sabato 22 settembre 2007

La finestrella del bagno mi arriva al collo. Verso le cinque di pomeriggio, di solito, ci appoggio le braccia incrociate, il mento sulle braccia e aggrappo lo sguardo al ramo spezzato del tiglio di fronte (non è un tiglio), all’ascensore in vetro della clinica privata, alla terrazza dei vicini, all’azzurro uniforme che sembra così leggero.

«Questa deriva casalinga del blog» dice, «questo richiuderti nella relazione» soggiunge, «non mi piace per nulla». «E poi scrivi poco. Non scrivi mai» dice l’altro. «Preferivo», fa un terzo, «preferivo quand’eri paranoico».

A notte, quando Giovanna si addormenta, cammino sul letto, in piedi, a larghi passi per non pestarla. La luce bassa della lampada dal design fantascientifico - anche se di una fantascienza tutta anni settanta - proietta un'ombra tenue sulla parete. Strizzo gli occhi in cerca di zanzare nascoste, in mano la racchetta fulminate che m'ha regalato mio fratello. Un passo sul copriletto, appoggio le dita dei piedi sul cuscino, scavalco Giovanna se si rigira. Quando schiaccio i pulsanti sul manico, si sente il sibilo dell'elettricità che passa sulla rete. Se prendo un insetto, scintilla e brucia, rimane appiccicato finché non lo scuoto via in bagno. Ho scoperto che le zanzare si mimetizzano con l’armadio, o nei crepi dell'intonaco. In silenzio, aspetto un ronzio.

«Allora, come va?»
«Insomma, dai»
«Forse domani siamo a Padova, ci siete tu e Giovanna?»
«Eh, non so, almeno fino a ottobre siamo pieni di scadenze...»
«Cioé?»
«Sì, esami, dottorato, fumetti, solite cose, ma tutte insieme...»
«Le scadenze... dovresti dire che ti aspettano dietro l'angolo...»
«Più o meno...»
«Ti aspettano dietro l'angolo, poi ti assaltano. Magari assieme a delle zanzare, ecco. Farebbe molto brekane. A proposito, quando aggiorni?»

Nelle pozzanghere, nello stagnare del lavandino, nelle piccole polle che si raccolgono in balcone, mi appaiono le sopracciglia del guru che mi intimano di finire: «Portami i capitoli! Fammi leggere quello che hai scritto! Hai due settimane da ora» dice in uno scoppiettio di bolle. Scompare in onde che seguono il corrucciarsi della sua fronte. Pensavo di sfuggirgli non presentandomi in dipartimento, ma ha lui ha canali misteriosi a disposizione. E io? Io credo che un giorno le librerie mi cascheranno addosso, dietro l’angolo del salotto...

sabato 8 settembre 2007

- Giò!
- Eh
- Giò! E' successa una cosa tremenda.
- Cosa.
- Una cosa tremenda...
- Cioé?
- Si sono ristrette tutte le cinture!
- ...
- ...
- ...
- ... non è che le hai messe in lavatrice, vero?
- ...

lunedì 3 settembre 2007

Il Grande Sudoku è sceso su di me. Sono intrappolato in una griglia nove per nove, circondato da numeri che non si devono ripetere. La protesta delle piante per la nostra assenza di luglio si è protratta tutto agosto ed è terminata nell'autocombustione. La terrazza sembra un giardino preistorico, con tanto di triceratopi sotto l'ombrellone piegato. Si salva solo la nuova agave che di notte figlia con un pop. Sono affascinato dai colluttorii, dal loro perfetto verde ghiacciolo, dal rumore che fanno passando tra i denti, dal sapore di menta che persiste, dalla patina verdastra che lasciano sulla ceramica del lavandino. Se piove, piove dentro: dopo un anno di insediamento questo lo sapevamo. La novità è che adesso la pioggia zampilla attraverso le crepe alle finestre. Forse sono i giorni, ma mi sento a disagio a scrivere anche solo due parole una accanto all'altra. Le scadenze, oh, le scadenze si accumulano, questo è il loro dovere; ma le mie si sormontano, morsicano, attaccano, sbranano. Abbiamo finito gli alcolici, e pure le verdure nel cassetto in basso. L'acqua sa di freezer se la raffreddi senza tappo. In frigo frigheggiano le cose che non si sa più in che regno classificare. Ma le marmotte in montagna, nelle loro tane a balcone, fischiano, o abbaiano, mezze in piedi, aspettando l'inverno.