martedì 30 aprile 2002

(si vede che ho bevuto due spriz?)
- E il tuo blog è brekane, no?
Un attimo di silenzio, poi annuisco. Fa un certo effetto quando scopro che qualcuno legge questo sito, a parte i soliti tre quattro di cui ho precisa conoscenza. Un certo timore.
- Ma il tuo è di citazioni, no?
Ecco, un timore. E una sicurezza: che chi parla si è fermato ad un certo punto. "Be' più o meno" gli dico. Non insisto. Sul serio, mi intimorisce pensare che qualcuno che conosco e a cui non ho dato io l'indirizzo stia leggendo. Se fosse uno sconosciuto, vabbe'. Per fortuna si cambia subito argomento. Io mi metto a giocare con cellulare di Beppe.
- Invece quello di Nicola sta cambiando. E' come se...
Come se?
Lo so Nicola che stai leggendo, non ti darò la soddisfazione di sapere che si è detto ha ha ha ha ha
E' arrivato mio padre, devo aiutarlo a scaricare il vino.
continua?

lunedì 29 aprile 2002

perchè ho il sospetto che qualcuno stia delirando?

sabato 27 aprile 2002

Stupido Blog,
perchè non mi pubblichi le cose
quando te lo chiedo?
ma sempre con un giorno di ritardo?
eh, bastardo?
QUEL CHE SUCCEDE IN QUESTI GIORNI

Pronto, ciao.
Ehi! Ciao. Come va?
Bene, tu?
Bene. Stasera? Che fai?
Boh, e tu?
Mah.
Andiamo al cinema?
Sì, ma non ho soldi.
No, neanche io.
Be’ possiamo fare due chiacchiere.
Ho qualche birra in frigo.
Perfetto! Ma non stiamo fuori tanto…
No no, voglio andare a letto presto.
Anch’io. Domani devo studiare.
Già. Sì: stiamo fuori poco. Un’ora.
Un’ora, un’ora e mezza.
Sì, ma a mezzanotte voglio essere a letto.
Sì, anche io. Undici e mezza, mezzanotte.
Allora ok.
Ok. Ci vediamo alle dieci?
Ok. Chiamo gli altri.
Ok. Ma stiamo poco.
Poco. Pochissimo. Il tempo di una birra.
Ok. Ciao
Ciao.

ORARIO MEDIO DI RIENTRO: 1.30.

venerdì 26 aprile 2002

Per la serie: “SENZA VERGOGNA!”:
NOTE ritrovate in un vecchio quaderno, datate 17 Ottobre 1998.

Prima puntata (di 4)

Nel 1997 Papa Giovanni Paolo II morì in seguito ad un intervento chirurgico particolarmente lungo e impegnativo. Uno degli infermieri aveva lasciato, tra l’intestino e i polmoni, una croce di legno lunga circa 20 centimetri. La croce aveva fatto infezione, portando il papa a morte precocissima. Interrogato da una commissione di inchiesta appositamente nominata su cosa ci facesse in sala operatoria con un crocifisso, l’infermiere rispose: volevo farmelo autografare. Dopo questo avvenimento, il primario della sezione chirurgica dell’ospedale Gemelli di Roma, Pietro Gliata, fu estromesso dall’ordine massonico di cui faceva parte: i Santissimi Cazzuolatori di Malta.
(continua…)

giovedì 25 aprile 2002

Conversazioni con mia madre n.3

Sei depresso?
No, perché?
Non fai niente.
Buon 25 Aprile a tutti.
Autolesionismo

- Ma che piede c'hai?
- Eh, quarantasei.
- Quarantasei? Be' (ridendo cameratesco): piede lungo, uccello lungo.
- No, purtroppo no.

martedì 23 aprile 2002

Perché mi arrivano le lettere di Frate Indovino?
Mi scrive:
E' certo che, da parte mia, porgo la mano per offrire quello che in realtà ho di più caro: la mia Fede in Dio ed il rispetto per tutte le Sue creature.
o anche:
Dalla corrispondenza che fino ad ora ho ricevuto emerge un partecipato consenso per l'Almanacco Frate Indovino 2002, dal titolo "Zuccherini Italiani". Non solo la veste grafica è reputata gradevole, ma anche il tema di fondo (che bacchetta in modo bonario quei "vizzietti" tipici degli "arrivisti nostrani" vecchi e nuovi) è stato compreso e anche apprezzato.

