giovedì 25 luglio 2002

A. paga il suo gelato: usa una banconota da cinque euro.
Io pago il mio – coppa Amarena – banconota da 10 euro. Mentre la signora alla cassa mi dà il resto, sento dietro di me A. e C. sghignazzare. Hanno l’aria divertita e imbarazzata.
- Cosa ho fatto questa volta?, chiedo
- Niente, niente, usciamo.
Ci incamminiamo verso il centro di Abano. A. mi fa: - Guarda la banconota.
La guardo.
– E’ quella con cui ho pagato io. – mi dice
- Non ti sembra che manchi qualcosa?
- Zio vacca! L’ologramma!
- Me l’hanno data in farmacia stamattina, è tutto il giorno che tento di smerciarla.
- Checcazzo, proprio a me?
- No no, dai, domani te la cambio
- Be’ no, non importa, la darò a Simone per la grigliata.

Stamattina, a prendere il giornale. Pago. Mi allontano lentamente. Non voglio destare sospetti. Dopo dieci metri sento i passi della giornalaia paffuta: - Aspetti! Aspetti!
Mi mette davanti i 5 euro: - Questi qui, non sono validi.
Ah sì? --- all’inizio sono anche credibile. Le ridò il resto, le pago il giornale. Dopo due tre ore mi rendo conto che ho sbagliato a fare i calcoli e che le ho pagato il giornale due volte il suo prezzo.

Oltre alla beffa, il danno.