venerdì 22 ottobre 2004

Sì, be', sì, sono un disastro. Mi aggiro per la biblioteca, furtivo. Controllo attraverso gli scaffali - come nei film - che non ci siano persone sospette, incontri imbarazzanti. Mi acquatto agli angoli delle pareti e, con uno specchio, mi accerto che la via sia libera. Striscio lungo i muri, annodo una treccia di carta igienica per fuggire dalla finestra. Il mio posto non è questo, penso. Qualcuno ha arrotolato le bandiere ai pennoni, prima della tempesta. O forse sono sempre state così e si scolorano giorno dopo giorno, senza sventolare. Lunedì mi aspetta la resa dei conti, col guru e con un'altra persona che non mi aspettavo, ma che in questa settimana mi ha fatto turbinare lo stomaco in un vortice, avvitare i pensieri nella calanca vertiginosa, che inghiotte ancora vittime - fortuna che poi qualcuno è in grado di arrestare il precipizio nel grottesco con la sua sola presenza... Il guru continua a telefonare alle commissioni d'esami, spacciandomi per uno studente bravo, quando sfioro a malapena la decenza. Scusi, chiedo al commissario, che ha corretto il mio tema su Montale, ma cosa ho sbagliato? Ho sbagliato l'interpretazione? - Metti a caso un asteroide, un meteorite di materiale ferroso; metti che a un tratto, venga attirato nell'orbita terrestre; metti che non resti in orbita, ma scenda nell'atmosfera, sfrigoli per l'attrito, si scaldi a temperature orrende, crolli fischiando a terra: metti che tu sia steso, prendendo il sole, sia addormentato, disteso nel punto di contatto. Ecco. - Il professore risponde: Non solo, c'erano anche errori di italiano; magari hai ricopiato troppo in fretta. Crollano in sequenza: mandibola, occhiali, capelli, pantaloni, mutande (urla di panico nel dipartimento), incisivi, occhi, orecchie, etc. (ho rimesso a posto tutti i pezzi, adesso, ma credo che qualcuno si sia intascato una parte del sistema nervoso...) Alle sei del mattino, Padova sgocciola nel buio. Il treno ad altra frequenza si ferma in stazioni solo sentite nominare che credevo favolose e inesistenti. Siedo in un vagone dove sono l'unico bianco. Un nero si alza, in mano un'enorme bibbia aperta a metà: tra Padova e Vicenza tiene un sermone, una messa, in inglese, su come il suo popolo sia in disgrazia perchè non crede più in dio. Guarda gli stati uniti! Sui loro soldi c'è scritto "In god we trust" [ha una pronuncia difficile da seguire: dice 'trost' e non 'trast', per esempio]; Guarda l'Italia! Hanno ucciso cristo, i romani hanno crocifisso cristo, ma guarda adesso, a ogni angolo una croce, a ogni passo una chiesa! ... E via, via dicendo. Alla fine si scambiano la solita stretta di mano in segno di pace, stringono la mano anche a me, poi tutti scendono dal treno, sostituiti da una mandria di studenti vicentini. Mia nonna oggi compie 94 anni, mia sorella sembra sia di nuovo incinta. Se potete, non accettate lettere da sconosciuti.