Caro Frate: cambi nome, la prego. Io - glielo dico una volta per tutte -
sono ateo. Non bestemmio solo perchè mi vengono meglio altre parolacce.
Degli "Zuccherini Italiani", che, detto con franchezza, mi fanno venire la pelle d'oca,
non me ne frega un cazzo.
E "vizzietti" si scrive con una zeta sola.

domenica 21 aprile 2002

Traducendo Brecht di Franco Fortini

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola di un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

sabato 20 aprile 2002

Ho i commenti!
Intanto, l’alba.

Era da tempo che non restavo sveglio così tanto.
Mi si chiudevano gli occhi, facevo perfino fatica a guardare.
Ale, invece, era come se si fosse appena svegliato, si era bevuto anche un caffè.
Io: crollavo.
Avevamo visto la luce del sole diffondersi mentre chiacchieravamo. Poi, piano piano, se ne erano andati tutti: Duccio, Guido, Ale. Ho pulito il tavolo, stavo per infilarmi a letto, ma prima sono uscito un po' in balcone. Erano le sette. L’aria a quell’ora sembrava diversa, più limpida, più facile da respirare. Invece di andare a dormire sono sceso a prendere il giornale. Ho spaventato il mio giornalaio scorbutico e leghista. Era solo, ed è abituato a vedermi verso le nove e mezza. Non credo che abbia una buona opinione di me. Per rompergli le balle, una volta, entravo tutti i giorni nel chiosco e uscivo senza comprare nulla, dopo aver sfogliato tutti i fumetti e tutte le riviste. Lo mandava in bestia, questa cosa. Forse pensava pure che rubassi qualcosa.
“L’Unità”, gli ho chiesto. Mi ha passato il giornale, ma si vedeva che era turbato. Quando me ne sono andato, ancora mi fissava.

Ho sonno.

venerdì 19 aprile 2002

Sciopero delle banane

L'altra sera, a casa mia, si discuteva con Nicola di quello che Libero - giornale pacato e obiettivo - aveva chiamato Lo Sciopero delle banane, sottotitolando - altrettanto pacatamente e obiettivamente - Gli ultimi comunisti in piazza, d'accordo con chi ha ucciso Biagi. Non abbiamo discusso molto. Tra fagioli alla Bud Spencer e patate al forno e vino e grappa ci si è un po' persi. Ma una cosa mi è rimasta in mente, perchè poi l'ho sentita dire anche dal nostro mega presidente del consiglio - devo proprio nominarlo? - l'onorevolissimo cav. Silvio Berlusconi. (Baciamo le mani) L'argomento è, più o meno, "Molti di quelli che hanno scioperato, non sapevano perchè scioperavano". Il nostro super presidente del consiglio ha dato cifre più precise, naturalmente; secondo lui 8 persone su 10 non sapevano perchè stavano manifestando. Ciò vuol dire che se lo avessero saputo, se fossero stati più consapevoli, cioè se non si fossero fatti traviare dal malefico sindacato, senza dubbio non avrebbero scioperato. Per cui non vale. Fatta Marron. Sbandius.
All'inizio, pensavo che un argomento del genere fosse solo offensivo. Non mentre ne parlavo con Nicola. Perché tra amici queste discussioni si fanno, in tranquillità, e argomenti del genere vengono fuori più e più volte. Anche se non si hanno dati certi, si può parlare, no? Si può dire anche che secondo me 8 persone su 10 non sapevano esattamente perchè votavano Forza Italia, e quindi le elezioni non valgono. Chi mi contesterà questo? Certo si può dire che altrettanti non sapevano perchè votavano a sinistra. Ancora meglio! Un elemento in più per dire che bisogna rifare tutto, che non vale! Ma le elezioni ci sono state e c'è stato lo sciopero e ce ne saranno altri, credo, se si andrà avanti così...
Ma non stavo parlando di questo. Dicevo che all'inizio pensavo che un argomento del genere fosse offensivo. Perchè dimostrava che considerazione avesse il nostro iper presidente del consiglio nei riguardi di chi lavora. Cioè zero. Cioè una mandria di pecore asservite a chi li sa convincere meglio. Ma una cosa è parlarne tra amici, una cosa invece è se lo dice una carica dello stato, un'altra cosa ancora se lo dice un' importante carica dello stato che ha fatto la sua fortuna proprio su questo concetto. E mi sono sentito schifato, offeso, disgustato, eccetera: vedete voi che aggiungere...
Poi ci ho pensato meglio, però. E ho capito che il magnificentissimo cav. Silvio Berlusconi non voleva offendere quegli 8 su 10 che hanno manifestato per sport. L'offesa era diretta a quei 2 su 10, quei poveri 2 che erano consapevoli e che quindi andavano consapevolmente contro l'infallibile governo!
Poveretti! come fanno a sbagliare così? Come si fa? Eh?
Ma per fortuna lui è buono, basta dire le parole magiche e tutto tornerà come prima, tornerà ad essere in nostro buon padre di famiglia, salvifico e bonario e divertente. E ci racconterà una barzelletta e rideremo tutti e amici come prima.
E le parole magiche sono - ripetetele con me:
Egregio cav. Silvio Berlusconi,
capo del governo e massima divinità in terra, ti prego,
perdonali perchè non sanno quel che fanno.

