martedì 24 aprile 2007

Temo il postino più degli insetti emofagi che mi tengono in allerta la notte. Non ho fatto amicizia neppure coi gatti del vicinato. Ci soffiamo addosso ciondolando per strada, neanche fossimo avversari nella catena alimentare.

La cameriera ha la palpebra mezza abbassata; proviene dritta da una balera della bassa. Ridotta a forme semplici sarebbe un cono molle; si muove con la fluidità delle meduse - anche se oscilla poco aggraziata tra i tavoli quando pensa di non essere vista. All’avvicinarsi dell’orario di chiusura insiste al nostro tavolo, punta la coppa al mascarpone che Alberto deve ancora assaggiare. La guarda così tanto che la coppa lampeggia, si illumina della luce delle reliquie sacre. Non riesce a distrarci: noi siamo alla ricerca del soffritto perfetto, in mezzo agli scarafaggi nascosti in cucina, ai millepiedi che sforbiciano sulle pareti e ai creditori che rodono e rodono gli angoli delle case.


Si è rotta di nuovo la lavatrice, oppure è il solito capriccio degli elettrodomestici? Mi cadono piatti, teiere, ciotole. Da qualche giorno noto una maggiore resistenza degli oggetti nei miei confronti, un’ostinata e irriducibile dimostrazione di cosità. Sento il trambusto degli scricchiolii, il fischiare degli infissi...

(Ma in terrazza risplendono le sdraio su cui passeremo la nostra estate migliore, l’ombrellone nuovo e la salvia che ha ricominciato a crescere.)