martedì 30 marzo 2004

- Pronto? Parlo con Alessandro L.?
- Sì, chi parla?

È pieno di gente, il cinema. Pieno di teste che coprono lo schermo. Davanti a te un tipo biondo, capelli rasati, sposta il peso da una chiappa all'altra, ritmicamente, ogni dieci minuti. Sposta il peso e -prot!- scoreggia. Piccole scoreggie che non si noterebbero, se solo non le facesse nei momenti silenziosi del film e se talvolta le zaffate solforiche dei suoi miasmi tossici non ti circondassero -prot!- stagnando attorno a te. I suoi vicini di posto sembrano non accorgersi di nulla. Evidentemente il vento spira solo verso il retro della sala. Oppure sono solo molto (molto) educati.
- Scusa? ma hai problemi di fegato? - gli chiedi all'uscita.
- No. Ma tu, chi sei? - dice.
- Magari è lo stomaco, allora - dici - conosco un buon gastroenterologo, sai? È mio cugino... Se vuoi ti dò il numero... -
- Ci conosciamo? - (prot)
- Ti ho sentito! -
- Cosa? - (prot prot)
- Ti ho sentito! Stai scureggiando! Ragazzi! Sta scureggiando! -
Si guarda intorno: - No, ma non... (prot) no, io... -
- Addosso allo scureggione! - urla qualcuno da dietro. - Dagli allo scureggione! - grida un tipo con una fiaccola accesa in una mano e un forcone nell'altra.
Cercate di assalirlo, ma (prot) è decisamente più veloce di voi.
- Dei reattori così - dice il tipo col forcone e un cappello di paglia in testa - neanche sul concorde li ho mai visti. -

- Sono Carlo C. Buongiorno.
- Buongiorno.
- Lei ha lasciato un annuncio al supermercato Super di via Umberto?
- Sì. Le servono ripetizioni di italiano?

Lettera aperta a Jim Jarmush
Jim, diobono, Jim. Jim, guarda, lo sai che io ti apprezzo, lo sai. Te lo ricordi, vero? Che ti ho difeso quando dicevano che Ghost Dog era una puttanata e invece io no, vero? E lo sai che Taxisti di notte l'ho visto tutto tutto anche se mi sembrava un film imbarazzante, no? Jim. Jim. Jimbo. No, lo sai, no? Ti sostengo, mi piaci. Ma non puoi sfracellarmi i coglioni così, non puoi non puoi non puoi non puoi. Jim, sì, capisco, il caffè, le sigarette, l'incomunicabilità, l'assurdità dei rapporti sociali, l'orrore del mondo dello spettacolo, gli scacchi, Beckett... Jim, sì, capisco, il cinema indipendente, sì, hai un sacco di amici fichi, sì, ho capito, sì, ma due ore così... volevo veramente spararmi un colpo, Jim. Diobuono Jim, riprenditi, porcocazzo.
Un abbraccio,
Ale
P.s. non è che ti servono ripetizioni di italiano?

- No, non mi servono ripetizioni. Senta. Ha ricevute molte telefonate?
- No, nessuna.
- Lo sospettavo, sa? Non è stato preso nessun bigliettino col suo numero.
- Mi scusi, le servono ripetizioni di inglese, allora?
- No, guardi, non mi servono ripetizioni.
- Non capisco. Cosa vuole?
- Sì, ecco, veniamo al punto: sono il direttore del supermercato Super... siamo un po' a corto di personale...
- Ah.
- No, è che i laureati in lettere... capisce, no?
- No.
- Giusto... non è che le andrebbe di fare il magazziniere? Guardi che le insegnamo a guidare anche il muletto, eh?
- Se posso essere sincero: no.
- Se posso essere sincero anch'io: non troverà un posto migliore.
- Grazie, ma...
- E il banco del pesce? Guardi che lì abbiamo anche una laureata in matematica, sa?
- No, è che...
- Ho capito, ho capito. Lei punta in alto. I salumi. Le offro un posto al banco dei salumi. Che ne dice? Assieme a un laureato in scienze politiche con master in diritti umani e una laureata in economia con dottorato e master in marketing avanzato. Guardi che non le capiterà più un'occasione così.
- ...
- Allora? Cosa ne dice? Provi a immaginarsi vestito da salumiere. Immagini!
- Be'.
- La cuffia, il grembiule... Il fascino dell'uniforme... So che è sensibile a questi temi...
- Ecco, io...
- Valuti i lati positivi! Un posto sicuro, un ambiente sano, nuove conoscenze!
- Ci posso pensare?
- Ci pensi, ma per poco, che il reparto salumi è molto richiesto, eh? Ho una coda lunga un chilometro. Arrivederci.
- Arrivederci.
- Aspetto una sua chiamata. Ma si sbrighi!
- Sì, arrivederci.
- Arrivederci. Mi chiami!
Click.