martedì 16 aprile 2002

Sciopero

La manifestazione, oggi a Padova, è stata bella. C'era tantissima gente, da tutto il Veneto. Gli organizzatori hanno detto che eravamo in 80.000, forse eravamo un po' meno: ma eravamo tanti. Se penso che ci sono state manifestazioni simili in tutta Italia, mi viene la pelle d'oca. Piazza Insurrezione, di solito un parcheggio, era piena di bandiere. Così piena che anche da due metri non si riusciva a vedere il palco. Ho sentito più di una persona dire che s'era commossa. Io... io sono stato bene. Ho passeggiato con la bici tra i giocolieri, passando attraverso gruppi diversissimi di sbandieratori e liceali scalmanati che pogavano. C'era anche la Liga Veneta, saranno stati in dieci, un po' isolati ma nessuno gli diceva nulla. Sarò scemo, ma c'erano striscioni commoventi. C'erano cinque ragazzi solitari che giravano in fila con un drappo giallo su cui c'era scritto: Facoltà di Matematica. Che dire? c'era anche la facoltà di matematica! Che altro si può volere?

lunedì 15 aprile 2002

Volevo parlare di Palestina, ma c'è già chi lo fa molto meglio di me.
Invece due notizie marginali.

Pagina 18 del Corriere della Sera di lunedì 15 aprile:
LANDI, VIOLATO SU INTERNET IL SUO SITO SEGRETO
"ROMA - Michele Landi utilizzava un sito segreto forse per nascondere dietro alle sue foto messaggi cifrati. Due giorni prima di essere trovato impiccato, il tecnico informatico consulente del presunto telefonista delle Brigate Rosse Alessandro Geri nell'inchiesta sull'omicidio D'Antona, aveva cancellato tutte le immagini. Ma venerdì scorso, pochi istanti prima che il legale della famiglia della vittima (...) riuscisse ad entrare nel sito con l'aiuto di un esperto, un "pirata" l'ha preceduto ed ha compiuto interventi sospetti. L'avvocato ha registrato le operazioni su un dischetto e oggi lo consegnerà ai magistrati. (...)"
A parte l'uso osceno dell'italiano, una notizia interessante. Sicuramente più interessante dell'articolo di Panebianco in prima pagina.

Pagina 14 a margine sempre Corriere della Sera, sempre lunedì:
NEPAL, OLTRE 300 MORTI NEGLI SCONTRI TRA RIBELLI MAOISTI E FORZE DI POLIZIA
"Potrebbero essere oltre 300 le vittima degli scontri tra ribelli maoisti e forze di sicurezza in Nepal. Il bilancio è stato fornito ieri dalla polizia. Finora sono stati recuperati 100 corpi. Gli scontri scoppiati tra giovedì e venerdì nel distretto di Dang, sono i più sanguinosi in sei anni di ribellione dei maoisti."

giovedì 11 aprile 2002

Da l'Unità: 11.04.2002
Troppo poco
di Maria Novella Oppo

Chissà perché, da quando tutti i tg hanno mandato in onda la dichiarazione del ministro Scajola sul 'probabile suicidio' del tecnico informatico Michele Landi, abbiamo cominciato a dubitarne. Pregiudizio politico? No, è che non si capisce perché un ministro degli interni debba dare per conclusa un'inchiesta appena avviata. Infatti ieri questa ovvia constatazione è stata fatta anche dai parenti del morto ripresi durante il funerale. E la sera precedente a 'Primo piano' altri parenti e amici avevano portato tanti elementi di dubbio da costituire quasi una certezza. Soprattutto è parso sicuro il pm palermitano che in passato lavorò con Landi e che sembra conoscere molto più del carattere dello studioso, di cui il pubblico invece conosce una sola foto, in cui sorride. Poi la tv ci ha fatto vedere l'esterno della sua casa, la stradina di un antico centro storico, la scaletta di pietra, il portoncino sigillato. E ci ha dato qualche notizia sul ritrovamento del corpo: le gambe che toccavano un divano; sul collo tracce di una corda diversa da quella con la quale si sarebbe impiccato; il computer acceso, perché Landi stava scrivendo. Ma non per questo ha lasciato una sola parola per parenti e amici. Il ministro Scajola, invece, anche questa volta ha parlato troppo o troppo poco.

