e invece di rispondermi: “Ma tu, i cazzi tuoi, mai?” si azzittisce e si sposta.
Sono soddisfazioni.

Spendo i miei ultimi 5 euro per le fotocopie: non mi bastano neppure per tutto il libro: ne faccio solo metà. Decido di andare in aula studio per vedere se c’è una mia amica. Prima passo davanti a una libreria che non avevo considerato nella mia ricerca del maledetto Nievo. Ci entro.
E’ proprio il caso che vada avanti?
Il Novelliere Campagnuolo è lì che mi guarda. Costa esattamente quanto ho speso per le fotocopie.
E poi la gente si stupisce perché sono un po’ cinico.

mercoledì 29 maggio 2002

Rientro a casa verso mezzanotte.
Mia madre esce di scatto da una porta e dice:
- Ma tu, ce l'hai la ragazza?
- No.
- Ma come fa un ragazzo di 27 anni senza una ragazza?
- Eh, come fa: fa.

lunedì 27 maggio 2002

Sono donne che sanno di Giorgio Caproni


Sono donne che sanno
così bene di mare

che all'arietta che fanno
a te accanto al passare

senti sulla pelle
fresco aprirsi di vele

e alle labbra d'arselle
deliziose querele.

sabato 25 maggio 2002

In centro stamattina, c'era il banchetto della UAAR: Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Quattro vecchietti spelacchiati che raccoglievano firme sul funerale laico, sulla revoca del concordato, sull'eliminazione del crocifisso dai seggi elettorali. Inutile dire che ho firmato tutto. Me li vedo, mentre fanno le riunioni, questi vecchi da osteria, che bevono e bestemmiano. Penso che presto mi iscriverò.

martedì 21 maggio 2002

Come ogni mattina, vado dal giornalaio.
E’ da un mese circa che mi sveglio incazzato e non so perché e anche oggi non è diverso. La mia capacità linguistica, poi, è azzerata dal sonno.
Chiedo l’Unità, pago, e, ancora prima che io possa toccare il giornale, un tizo al mio fianco mi domanda: “Posso darci un’occhiata?”.
Penso – acidissimo - :“Vaffanculo, chiedine una copia al giornalaio e guarda quella”, ma non faccio in tempo a rispondergli che quello sta già sfogliando.
E’ un tappo, sembra sui quarant’anni, con occhiali quadrati, una camicia bianca, una giacca nera, capelli corti. Sfoglia il giornale velocissimo, non legge nessun titolo, non sbircia neppure le foto. E mentre sfoglia mi chiede a raffica: “Perché compri l’Unità? Cosa ti piace de l’Unità?” “Che differenza c’è col manifesto?” “Perchè ti piace di più L’Unità?” “Che firme ci sono su l’Unità?” e via così --- Io sono molto intontito, sia dall’ora mattutina, sia dall’ondata di domande con cui mi affoga: invece di picchiarlo a sangue, rispondo a tono; sembro proprio una persona beneducata e civile.
Alla fine, lui ripiega (male) il giornale per restituirmelo, sorride, mi tende la mano: “Sono un prete.” mi dice, neanche fosse in incognito, “Mi chiamo don Marco, piacere. Quando vuoi, sai dove trovarmi. La parrocchia è la casa di tutti.”
“Ah” dico. Mi guardo intorno in cerca d’aiuto, ma anche il giornalaio è scappato.
“Ma tu di dove sei?”. Sorride impetuosamente, questo prete, mentre cerco di arretrare.
“Di Padova”
“Di Padova? E vivi qui? Da tanto?”
“Sì, be’, da sempre.”
Si stupisce, sgrana gli occhi: “Ma… ma… io… NON TI HO MAI VISTO!”
Ghigno, mi allontano.
Don Marco dà un’occhiata all’Unità, poi sospira: “Be’ effettivamente… ci sarà un motivo…”
Ma dai?

lunedì 20 maggio 2002

Ginocchi di Giorgio Orelli

Io sono uno studente e studio su una terrazza contro prati in pendio
dove errano galline sui cui possono piombare falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e a un tratto, nell'attimo che giunge alla mia altezza, le chiedo una gomma per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi dà una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla gomma, in stampatello: T'AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco, l'attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.

venerdì 17 maggio 2002

Allora gioco anche io:
Le cinque cose che mi fanno più schifo:
1. I peperoni
2. I nazisti
3. La burrina bianca (chi ha capito: bene; perchè non specificherò)
4. Silvio Berlusconi
5. La suoneria dei telefonini che fa ta ta tata ta ta (è chiaro, no?)

lunedì 13 maggio 2002

Evvai Coffi!!
Non ho voglia, non ho voglia di fare un cazzo oo oh oh

venerdì 10 maggio 2002

Oh, benvenuto sputnik!
Esorcismo col riso di Velimir Chlebnikov (e chi è?)
(trad. A.M. Ripellino)

Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
Che ridono di risa, che ridacchiano ridevoli,
oh, sorridete ridellescamente!
Oh, delle irriditrici surrisorie - il riso dei riduli ridoni!
Oh, rideggia ridicolo, riso di ridanciani surridevoli!
Risibile, risibile,
ridifica, deridi, ridùncoli, ridùncoli,
ridàccoli, ridàccoli.
Oh, mettetevi a ridere, ridoni!
Oh, sorridete, ridoni!
Funzionerai, oggi, Blog spastico?

mercoledì 8 maggio 2002

Conversazione con mio padre n.1

Ho fatto un esame!
Ah. Come è andato?
Bene! Ho preso trenta!
Ah. Quanto l'hai studiato, tre giorni?
Be' un po' di più, ma...
Adesso quanti ne mancano? Tre?
No, cinque. Ma...
Pensavo tre.
No. Cinque.

martedì 7 maggio 2002

Brèkane è sotto esaurimento da esame.
Deve ancora finire il programma, e ha 24 ore per farlo.

Il masterizzatore di Duccio, regalato ieri,
non funziona. Sarò stato io a portare sfiga,
continuando a dire "Sì, te lo abbiamo dato oggi,
così se non funziona, lo riporti indietro"
"C'è il pericolo che non funzioni?"
"No no no, certo che no. Hai visto la marca? Eh? L'hai vista? La conosci?"
"No."
"Neanche io. Ma sembra che funzioni, non ti preoccupare."
Ale, che evidentemente è più scaramantico di me, soprattutto dopo
che io ho bevuto due spriss,
cercava di cambiare discorso: "No, ma te l'abbiamo dato anche perchè
temevamo che te lo comprassi anche tu..."
"Sì, ma anche perchè se non funziona..."
"No, ma soprattutto perchè se te lo compravi..."
"Sì e poi se non funziona, adesso..."
eccetera.
Be' torno a studiare, meglio, va'.

Ah. L'altro giorno era il compleanno di Nicola.

venerdì 3 maggio 2002

Sì, ho tagliato i capelli.
Non è che ne avessi molta voglia.
Il fatto che io avessi i capelli così lunghi infastidiva un poco mio padre, e la cosa, lo ammetto, mi provocava un certo piacere.

L'ho fatto non solo perchè si erano indeboliti, come dice il mio barbiere.
E' che quando hai 27 anni e i capelli tanto lunghi, certi tuoi coetanei (no, Duccio, non sto parlando di te) ti guardano come se li stessi sfidando, quasi una questione personale.