mercoledì 31 luglio 2002

lunedì 29 luglio 2002

Lei è molto bella. Per tutta la sera mi chiede:
- Ma davvero non ti sto sul cazzo?
- No – rispondo – è che sono molto timido.
- Sì, questo me l’hai già detto; ma allora non ti sto sul cazzo, vero?

Lui ha la testa ad uovo e sembra un lottatore di wrestling. Qualcosa con un nome tipo: “La montagna mascherata” o “la morte rossa”. Da quello che ne so si sono lasciati da qualche mese.
Siamo in una villa sui colli, un posto sperduto con un prato e un panorama. Lei a un certo punto scompare con un tipo che mi sembra piuttosto scialbo. “La morte rossa” si siede a gambe incrociate sul prato, con lo sguardo fisso dove lei si è infrattata. Qualcuno gli si siede accanto, lui dice: - No, è meglio che non ti metti qua.
Aspetto. Osservo. Lei e lo scialbo ricompaiono. E’ strano, in quella zona del prato adesso ci sono solo loro: dieci minuti fa era piena di gente… Lui si butta sull’altro per menarlo, lei si mette in mezzo un paio di volte, poi riesce ad allontanarlo. Non li vedo più. lo scialbo rimane da solo sul prato.

Decido di fare qualcosa. Sono abbastanza sbronzo da voler salvare il mondo. Voglio mettermi in mezzo. Mi allontano e li cerco in zone del prato deserte. Trovo una scala di pietra che porta nel nulla. Faccio un paio di gradini. Mi fermo, ascolto. Non un rumore. Faccio un passo, scivolo.
Col culo cado perfettamente sullo spigolo.
Mi fermo. Riprendo fiato.
E’ la seconda volta che mi faccio veramente male questo mese, e tutto da solo.
Vorrà dire qualcosa, penso.
Respiro.

Quando ci salutiamo lei mi dice:
- Sono contenta che non ti stavo sul cazzo.
- No è che sono molto timido.

Era da tanto che non bevevo così tanto.

Il giorno dopo, sull’argine del Piovego, delle signore slave si tagliavano i capelli l’una all’altra

giovedì 25 luglio 2002

A. paga il suo gelato: usa una banconota da cinque euro.
Io pago il mio – coppa Amarena – banconota da 10 euro. Mentre la signora alla cassa mi dà il resto, sento dietro di me A. e C. sghignazzare. Hanno l’aria divertita e imbarazzata.
- Cosa ho fatto questa volta?, chiedo
- Niente, niente, usciamo.
Ci incamminiamo verso il centro di Abano. A. mi fa: - Guarda la banconota.
La guardo.
– E’ quella con cui ho pagato io. – mi dice
- Non ti sembra che manchi qualcosa?
- Zio vacca! L’ologramma!
- Me l’hanno data in farmacia stamattina, è tutto il giorno che tento di smerciarla.
- Checcazzo, proprio a me?
- No no, dai, domani te la cambio
- Be’ no, non importa, la darò a Simone per la grigliata.

Stamattina, a prendere il giornale. Pago. Mi allontano lentamente. Non voglio destare sospetti. Dopo dieci metri sento i passi della giornalaia paffuta: - Aspetti! Aspetti!
Mi mette davanti i 5 euro: - Questi qui, non sono validi.
Ah sì? --- all’inizio sono anche credibile. Le ridò il resto, le pago il giornale. Dopo due tre ore mi rendo conto che ho sbagliato a fare i calcoli e che le ho pagato il giornale due volte il suo prezzo.

Oltre alla beffa, il danno.

mercoledì 24 luglio 2002

Il grande ponte non portava a te.
T'avrei raggiunta anche navigando
nelle chiaviche, a un tuo comando. Ma
già le forze, col sole sui cristalli
delle verande, andavano stremandosi.

L'uomo che predicava sul Crescente
mi chiese: "Sai dov'è Dio?". Lo sapevo
e glielo dissi. Scosse il capo. Sparve
nel turbine che prese uomini e case
e li sollevò in alto, sulla pece.

Edimburgo, VENTO SULLA MEZZALUNA, E. Montale

martedì 23 luglio 2002

Oggi scriverò come Nicola. he he he.