mercoledì 10 aprile 2002

Interviste inutili 1

Emanuele formula questo genere di pensieri: “La teoria linguistica che stiamo studiando postula i limiti della comunicazione, dovuti a fatti semantici individuali e a problemi di contesto. Se io e te stiamo parlando - se tu sei il ricevente, io l’emittente di un messaggio - tu capirai solo una percentuale di quello che io voglio dirti. Questa percentuale può tendere a zero o a cento, ma non potrà mai essere esattamente zero o esattamente cento. Adesso: mettiamo che io stia parlando da solo. Diciamo che pensare è un modo tutto particolare di parlare da soli. In questi casi l’emittente e il ricevente sono la stessa cosa. Allora vuol dire che quando pensiamo non ci capiamo mai del tutto, no? Vuol dire che qualcosa di quello che diciamo a noi stessi ci sfugge sempre…”
“E’ per questo che ci sono gli psichiatri”, commenta la professoressa, “Forse non faresti male ad incontrarne uno…”- questo non lo dice, ma dallo sguardo è chiarissimo che lo pensa.
Emanuele, perché sul tuo astuccio hai scritto “18” cinque volte? Eri contento di essere diventato maggiorenne?
Ride: “Non l’ho scritto io. E’ stato un mio compagno di liceo. Si vantava delle proprie dimensioni.”
Sul tuo astuccio?
“Sul mio astuccio.”

martedì 9 aprile 2002

Tutti i giorni - Ingeborg Bachmann
(trad: M.T. Mandalari)

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L'inaudito
è divenuto quotidiano. L'eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l'ombra di un riarmo eterno
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all'amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l'inosservanza
di tutti gli ordini.
-Anche l'informe ha una forma: è la forma dell'informe.
Mario Richter, Docente di Letteratura Francese all'Università di Padova

lunedì 8 aprile 2002

Conversazione con mia madre N. 2

- Sai cos'è che puzza, in salotto?
- No
- E' la tela del divano.
- La tela del divano.
- Sì. Tu ci metti i piedi, poi puzza.
- Ma se ci stai sempre tu, lì!
- Io appoggio i piedi dall'altra parte...
- E poi i miei piedi non puzzano.

- Questa è una leggenda.
Conversazione con mia madre N. 1

-Te vuoi the?
-No, l'Inter ha perso.

domenica 7 aprile 2002

Un'intervista interessante:
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=2368
Novembre 1936 – paul éluard
(traduzione: Franco Fortini)

Guardateli al lavoro i costruttori di macerie
sono ricchi pazienti neri ordinati idioti
ma fanno quel che possono per esser soli al mondo
stanno agli orli dell’uomo e lo colmano di sterco
piegano fino a terra palazzi senza capo.

A tutto ci si abitua
ma a questi uccelli di piombo no
ma non al loro odio per tutto quel che luccica
non a lasciarli passare.

Parlate del cielo e il cielo si vuota
poco ci importa l’autunno
i nostri padroni hanno pestato i piedi
noi l’abbiamo dimenticato l’autunno
dimenticheremo i padroni.

Città secca oceano d’una goccia scampata
di un unico diamante coltivato alla luce
Madrid città fraterna a chi ha patito
lo spaventoso bene che nega essere esempio
a chi ha patito
l’angoscia indispensabile perché splenda quel bene.

E alla sua verità salga la bocca
raro alito sorriso come rotta catena
e l’uomo liberato dal suo passato assurdo
levi innanzi ai fratelli un volto eguale

e alla ragione dia vagabonde ali.

sabato 6 aprile 2002

Diario da Tel Aviv di Manuela Dviri (scrittrice israeliana) dal Corriere della Sera

