giovedì 27 febbraio 2003

il mio vicino di casa è sordo.
il mio vicino di casa ha forse settant'anni
(forse di più)
il mio vicino di casa ha il salotto
attaccato a una camera da letto: la mia.
il mio vicino di casa guarda la tv
finchè non s'addormenta
(e anche quando s'addormenta non è detto
che la spenga)
il mio vicino di casa guardasse anche Porta a porta non mi dispiacerebbe
ma lui
guarda
su
La7
Catherine Spaak
e il suo angelo
e io mi becco
ogni sera
una serie
di vaccate
new age
che non so
più come
gestire.

malumore. vaccaboia.

[Questo adesso non centra nulla, ma tant'è.

Donna

Quand'eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t'era un'arma, o selvaggia.

Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolor, legano
l'anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco.

Umberto Saba]

lunedì 24 febbraio 2003

Sette

Nel disco che ascolti in questi giorni – te l’hanno prestato, tu non hai soldi
per comprare un pacchetto
di fazzoletti di carta
figùrati un disco intero nuovo comprato originale –
nel disco che ti hanno prestato, dicevi, dicevo,
e che ascolti in questi giorni mentre lavori alla tesi
c’è una canzone che fa:
tata tàtaaa tatàtaaaaaa
esatto: tata tàtaaa tatàtaaaaaa
Un ritmo così selvaggio non può che rimanerti in testa.
Le parole? sì ci sono anche
le parole. Ma
non sono importanti, non ti preoccupare

(In ogni caso, per completezza, le parole dicono:
io mi rompooo i coglionii
io mi rompooo i coglioniiii;
un testo impegnato)

(Tutto questo non ha niente a che fare con la tua tesi.
Tu ami la tua tesi.
Tu sei la tua tesi.
La tua tesi ti protegge.
Ama la tua tesi.)

Allora oggi uscivi dall’università dove avevi seguito una lezione per vedere com’era ma siete in quattro e ormai il prof ti ha preso di mira e non puoi più svicolare devi continuare a seguire per tutto il semestre tu non ne avevi la minima voglia potresti disertare perché no ma poi ogni volta che vai in dipartimento lui il tuo prof ti guarderebbe con occhi storti ti chiederebbe che fine hai fatto peggio ti snobberebbe certo potresti sopravvivere a tutto questo potresti?

uscivi e cantavi: tata tàtaaa tatataaaaa
io mi rompooo i coglioniii
io mi rompooo i coglioniii
io mi – ah buon giorno prof. – mi rompooo i coglioniii
no, non dico a lei – io mi rompooo i coglioniii
io mi rompoooo – no è una canzone – i coglioniii
io – sì musica moderna – mi rompooo i coglioniii
io mi rompoooo i – sì sa questi cantautori – coglioniii
- no ne convengo, niente a che fare con i provenzali - coglioniii
io mi – no no, io non ascolto certe cose – rompooo…
io – alla radio, sa quelle cose che – mi rompooo i coglioniiii
mi – no io solo Metastasio - rompooo i coglioniii
rompooo – come dice? be’ sì è un settenario – i coglioniii
i – rientra nella tardizione, sì – coglioniii
- come? vuole masterizzarselo? – mi rompooo
- a scopo accademico? – io mi rompooo
- ah, certo. be’ sì glielo procuro – rompooo i coglio
- no sì capisco, non lo dico a nessuno – io mi rompooo i coglioni

arrivederci
arrivederci

(tata tàtaaa tatàtaaaa)