Il museo della navigazione di Battaglia Terme era piccolo. La giornata era stupenda. Ero andato in bicicletta. Sull'argine si stava bene. Ascoltavo Paolo Conte. I ciclisti che mi superavano veloci mi guardavano strano. Perchè cantavo a squarciagola. Da solo. Erano ciclisti orribili e obesi. Il custode del museo ha avuto pietà di me. Mi ha fatto da guida. Raccontandomi tutte le storie. Mostrandomi tutte le foto. E la storia di un pesce siluro di un metro e mezzo. Non che lo ascoltassi molto. Catturato dalla luce, il mio cervello si proiettava sui modellini delle barche. La stanchezza mi faceva navigare placidi i pensieri.

- Buonanotte, eh?
- Buonanotte.
- A presto.
- Sì, a presto.
- Sì, buonanotte. Buonanotte.
La sua voce era già da un'altra parte. Ma la mia era l'ultima che aveva sentito prima di addormentarsi.

giovedì 18 luglio 2002

Qui devo aggiornare almeno una volta ogni due giorni se no
Nicola mi toglie dai suoi links e non è il caso...
sono un po' intontito da uno spriz che ho bevuto
per sperimentare un nuovo posto in centro
che sta aperto fino a tardi... solo che per accaparrare clienti
fa degli spriz fortissimi e io adesso non capisco più tanto bene
cosa mi accade intorno,
è già tanto che riesca ad organizzare le frasi sensatamente...
dovevo andare al cinema stasera a vedere Resident Evil
("fa una paura..." mi avevano detto "...paurosa! una paura paurosa!")
ma dovevo andarci con un amico che non ha la macchina,
solo la moto... l'uragano Giustina non ci dà tregua quest'estate
continua a diluviare: niente cinema neppure oggi...
be' dai vado a dormire
buonanotte, eh?

mercoledì 17 luglio 2002

AVANZI SAVOIA
di Alessandro Robecchi per il Manifesto

Non dovranno dimostrare di avere un lavoro regolare, cosa che peraltro non hanno mai avuto. Non dovranno essere chiamati nominalmente dal datore di lavoro. Non dovranno nemmeno lasciare le impronte digitali. Eppure, come ha deciso ieri la Camera dei deputati, i Savoia potranno rientrare in Italia: una sanatoria in piena regola per questi bellimbusti extracomunitari che, arrivando dalla Svizzera, non rischieranno nemmeno di farsi intercettare dalla Marina italiana con licenza di affondarli in mezzo al mare. Certo il loro rientro sarà un viaggio terribile: in yacht dall'isola di Cavallo a Nizza, poi in limousine fino a Ginevra, poi in Ferrari fino a Saint Moritz e poi, finalmente si affacceranno ai nostri confini. Un'odissea spaventosa, resa ancora più ardua dal fatto che parlano l'italiano un po' meno di Biscardi e che lo parlano con l'accento del Tartufòn dei panettoni. Ma in questo modo - assicurano le più svariegate forze politiche di centro, di destra e di sinistra che ieri hanno votato per la sanatoria-Savoia alla Camera - si fa un immenso servizio alla Repubblica. Non si sa esattamente quale servizio, ma è bello dirlo.Fa fine e soprattutto fa tanto "bipartisan", una cosa che fa sempre la sua figura, specie col caviale. Mentre alla Camera si faceva un "servizio alla Repubblica" riaprendo le porte ai monarchi (bizzarra equazione), al Senato si faceva un regalo ai padani fingendo di chiudere fuori gli immigrati. Per questi, povera gente che lavora, ci vogliono la chiamata nominale, un lavoro in regola (una cosa che con il Patto per l'Italia tra poco non avrà nessuno), e le impronte digitali. E questo nonostante nessuno di loro abbia mai preso a fucilate un turista all'isola di Cavallo, né venduto armi all''ingrosso, né aperto le porte alla dittatura fascista. In compenso il loro viaggio sarà di tutto relax: un container piombato dal Kurdistan a Istanbul, poi una carretta del mare fino a Durazzo, poi un gommone, poi un rigenerante bagno a tre o quattro miglia dalla costa. Educativo: così se non sanno nuotare imparano. E divertente: sempre con il brivido che una motovedetta italiana li affondi, come peraltro è già successo senza che i settimanali di cronaca rosa se ne siano occupati. A prima vista viene da pensare che sia tutto un quiproquo, uno scambio di persone. Forse in un altro mondo (possibile?) si sarebbe dovuti prendere le impronte ai Savoia e accogliere gli stranieri che vengono qui a lavorare. Forse, chissà, i deputati sono andati per sbaglio al Senato e i senatori si sono recati per errore alla Camera e così è nato questo incredibile equivoco.