Quell’ufficiale non mi ruberà i miei ideali

«Andate andate soldatini che il buon nonno Sharon vi porta a combattere bambini, a uccidere, a morire, e a tornare a casa in pezzettini...», scandiva oggi a mezzogiorno, sotto un sole cocente, un gruppo di ragazzi imbrattati di sangue finto davanti al ministero della Difesa. Dalle automobili che passavano arrivava di tutto, dai sorrisi di incoraggiamento alle minacce («Speriamo che venga un palestinese e vi faccia fuori tutti»). Gli israeliani, si sa, son di sangue caldo. Domani ci sarà un'altra dimostrazione, che partirà dalla piazza a nome Rabin, e domenica un'altra ancora. Nei cimiteri militari hanno sepolto cinque soldati. E a Tel Aviv la vita sta tornando, lentamente, a una specie di cauta normalità. Tre, quattro giorni senza attentati e un po' di sole e già tutti al ristorante, al mare, per la strada. Io invece sono di umore nero. Non voglio tornare a nessun tipo di falsa normalità. Sono rabbiosa. Se fosse per me nell'elicottero per portare via Arafat, infilerei anche Sharon e Mofaz, il capo di Stato maggiore. E poi ci metterei volentieri anche Effi Eitam, da oggi il nuovo capo del partito religioso «Mafdal» (che una volta era moderato, ed è diventato più falco dei falchi). Conosco bene Effi. Era ufficiale di mio figlio Joni, ha mangiato a casa nostra, ha persino parlato al cimitero all'anniversario della sua morte. Sapevo che era di destra, ma le sue ultime dichiarazioni mi hanno lasciato attonita. Mi sono offesa, quasi mi volesse portare via i miei ideali, il mio mondo, il «mio» Israele, il mio ebraismo, la ragione della morte del mio ragazzino, la mia sofferenza. Tutto. L'ho chiamato a casa. Non c'era. Sua moglie mi ha risposto al telefono e subito mi ha detto senza tanti preamboli: «Questo è un giorno di lutto per te, immagino, certo non sei soddisfatta dell'elezione di mio marito. Mi dispiace per te, ma questo è un Paese democratico, ricordatelo, e in un Paese democratico devi accettare le decisioni della maggioranza. Se per te sono inaccettabili, o immorali, puoi sempre andartene. Torna in Italia». E per una volta tanto, sono rimasta senza parole. Poi però mi sono ripresa e le ho risposto: «Israele è anche mio e non me lo porti via. Perché non te ne vai tu, invece?». *scrittrice israeliana

venerdì 5 aprile 2002

PALESTINA - Joe Sacco - Mondadori 2002

Dalla prefazione dell'autore (scritta nel luglio del 2001):
"Questo libro parla della prima Intifada contro l'occupazione di Israele, che stava raffreddandosi proprio durante il mio soggiorno. Mentre scrivo queste parole, sta prendendo il via una nuova Intifada perché, in breve, l'occupazione di Israele e tutte le conseguenze della dominazione di un popolo ad opera di un altro, non si sono fermate.Palestinesi e israeliani continuano ad uccidersi in un conflitto a bassa intensità o con violenza diffusa (con uomini bomba, fuoco dagli elicotteri, bombardamenti aerei) fino a che il nodo di tutto, cioè l'occupazione israeliana, non si porrà come un elemento da risolvere nella legge internazionale e come principio di diritto umanitario."

giovedì 4 aprile 2002

Adesso s'ha solo da mettere apposto la grafica... Intanto leggete cammina....cammina..
Ehi! L'ho inserito al posto giusto!
Grazie a Nicola per il codice. Devo solo capire dove inserirlo...

mercoledì 3 aprile 2002

I RAGAZZI
(terza parte)


