mercoledì 4 agosto 2004

Fottiti, dico al cielo, fottiti e vaffanculo e fottiti, merda di cielo, e fottetevi, dico alle nuvole, alle gocce che mi sommergono, fottetevi, affanculo, merda di pioggia, cesso di tempo del cesso, schifo di temporale che ribadisci le partenze coi cataclismi. E il cielo si apre, le nuvole si aprono, e le gocce continuano a scendere mentre delle voci del cazzo dal cielo mi dicono Ma se ti abbiamo anche risparmiato la grandine... Fottetevi voci del cazzo, fottetevi, fottetevi, dico pendalando sotto la pioggia, fottetevi, cazzo merda figa, fottetevi... Ti abbiamo anche avvertito coi lampi dice il cielo aperto ti abbiamo avvertito con la foschia, o credevi che fosse solo il caldo? Non avrai mica creduto a quella storia del caldo che genera lampi, vero? Fttttvffttvffculofft, dico tra i denti. Cerco di non lasciare scivolare l'impermeabile verdino (un sacchetto della spazzatura col cappuccio): Ftttvffftttvfffculo! Tengo il cappuccio tra i denti, il sapore della plastica si mischia a quello del vino, vedo come attraverso una lente sgocciolante e appannata le luci dei lampioni, la strada che si confonde con le case e le barriere dei lavori in corso, la rotaia del tram. E il cielo si richiude, le nuvole si addensano sopra di me, le gocce si ingrossano, trapassano l'impermeabile, le voci ridacchiano di questo mio ricondurre gli eventi atmosferici a didascalie idiote di ciò che vivo, mentre io torno a casa insultando (ffffffttttttttttvfffffnculo!), bagnandomi e pensando agli aerei, ai temporali e ai vini siciliani...