venerdì 26 marzo 2004

Questa storia - che non è un granché - comincia con un giornalaio e finisce con il protocollo di Kyoto. In mezzo: l'esplosione di una cerniera lampo. Non un'esplosione qualsiasi: la cerniera dei tuoi pantaloni - esplodendo senza motivo, con un PUM smorzato mentre pedali - lascia entrare aria freddissima tra le mutande senza che tu possa fare niente. Nel frattempo, continui a pensare che stai oltrepassando la soglia della tua deficienza e se anche senti di condividere il messaggio che ti è arrivato al cellulare (che dice più o meno: "le ragazze sono sempre le ragazze", ma lo fa più poeticamente, con una sineddoche - una parte per il tutto, come quando si dice tela per dire quadro - e in questo caso la parte femminile in questione non è il piede), non riesci a sottoscriverne l'ottimismo di fondo. Intanto, in autostrada, si vedono i fumi delle fabbriche e le luci notturne, e tu abbassi il finestrino e urli, sporgendoti fino all'ombelico, schivando col busto i camion che ti sfiorano: "E il protocollo di Kyoto? Dove lo mettiamo il protocollo di Kyoto?"... no, questa era la fine. Ricominciamo: il giornalaio ti si affianca mentre sbirci le riviste di computer. Ha il braccio sinistro alzato, teso, leggermente inclinato, la mano aperta. Dice: "Heeeeeeil Hitleeer!", poi si mette a ridere. "Bravo, bravo", gli dici, "Dammi il manifesto, va'". Lui sghignazza, ti passa il giornale, dice: "E pensare che anche Mussolini era socialista, prima, no?" Alzi le spalle. "E Mazzini? Anche Mazzini era socialista?", chiede. "Più o meno", dici. "Ma pensa.", dice lui, mentre esci, "E Cavour? E Pietro Micca? E Macchiavelli? E Cesare Borgia? E gli Scrovegni? Erano socialisti gli Scrovegni? E i guelfi? E Dante? E Bonifacio VIII? E i ghibellini? E Federico II? E il notaro? E..."
Scappi prima che arrivi a Muzio Scevola.

martedì 23 marzo 2004

ma le mani del barbiere, oltre a essere piene di capelli sminuzzati, hanno l'odore di polpette all'aglio; ogni volta che si aggirano sulla mia fronte sento l'odore delle polpette, mi chiedo come possa un barbiere sapere di polpette, mentre le orecchie mi si stanno già raffreddando, e intanto immagino il vento che si incanala tra i padiglioni e la testa, e il freddo (sarà mica primavera questa, eh? cos'è, uno scherzo? dov'è finito il cielo dell'altro giorno? chi si è rubato il caldo che aspettavo e l'ha sostituito con un vento costante da emicrania? eh?) uff, questo freddo...

se mi odiate continuate a chiedermi "e adesso? e adesso?" e adesso non lo so, e adesso, adesso prima di tutto un esorcismo per far sì che la tecnologia la smetta di esplodermi accanto: finestrini elettrici, lettori mp3, cellulari, monitor, computer, penne usb, macchine fotografiche digitali, mouse wireless, lettori dvd, forni a microonde, - se mi si avvicinano impazziscono, le batterie si scaricano all'improvviso, produco un campo energetico negativo che risucchia la volontà dei circuiti di funzionare - magari esiste un lavoro adatto a me, se vi serve qualcuno che con la sola presenza distrugge microchip chiamatemi, funziono, ve lo posso assicurare, costo poco

(p.s. ma poi... ma poi, vedrai, ritorni, lo so che ritorni, non credere, dici di no, che non ritorni, che tutto non sarà più, non sarà più, ma invece non ci credere, che adesso c'è questo maltempo, che sembra in tutto e per tutto quello che mi accade sottopelle, quello che gira e vòrtica nel retro della faccia, nella pellicola sottile dove nascondo le espressioni che non voglio mostrare, ma dopo... e se anche non torni, faremo in modo di incontrarci a mezza via, ovunque - ti sembra che le cose cambino, ma non cambiano così)

- E adesso? - mi chiede il barbiere, esalando odore di polpette.
Ho uno scatto nervoso che quasi mi faccio tagliare un pezzo di orecchio. L'idea è quella di prendergli le forbici e piantargliele in mezzo al cranio. Ma poi avrei i capelli asimmetrici.
- Mah. - dico.
- Non hai qualche idea? - chiede.
Da quando il barbiere vuole fare conversazione? L'ho scelto apposta perchè di solito sta zitto...
- Qualcuna -
- Quale? -
- Non so... vediamo. -
- Cioè? -
- No ecco, tipo... -
- Tipo? -
- Be' sì, insomma... non è facile. -
- Ah - dice - Tagliamo ancora? -
- Sì, un po' - rispondo, sperando di aver finito di tergiversare.
Ma lui, dopo un secondo: - E proverai il dottorato? -
Ho delle visioni che contemplano il mio barbiere, il phon, il rasoio, le forbici per sfoltire, lo spruzzatore, parte del rubinetto, l'attaccapanni, diverse fiale di crescina.
- Sì. -
- Ah. - dice, non del tutto soddisfatto.
Cerco di guardarmi nello specchio, ma senza occhiali non ci vedo niente.
- E intanto? Cosa fai intanto? -