giovedì 20 febbraio 2003

ale dice mia madre mentre sono in cucina a bere un caffè con Ale, l’altro Ale, non me stesso non mi sono ancora sdoppiato, la mia schizofrenia è da considerarsi ancora latente, non si è ancora scatenata del tutto anche se esiste e dà chiari segni di sé nei momenti più impensati, tendenzialemente quando sono solo ma non è detto che non capiti anche in compagnia senza che io me ne renda conto, qualche avvisaglia a volte ce l’ho ma non mi metterò qui a descrivere i segni preoccupanti di una deriva mentale; insomma ale fa mia madre mentre io e Ale, dicevo, l’altro Ale, che adesso per non confonderci scriverò lui con la lettera maiuscola, io con quella minuscola così siamo sempre sicuri di chi sto parlando, (quante ne penso, eh? ne penso un sacco), comunque stavamo benendo il caffè e dicendo cattiverie sul nostro amico Ducc – no, Ducc sto scherzando, dài, stavamo parlando di erasmus di corsi all’estero di lavoro e cose del genere, volevo solo controllare che tu fossi attento, che seguissi il discorso – insomma stavamo parlando, io e Ale, quando arriva questa matta che sarebbe mia madre che tutti i miei amici e anche io pensiamo che sia completamente fuori di testa e ha addosso una palandrana rossa che sembra zio paperone e si tiene la pancia dal ridere che si vede che ne sta per sparare un’altra delle sue, e lo fa regolarmente quando non sono solo perché deve avere chiaramente un pubblico su cui riversare tutto il suo genio comico, tutto il suo talento da umorista di cui il bersaglio preferito chi è se non io; e non solo per questo lo fa, lo fa perché le viene in mente all’improvviso qualcosa e quando le viene in mente una cosa deve farla immediatamente, subito, se no le sfugge di testa e non ci sono cazzi che tengano, qualsiasi cosa tu stia facendo ti devi interrompere perché lei e il suo genio comico devono uscire allo sbaraglio se no lei si dimentica, anche se è ovvio che poi le cose le tornano in testa, altrimenti non si ricorderebbe di essersi dimenticata qualcosa, in ogni caso ale fa lei, arrivando tutta impalandranata e scuotendo la testa come la Carrà, io e Angela abbiamo deciso, ha ha ha e intanto ride di gusto, che tu ti cambi e ti lavi troppo: ha ha ha quindi ha ha ha devi concludere con queste morose ha ha ha quindi ha ha ha CONCLUDI! e se ne va lasciandoci col nostro caffè, gli occhi spalancati.


lunedì 17 febbraio 2003

Roma, un incrocio.
Attorno, qualcosa come tre milioni di persone.

Tu e i tuoi amici non capite più da che parte dovete andare. Il corteo va dritto? o a sinistra? Mentre decidete state fermi. Tu fai foto. Finisci il rullino. Ti fai passare la bottiglia.
Guardi le bandiere, ti scaldi al sole.
Poi a un tratto una mano sulla spalla, una voce che dice: Ma tu sei di Padova?
E una ragazza: occhi azzurri, strano sorriso, capelli castani dritti.
Sì, dici.
Sei amico di AnRi?
Be’ sì, ma…
Ammazza, ahò. Che figata!
Scusa?
Sì, li mortacci! Io sono di Bilbao.
Eh. [intanto incominci a capire]
Tu hai conosciuto delle mie amiche!
Be’ sì.
Ho visto delle foto in cui ci sei tu! Ammazza, ahò, cazzo!

I tuoi amici ti guardano con gli occhi strabuzzati. Non sanno se questa che ti ha fermato è una pazza o un genio. Tu hai mal di pancia dal ridere e ti chiedi come ti abbia riconosciuto questa stramba spagnola che parla in romanaccio: quelle foto hanno almeno 7 anni, sicuramente allora non avevi la barba ed è certo che avessi i capelli lunghi. Vorresti poter dire qualcosa, ma non riesci a smettere di ridere e sei troppo, troppo frastornato.

Cazzo che figo!, dice. Intanto presenti tutti i tuoi amici, lei il suo. Attorno la gente non accenna a diminuire.
E’ pazzesco, ahò.

……………

Qualcuno sta diventando un poco cinico?
Qualcuno, invece, piuttosto scontroso.

venerdì 14 febbraio 2003

6.1
Odii l’odiabile.

6.1.1
Ma anche il resto non è che ti vada proprio a genio.

6.1.1.1
Sei in fase odio, rigetto, disprezzo, schifo, disgusto, repulsione, vomito, colera verso il mondo e verso te stesso. La tua vita sociale ne sta risultando seriamente compromessa. Stai passando lentamente da una condizione di silenzio diplomatico a una di insulti più o meno velati.
(Sempre meno velati col passare del tempo.)

6.2
Ti mancano dei libri. Decidi di affrontare infine la terribile e malfamata biblioteca universitaria. Fai la tessera, lasci il documento all’ingresso, inizi a scartabellare le schede alla ricerca dei volumi che ti servono.
Alla tua destra c’è la scrivania dell’impiegata che concede il prestito. Dietro la scrivania c’è uno spazio piuttosto largo: lì cinque persone sono sedute in circolo. Due sono obiettori di coscienza, tre sono impiegate della biblioteca. Una di loro, una tizia bionda con un maglione rosso a collo alto, sta guardando il soffitto. Gli altri, attorno, le chiedono se vede qualcosa.
Vedi qualcosa?
Anche tu alzi lo sguardo. Il soffitto è bianco e vuoto. Pensi: non hanno un cazzo da fare, la stanno prendendo in giro. Osservi. Sono tutti molto seri.
Vedi qualcosa?
Continui a scartabellare. La tipa col maglione rosso guarda in alto e sta zitta. Gli altri chiedono, aspettano, dicono:
Devi fissare attentamente.
Tu sghignazzi. Poi l’impiegata abbassa il viso, guarda gli altri con la bocca aperta:
L’ho visto…, dice. L’ho visto…
Che ti dicevamo?, dicono gli altri, Cosa hai visto?

