lunedì 31 maggio 2004

La nuova donna delle pulizie è una signora enorme che proviene dal Perù. Suo figlio, invece, è un pidocchietto striminzito non più grande del mignolo del piede della madre. Alla domanda quanti anni hai alza una manciata di dita e dice due. Mia madre me lo porta in camera per mostrargli il computer. Spengo campo minato e free cell più velocemente possibile. Pretendo di star lavorando. Non posso badare al nano - dico più o meno - sono concentrato. Il nano è un nano bellissimo. Questo - penso - a due anni ha più successo con le donne di me adesso. Figurati tra venti. Ci guardiamo con diffidenza. Lui indica il monitor, un punto a caso; dice: voglio giocare a quello. Lo prendo in braccio, lo faccio sedere sul ginocchio e gli chiedo di nuovo a cosa vuole giocare. Si sporge con tutto il corpo e lascia una bella impronta digitale sul monitor, in un punto in cui non c'è nulla: questo, dice. Ok allora: apro il Mah-Jong. Ho solo questo, gli dico, ma non so giocare. Io sì, dice lui. Be' fa' pure - sorrido - io non so le regole, ma se tu le sai... Sei comodo? gli chiedo, O vuoi una sedia tutta tua? Lui non distoglie lo sguardo dal video neanche per un secondo e con una voce flebile, ma decisa: voglio una sedia tutta mia. Meglio, mi stavi sudando i pantaloni. In due minuti il nano bellissimo di due anni, sulla sua sedia personale, risolve un intricatissimo schema di Mah-Jong. Ma subito prima della sua ultima mossa stacco col piede la spina al computer senza farmi notare. Lui mi guarda con l'aria di chi ha capito tutto. Oh! dico sorpreso, chissà cosa è successo. Speriamo che tu non l'abbia rotto, gli dico. Lui zitto. Be', dico, comunque s'è fatto tardi. Guarda che tardi, dico guardandomi il polso senza orologio. Lo guido davanti al televisore. Gli accendo un canale di cartoni animati. Lui zitto e serio, continua ostinato a fissarmi. Io devo andare, gli dico. Sai, dico, devo correre. Mimo una corsa. Vado a correre, gli dico mentre lui, sul divano, mi fissa. Indietreggio. Chiudo la porta. La riapro. Continua a fissarmi.

mercoledì 26 maggio 2004

Guarda che sono un drago - dice mia madre apparendo nel vano della porta con uno scatto laterale, quasi una scivolata sul pavimento del corridoio - Un drago, hai capito? - io ruoto millimetricamente il collo per guardarla attraverso gli spigoli degli occhiali, un po' a fuoco un po' no, penso : sì, come no, mentre lei appoggia la mano sullo stipite di legno - Ho fatto un test di intelligenza, dallo psicologo. Ho sbagliato cinque domande su cento, quindi stai attento, che sono un drago - e come un ninja scompare in una nuvola di fumo. Non starò qui a spiegare come mia madre sia finita da uno psicologo; non è il caso, casomai rassicuro che non è niente, niente di preoccupante, anche se è preoccupante che non ci sia andata prima, forse, per motivi più reali di quelli per cui c'è andata adesso - ma questa è la personalissima opinione di chi scrive e che tanto pensa che uno psichiatra farebbe bene pure a lui, così, en-passant.

Dopo due minuti di corsa sull'argine il fiato mi si ingruma, si blocca all'ingresso della trachea; non ho le narici abbastanza larghe, avrei bisogno delle froge di un cavallo per sopravvivere. Nitrisco per immedesimarmi.

- Ok, io vado. Ma se telefona qualcuno tu non dire che sto correndo. Dì qualcos'altro. Dì che sono a studiare in biblioteca; o che sono andato a fare un giro, a ubriacarmi con i soldi del pane; dì che mi sono dovuto nascondere perchè ho dei debiti con la mafia cinese oppure che sono andato a sabotare le rotaie del metrobus; dì che sono in bagno col cagotto e non posso uscire, che ho la scarlattina, gli orecchioni, la varicella tutti insieme. Insomma, dì quello che vuoi, ma non dire che sono a correre, che ho una reputazione da difendere.
- Guarda che l'avevo capito, sai. Sono un drago, io.