(uccido barbieri stracciacazzo)

lunedì 22 marzo 2004

Sono ancora vivo
(ma la mia sopravvivenza
non era un esito
del tutto scontato)
anche se penso
di aver sviluppato
- non so bene come -
un terrore irrazionale
per la salsa di pomodoro.
(salsadipomodorofobia
credo sia il termine
tecnico)

domenica 14 marzo 2004

Giovedì 4 marzo 2004

... il militare sembra una pera con le gambe; la felpa che indossa, invece di nascondere le curve della pancia, gliele sottolinea; il suo baule di plastica nera (lucchettato, proveniente dal kossovo) occupa in pieno il corridoio della cuccetta; quando si gira, sento cigolare il suo letto, sopra di me; mi immagino che da un momento all'altro la cuccetta si rompa, crolli, mi schiacci; poi, se mi concentro sul treno, sul rumore del treno - non so - penso ai deragliamenti; non dormo bene; qualcosa è sbagliato se continuo a pensare agli incidenti; T mi offre dei tappi per le orecchie; rifiuto; sopra di lui c'è un romano che russa; ho nascosto le scarpe sotto il sedile, mi chiedo se si sente l'odore; appena mi muovo strappo un poco le lenzuola; T è sorpreso che ci abbiano preparato il letto; sui treni francesi il letto te lo fai tu;

forse mi sto disintossicando da: i blog, il mio blog, internet in generale, gli spriz, montale, i campi elettromagnetici, la pulizia della casa, il raffreddore, la nebbia, il sonno, la filologia, i problemi condominiali, la metereologia, la logica intuizionista, i problemi di coppia, il cuore, il polpettone, la tv digitale, gli strascichi, la lontananza, i film horror, la catalogazione dei libri, l'idea di leggere tutto il leggibile, i film tratti da fumetti di supereroi...

a formia siamo già svegli; ci alziamo; c'è il sole; dalla stazione si vede il mare che scintilla; i nostri vicini di scompartimento sono tutti nel corridoio a guardare dal finestrino; molti militari; parlano velocemente una cadenza che non capisco del tutto;

forse sto alimentando nuove dipendenze: i videogiochi in prima persona, la pizza, i fumetti francesi, Venedikt Erofeev, le scatole di cartone, i pacchi postali...

consegnamo le lenzuola al controllore che le butta in un sacchetto di plastica; alziamo le cuccette per poterci sedere; il militare sta un po' con noi, un po' coi vicini, coi quali si sente più a casa; gli chiediamo se è di napoli (è di napoli); vogliamo sapere cosa vale la pena vedere (le vie del centro); se è mai stato a pompei, a santa chiara, al museo nazionale (no, risponde con uno sbuffo di imbarazzo);

[...] ... e lui - dopo che T tira fuori la storia del ricatto al governo francese - di striscio ci dice che il sistema ferroviario è facile da colpire per dei terroristi; noi zitti ascoltiamo la sua spiegazione tattica un po' svagata, teorica, con le mani in tasca; non ci sono controlli, la stazione non è mica un aereoporto; subito fissiamo il suo baule nero... [...]

indica i condomini della periferia, dice che napoli non è così, è più bella napoli, questa è la periferia;
almeno qui c'è del verde, dice T;
l'hai mai vista la periferia di milano, aggiunge;

stiamo in silenzio,
alla fine si alza, se ne va dondolando nell'altro scompartimento.

giovedì 11 marzo 2004

Il postino suona sempre una volta, ma alle otto del mattino, dopo che hai passato la notte, fino alle cinque, a cazzeggiare sul computer nuovo.

lunedì 1 marzo 2004

Sono in ferie, questo blog è in ferie, chiuso per ferie, tutta colpa del nuovo solitario che ho scoperto su Xp, tutta colpa della neve, tutta colpa del sonno, in ferie, mi riposo, oh, mi riposo e leggo e giovedì vado a Napoli, va bene?

Intanto, Ducc -l'uomo più invidiato del momento- è in Giappone a capire la differenza tra sushi e sashimi: l'abbiamo mandato in missione, nel tentativo di spodestare l'imperatore e prendere il suo posto senza che nessuno se ne accorga. Se all'improvviso vedrete l'imperatore giapponese senza capelli, saprete che ha raggiunto il suo obbiettivo e da lì cercherà di infiltrare tutti i suoi amici nelle più alte cariche dello stato. Ho già prenotato il ministero dell'interno. Se c'è una persona che può riuscire in questa missione, quella è Ducc. Vai Ducc!

Dunque dicevo, sono in ferie. Ecco. Non c'è altro da aggiungere. Ci vediamo. Torno lunedì, se torno. (Ma sì, torno.)
Ciao ciao.















Ho detto ciao.
















Ancora qui?