Non sghignazzi più. Guardi in alto. Ti chiedi se stanno prendendo in giro te, ma decidi che non è così.

La faccia di Gesù, ho visto… dice la tipa. Indica in alto Lì c’è la barba, gli occhi… Incredibile… Gli altri annuiscono, anche gli obiettori.

Tu, con la coda dell’occhio, controlli che non abbiano bloccato le uscite.

Con molta, (molta), moltissima cautela, senza farti notare: arretri.

6.3
A Roma domani. Pullman 7.15. 20 euro.


mercoledì 12 febbraio 2003

Passerà come passano le malattie?

domenica 9 febbraio 2003

Cinque

Io non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa.
Woody Allen

- E dopo? Che farai dopo?
- Be’, andrò a dormire, penso.
- No. Non dopo adesso, dopo dopo.
- Mah non so. Farò colazione e…
- Ma mi prendi per il culo? Voglio dire…
- Ma lo sapevi che per il freddo sono morti 24 mila capi di bestiame, in mongolia, quest’anno?
- Scusa, e che c’entra? Stai cercando di cambiare argomento?
- Io? No, no. Pensa che freddo! eh? in mongolia!
- Non mi hai mica risposto. Cosa far-…
- Toh, s’è fatto tarmi. [guardi un orologio che non hai e ti alzi] Ma tu guarda il tempo come vola quando ci si diverte…
- Ma siamo qui da cinque minuti!
- Oh, sì, scusa, m’ero scordato che ho… sì, un appuntamento.
- Con chi?
- Con… ecco… con... il dermatologo
- Il dermatologo.
- Sì, c’ho questa cosa, [mostri il braccio senza orologio] ‘sto prurito… no, scusa adesso devo proprio scappare. Ne riparliamo, eh?

- … non fu altro che una concessione storica
- Scusa un attimo, guarda che caccola!
A.Pazienza – Il libro rosso del male


parliamo, ti va? parliamo.
parliamo della domanda che ti manda in catalessi.
la domanda che ti blocca la mascella, ti fa perdere i capelli, ti strabuzza gli occhi, ti accelera i palpiti del cuore, ti sbianca il viso, ti ritorce il naso, ti scoperchia i ginocchi, ti storce i diti nelle scarpe.
LA domanda, insomma.
(stai sudando?
suda suda. fai bene a sudare.
suda sù.)

(No, ma che fai? ti alzi? dove vai? Fermati! e la domanda?!)

Test di ipocondria
(parte 1 di infinite):

Sei in pigiama; sei a letto: stai per dormire. E a quel punto ti sale un prurito dai polpacci, ti pizzica le cosce, risale l’inguine e la pancia, accerchia i fianchi e si ferma nell’unico punto della schiena che non puoi raggiungere a meno di non disarticolare una spalla.
Che fai? Ma soprattutto: che pensi?
a – Pensi: “ho prurito” e ti gratti e poi dormi;
b – Pensi: “avrò mangiato qualcosa che non va” e ti gratti e poi dormi
c – Pensi: “chissà cos’è” e non dormi.
d – Pensi: “ho il linfoma di Hodgkin” e non dormi perché ti immagini la tua prossima degenza ospedaliera.
(Assegnati 5 punti per tutte le risposte che prevedono una forma di tumore qualsiasi. 0 punti per le altre. Anche per la c: se non dormi non sei ipocondriaco, sei ansioso.)

Per concludere:

Mentalita' divertente quella degli americani: nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente la Cambogia, ma se lo avessero sorpreso in una camera d'albergo con una minorenne lo avrebbero cacciato in due giorni.

Ancora Woody Allen

mercoledì 5 febbraio 2003

Teorema n.1:
Quando non trovi le cose, le cose stanno in bagno.

Stai cercando da un’ora un libro che non trovi; un libro importante che ti serve per continuare il tuo lavoro; un libro pesantissimo, in tutti i sensi, sulla metrica italiana del novecento. Ti serve. Lo cerchi in salotto, sotto i cuscini, in camera, sotto il letto, in cucina, nel forno, dietro la televisione, nel cassetto delle forchette, nell’armadio a muro, nelle tasche delle giacche, tra i calzini, dietro i quadri. Niente.