O forse no. Forse rimangono aperte alcune questioni, come per esempio il ricongiungimento familiare. E' risaputo che uno straniero che lavora qui da anni e cerca di far venire moglie e figli, in modo da integrarsi meglio, non potrà farlo. I tempi si allungano, la burocrazia è più stronza di un doganiere a mano armata, più feroce dei fari di una motovedetta (ma molto più lenta). E' la famosa politica della famiglia tanta cara al Polo: vieni qui, ti fai un culo così, la moglie non la puoi portare, e se vai via ti freghiamo i contributi Inps. Tutto in regola, insomma. Per i Savoia, invece, i ricongiungimenti famigliari saranno una bazzecola, una pura formalità. Il che significa che nel giro di qualche mese avremo tra i maroni contessine, principessine, arciduchi di primo, secondo, terzo grado, marchesini di primo e secondo pelo, cicisbei di ogni risma, fancazzisti blasonati, tutti ovviamente con le loro omologhe femminili, per la gioia delle trasmissioni tivù del pomeriggio e dei rotocalchi per famiglie, un po' stufi di doversi pagare l'albergo in Svizzera per raccontare le scemenze di casa Savoia.

Naturalmente si tratta della solita finzione mediatica. Già: nonostante non potessero mettere piede sul Sacro Suolo, i Savoia ci ammorbano ormai da decenni. Sdoganati per far ridere in tivù, usati per commentare le partite, per decantare le bellezze turistiche della Corsica, per recensire le piste da sci, essi sono diventati in pochi anni un segno distintivo dell'immaginario italiano: un Savoia un parere, una cazzata, un gossip non lo nega a nessuno, con regale generosità.E d'altro canto suona finzione anche la legge razzista votata al Senato, quella Bossi-Fini che teoricamente, secondo i suoi firmatari, dovrebbe evitare l'invasione di "stranieri delinquenti". Macchè: i delinquenti verranno lo stesso (se si fanno fermare da una legge, che delinquenti sono?) e in compenso gli stranieri regolari saranno più ricattabili, costeranno meno, verranno licenziati (e quindi espulsi) al primo accenno di sindacalizzazione. La nemesi storica finisce qui, dunque. Il cerchio si chiude: l'Italia modernizzata da Silvio e dai fascisti suoi soci prevede ampio uso di una mano d'opera senza garanzie, senza salvagenti, senza ammortizzatori sociali. Braccia da importare se ce n'è bisogno e da espellere a lavoro fatto. Ed è giusto, dunque, che con la reintroduzione della schiavitù e del lavoro servile senza garanzie, torni in auge pure la più sfaccendata, perniciosa e parassita nobiltà, con i suoi birignao, le sue fastose residenze, le sue feste, i suoi commerci poco chiari. In una giornata sola (quella di ieri), un balzo indietro di oltre un secolo. Complimenti per la modernizzazione.

martedì 16 luglio 2002

Il bidello del dipartimento di francese lo chiamiamo "L'inquilino del terzo piano".
Ha un che di demoniaco: non so se la cammianta ondulata, lo sguardo acceso ma intontito o il sorriso aguzzo.
Fatto sta che che è strano. Gira per l'università e saluta tutti. A volte puzza un po' d'alcol, ma l'altro giorno che pioveva mi ha prestato un ombrello per tornare a casa. Oggi gliel'ho riportato.
"Come va?" gli ho chiesto.
Ha ondulato lento la mano aperta.
"Potrebbe andare meglio?"
"Potrebbe andare meglio." ha detto.
"Eh, potrebbe sempre andare meglio."
"Sì" ha detto, senza più guardarmi, "Ma se andasse meglio sarebbe meglio."

lunedì 15 luglio 2002

Poi mi dicono su perchè non aggiorno...
ma quando aggiorno sto coso non funziona!
zio vacca.
Oggi: esame di filologia romanza.
L'assistente interroga una ragazza, alla fine chiede:"Come si chiama?"
"Ines T."
"Anno?"
"Primo"
"Noooo, volevo dire quando è nata, no?"
"Ah: 1982"
"Sa: negli anni '80 andavano molto di moda le telenovelas. Non è che sua madre le ha dato quel nome dopo aver visto la TV?"

lunedì 8 luglio 2002

Sì, no, non sono scomparso, è che
all'improvviso non ho più nulla da scrivere
e mi connetto sempre meno.
Sto studiando, pure,
con dubbi risultati, ma tant'è.
Credo di riprendere a settembre,
con qualche rara puntata in agosto,
se sopravvivo alla sessione.
Magari cambio anche grafica, se ci riesco.
non credo di riuscirci.
mah. vedremo.

lunedì 1 luglio 2002