Firas ha 15 anni e milita nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, uno dei gruppi di resistenza che influenzarono la rivolta nelle prime settimane di agitazione…
Come mai ti sei lasciato coinvolgere dall’intifada?
“Per me è un modo per riprendermi il mio paese, per liberarlo dall’occupazione, per far sì che il mondo intero conosca la nostra situazione… Vedo come i soldati trattano i miei genitori, i miei fratelli sono stati picchiati, uno di loro è in carcere…”
Come sei stato reclutato dal Fronte Popolare?
“Un mio vicino di casa è venuto a trovarmi, mi ha chiesto quale fosse la mia fede politica, se aderissi alle iniziative di Hamas o a quelle di altri gruppi. Poi, per un paio di giorni, mi ha osservato e studiato, ha visto chi frequentavo, dove andavo… Quando decise che potevo essere la persona giusta, mi chiese se volessi aderire al Fronte Popolare. Mi disse che avrei dovuto prendere in considerazione la proposta se mi importava qualcosa di me e del mio paese, dei nostri problemi e del nostro modo di vivere. Gli risposi che ci avrei pensato. Non mi fece pressioni. Lo incontrai sei volte, insieme ad altri, prima di decidere. Fui contattato da altri gruppi, ma avevo già deciso per il Fronte Popolare…"
Quanti anni avevi quando prendesti la tua decisione?
“13 anni. Dai 13 ai 15 anni svolgi mansioni generiche. Scrivi slogan sui muri con le bombolette e distribuisci volantini. A 16 anni, se lo vuoi. Puoi diventare membro effettivo del gruppo. Il tuo nome viene scritto in un registro… Si va dalle scritte sui muri ad altre cose.”
Che genere di cose?
“Tipo dare avvertimenti ai collaborazionisti. Li avvisi due volte, alla terza scatta il pestaggio.”
Hai amici nelle altre fazioni?
“Io sto col mio gruppo. Ci sono problemi tra Al Fatah e il Fronte, tra Al Fatah e Hamas, problemi innescati dal processo di pace. Al Fatah aderisce alle proposte, il Fronte Popolare no…”
Ma le fazioni arrivano mai allo scontro diretto?
“Sì, una volta, per esempio, i sostenitori di Al Fatah uscirono in strada gridando ‘Noi siamo l’OLP! Noi aderiamo agli accordi di Madrid!’ mentre quelli del Fronte cominciarono ad inveire contro quegli stessi accordi. Cominciarono a picchiarsi con dei bastoni… e arrivarono alle coltellate… rimasero coinvolte 150-200 persone, e ci furono dei feriti…Non mi piace quando succedono certe cose, e vorrei che un giorno Al Fatah capisse che questo processo di pace non ci dà un bel niente, mentre Israele otterrà tutto ciò che desidera. Speriamo un giorno di poterci coordinare con Al Fatah e continuare insieme la nostra lotta.”
Pensi ad altre iniziative oltre all’intifada?
“Non penso a nient’altro, solo a una lotta politica.”
Che mi dici della scuola?
“La mattina esco di casa e se incontro i soldati li affronto. E a scuola non ci vado.”
Com’è stata la tua esperienza di lotta?
“Una volta ho beccato una pallottola e sono stato arrestato tre volte. Durante uno di questi arresti ci hanno legati, bendati e picchiati…Io non ho ancora 16 anni, e quindi posso evitare il carcere se i miei genitori pagano un’ammenda di 300 dollari…”
I tuoi genitori tentano di scoraggiarti dal lanciare pietre?
“Loro credono che io stia facendo una cosa giusta.”
Cos’è successo la volta che ti hanno sparato?
“Ero insieme a molti altri ragazzi. Arrivarono i soldati e noi scappammo via. Mi colpirono alle spalle. Gli altri del gruppo cominciarono una fitta sassaiola per impedire ai soldati di arrestarmi. In quel momento arrivò un’ambulanza e mi portò all’ospedale. Mi misero in una camerata di 12 letti, tutti feriti dell’Intifada. I soldati e lo Shin Bet vennero a controllare chi era stato colpito quel giorno. Ci chiesero i nostri nomi, picchiandoci e chiamandoci cani. (…) Se scoprono i nostri nomi possono arrestarci. E io non volevo che i miei genitori fossero costretti a pagare per tenermi fuori dal carcere. E così non risposi…Cinque soldati mi tirarono giù dal letto e mi buttarono per terra… nella caduta mi ruppi un braccio. Quando videro che mi tenevo il braccio, cominciarono a prenderlo a calci… I medici e le infermiere tentavano di fermarli, ma quelli li respingevano… I soldati spezzarono un braccio anche a un impiegato dell’ospedale… Non saprei dire quanti colpi mi hanno dato… Perdevo sangue dalla bocca e dal naso… Mi ruppero un dente…
Dopo due giorni ripresi conoscenza… I soldati tornarono ma trovarono ad attenderli alcuni uomini dell’ONU e della Croce Rossa, e così non poterono più picchiarmi…”
Conclusa l’intervista, Samah e io ci sedemmo a discutere della storia di Firas e di altri suoi coetanei…
“L’Autorità Palestinese ha chiuso i circoli giovanili. I ragazzi non giocano a pallone, né possono coltivare altri interessi. Non possono fare altro che pensare alla lotta. Anche a scuola cantano inni dell’Intifada. E i soldati non lasciano in pace nessuno… Ti fermano di continuo, ti sommergono di domande… E ogni famiglia qui ha parenti che sono stati uccisi, feriti o sono finiti in carcere… Ma che infanzia è questa?”

Joe Sacco – Palestina, Mondadori 2002