Frustrato, vai a pisciare.

Rimasi col telefono all’orecchio, ascoltando il segnale di libero. Mi sentivo come se fossi un’altra persona, mentre il mio vero io era seduto dall’altra parte della stanza e mi osservava incredulo.
Adrian Tomine – Summer blonde –
Coconino Press.

Insieme col libro, in bagno, trovi: il burrocacao, sette matite, il giornale di quattro giorni fa con un articolo che devi assolutamente leggere, lo stereo, una pallina da tennis, una forchetta, due bottiglie d’acqua, il telefono, un dizionario di italiano, il volume Labirinto-Memoria dell’enciclopedia Einaudi, una teiera (piena).

Rilassato, ti vuoi lavare i denti. Ma non c’è lo spazzolino.

Lemma:
Quello che non sta in bagno, sta in cucina.

lunedì 3 febbraio 2003

Quattro

L’aereo non ti fa paura.
L’aereo ti terrorizza.

Hai deciso di scappare qualche giorno da padova che più non sopporti. Hai deciso che ti meriti un po’ di vacanza, perché dopo tutto questo cazzeggiare infine ti senti giustamente spossato. Hai deciso che decisamente devi sfuggire dal lavoro e da tusaichi.
Vai a Londra (18 euro a/r da Venezia, con easyjet).

Certo, non hai soldi. Non hai neppure i soldi per comprarti un paio di calzini. Neppure un caffè riesci a prendere con tutto quello che raccimoli svuotando tasche e cercando sotto i cuscini dei divani.
E allora?
Allora:
Hai un fratello a londra.
Hai due genitori che lo vanno a trovare.
I tuoi genitori hanno i soldi.
Ti aggreghi spudorato.

Com’è il tuo disastro aereo preferito?

Non è che la mattina inizi nel migliore dei modi: hai bevuto troppo, ieri, hai fatto brutti sogni. Hai sognato – che te lo dico a fare? (Infatti non te lo dico). Hai il collo spossato, gli occhi bruciati e in bocca un sapore di orrore.

Facendola breve: il vostro aereo viene cancellato – ieri a Londra è nevicato così tanto che l’aereoporto di Stansed è stato chiuso; tuo padre baldanzoso compra biglietti con un’altra compagnia (l’aereo si fermerà a Heathrow); tuo padre ha la brillante idea di dimenticarsi un coltellino nel bagaglio personale, lo fermano e lo fanno tornare indietro per spedirlo; i tuoi genitori litigano su quale bagaglio a mano spedire; tua madre non cede: nella sua borsa ha tutte le sue cose; tuo padre incazzato spedisce il suo bagaglio, poi, sul punto di imbarcarci, si accorge di aver perso il biglietto; torna a cercarlo; intanto, il biglietto lo ritrovano al check in; chiamano tuo padre con altoparlanti, ma lui – ovvio – non li sente; alla fine ce la fa.
Salite sull’aereo.

Tu non credi ai presagi, ma se ci credessi, dopo una mattina così, saresti sicuro dell’imminente cedimento strutturale del tuo aereo.

In quanto a disastri hai una discreta fantasia. Diciamo che il tuo disastro favorito è lo spegnersi in volo dei motori: l’aereo che precipita avvitandosi è uno spettacolo al quale non riesci a sottrarti. Te lo immagini molto realistico, con la gente che urla e vomita e scagazza senza più controllo – una cosa rivoltante. Lo spezzarsi in due della carlinga ti sembra meno credibile, anche se forse più interessante. L’esplosione in volo non la prendi in considerazione: troppo istantanea, non ci provi gusto.

Mentre state atterrando tua madre ti prende in giro, ride e ti dice di portarti dell’acqua santa la prossima volta, e di pregare. Ha ha ha. Tu sei avvinghiato al sedile. Sudi e parli con l’aereo. Non a voce alta, naturalmente, non sei mica pazzo. Dici: atterra bastardo, merda di aereo atterra, su atterra, cazzo atterra per favore, dai, piano, su, atterra, con calma, senza scossoni, sì atterra dài.
E invece questo cazzo di aereo del cazzo bastardo e figlio di puttana rolla, beccheggia, oscilla, scuote la coda, ondeggia, quasi si avvita, si scrolla, s’abbassa di colpo, si rialza, vibra e alla fine – alla fine - atterra.

Tutto finito? Alle 18.45 ora locale, sulla metropolitana che va da Piccadilly Circus a Green Park, un tizio coi capelli rossi ruberà a tua madre il portafogli con tutti i soldi, la patente e le carte di credito.

(Così impara a prenderti per il culo.)