lunedì 3 febbraio 2003

Quattro

L’aereo non ti fa paura.
L’aereo ti terrorizza.

Hai deciso di scappare qualche giorno da padova che più non sopporti. Hai deciso che ti meriti un po’ di vacanza, perché dopo tutto questo cazzeggiare infine ti senti giustamente spossato. Hai deciso che decisamente devi sfuggire dal lavoro e da tusaichi.
Vai a Londra (18 euro a/r da Venezia, con easyjet).

Certo, non hai soldi. Non hai neppure i soldi per comprarti un paio di calzini. Neppure un caffè riesci a prendere con tutto quello che raccimoli svuotando tasche e cercando sotto i cuscini dei divani.
E allora?
Allora:
Hai un fratello a londra.
Hai due genitori che lo vanno a trovare.
I tuoi genitori hanno i soldi.
Ti aggreghi spudorato.

Com’è il tuo disastro aereo preferito?

Non è che la mattina inizi nel migliore dei modi: hai bevuto troppo, ieri, hai fatto brutti sogni. Hai sognato – che te lo dico a fare? (Infatti non te lo dico). Hai il collo spossato, gli occhi bruciati e in bocca un sapore di orrore.

Facendola breve: il vostro aereo viene cancellato – ieri a Londra è nevicato così tanto che l’aereoporto di Stansed è stato chiuso; tuo padre baldanzoso compra biglietti con un’altra compagnia (l’aereo si fermerà a Heathrow); tuo padre ha la brillante idea di dimenticarsi un coltellino nel bagaglio personale, lo fermano e lo fanno tornare indietro per spedirlo; i tuoi genitori litigano su quale bagaglio a mano spedire; tua madre non cede: nella sua borsa ha tutte le sue cose; tuo padre incazzato spedisce il suo bagaglio, poi, sul punto di imbarcarci, si accorge di aver perso il biglietto; torna a cercarlo; intanto, il biglietto lo ritrovano al check in; chiamano tuo padre con altoparlanti, ma lui – ovvio – non li sente; alla fine ce la fa.
Salite sull’aereo.

Tu non credi ai presagi, ma se ci credessi, dopo una mattina così, saresti sicuro dell’imminente cedimento strutturale del tuo aereo.

In quanto a disastri hai una discreta fantasia. Diciamo che il tuo disastro favorito è lo spegnersi in volo dei motori: l’aereo che precipita avvitandosi è uno spettacolo al quale non riesci a sottrarti. Te lo immagini molto realistico, con la gente che urla e vomita e scagazza senza più controllo – una cosa rivoltante. Lo spezzarsi in due della carlinga ti sembra meno credibile, anche se forse più interessante. L’esplosione in volo non la prendi in considerazione: troppo istantanea, non ci provi gusto.

Mentre state atterrando tua madre ti prende in giro, ride e ti dice di portarti dell’acqua santa la prossima volta, e di pregare. Ha ha ha. Tu sei avvinghiato al sedile. Sudi e parli con l’aereo. Non a voce alta, naturalmente, non sei mica pazzo. Dici: atterra bastardo, merda di aereo atterra, su atterra, cazzo atterra per favore, dai, piano, su, atterra, con calma, senza scossoni, sì atterra dài.
E invece questo cazzo di aereo del cazzo bastardo e figlio di puttana rolla, beccheggia, oscilla, scuote la coda, ondeggia, quasi si avvita, si scrolla, s’abbassa di colpo, si rialza, vibra e alla fine – alla fine - atterra.

Tutto finito? Alle 18.45 ora locale, sulla metropolitana che va da Piccadilly Circus a Green Park, un tizio coi capelli rossi ruberà a tua madre il portafogli con tutti i soldi, la patente e le carte di credito.

(Così impara a prenderti per il culo.)