(continua a continuare)

venerdì 21 maggio 2004

Ad esempio ho cominciato a correre lungo gli argini del piovego, attraverso nubi di polline dei pioppi, seguìto dagli occhi sospettosi di cani zoppi o con le gambe troppo corte e dai loro padroni altrettanto menomati - roba da freaks, praticamente: nani da giadino, uomini con due teste, giganti che portano a spasso cani striminziti, fratelli siamesi attaccati per la schiena che cercano di correre ma non si spostano se non, a mo' di granchio, di lato e cose così - evento astrologico, millenario e millenaristico, da tempesta di sabbia, inaudito, inaudibile, visto che per anni ho considerato la corsa come un fenomeno da dementi, o, più che altro, da autistici dello sport, al pari della palestra, quasi a livello della demenza più assoluta, il golf - la perversione travestita da esercizio fisico - preferendo piuttosto sfiancanti camminate di ore, battendo a tappeto ogni angolo della città, nell'idea che il camminare fosse più a misura d'uomo che il correre. Più umano insomma, e quindi più alla mia portata, oltre che meno faticoso.


(continua, sì, ancora)

martedì 18 maggio 2004

Così, in definitiva, mi dico che la mia inerzia - la mia inerzia umana, mentale, sentimentale, sessuale etc. - è semplicemente un sottoprodotto della mia inerzia fisica, del mio completo e totale rilassamento, di questo senso di fluttuazione che mi circonda e che mi dice, ogniqualvolta io tenti una qualsiasi mossa, mi dice: "ma che fai?", "ma dove vai?", "tanto è inutile", "ma che ti agiti?", "ma torna aqquà" - essendo aqquà il divano o il letto o la vasca da bagno o il pavimento o qualsiasi altra superficie orizzontale (tavolo, scaffale della libreria, marciapiede, etc.), o con pendenza pressocchè nulla. Questo stato oblomoviano - che si autoalimenta e mi rende facile preda delle mire di espansione del divano (il quale divano ho scoperto avere piani ben precisi su come dovrebbe essere il reale assetto gerarchico della casa) - è la vera fonte della mia immobilità, mi dico convinto, convicendomi.

(continua, questa volta sì)

lunedì 17 maggio 2004

Squadrò il cameriere come se gli avesse fatto un affronto e rispose: - No, I don't eat bresaola.

venerdì 14 maggio 2004

Il segno dell'imminente sfaldamento è svegliarsi con in mente, senza nessun motivo, una canzone dei crash test dummies.

mercoledì 12 maggio 2004

Il dentista mi ha iniettato dieci litri di anestesia, ho mezza faccia bloccata, mi sento il fantasma dell'opera.

Con calma rimetterò tutto in ordine, forse.

martedì 11 maggio 2004

E' colpa del tempo

giovedì 6 maggio 2004

Esco allo scatenarsi del temporale delle tre.

No, anzi.

Mi butto a letto, con gli occhiali in mano, il viso sul cuscino perchè si imprimano le pieghe della federa. Ho lo stomaco ribaltato da ieri; sento la demenza del mondo che preme per impossessarsi di alcuni snodi mentali strategici.

Ci vuole un approccio scientifico: elaboro un esperimento psichico.

Diciamo da lunedì scorso ho continui sogni soft-porno. Ho il sospetto che il mio inconscio stia tentando - sottilmente - di dirmi qualcosa. Cosa, non saprei.

Penso intensamente alla protagonista femminile del mio sogno di oggi. Mica per altro - è che era particolarmente interessante. Mi concentro. Per sicurezza punto le dita sulla fronte e chiudo gli occhi. Ecco. Poi esco. Giro per il centro. Non le solite strade. Non apro l'ombrello. Mi guardo attorno. Penso alla Polonia, non so perchè. Canto: I've got you under my skin. Penso che dovrei scrivere un paio di mail. Esprimo, con tutto il mio camminare, un certo distacco verso il mondo.
E a un certo punto... la incontrerò?






(suspance)













No.

martedì 4 maggio 2004

Devo iniziare a tenere un diario.