martedì 10 luglio 2007

Stasera che mangio, minestrone? mi chiedo qui davanti al computer, da solo, con quindici tab firefox aperti, quattro programmi attivi, mentre tento di bruciare il processore. Il vento sommuove la porta. Durante la notte mi sveglierò al suono dell'albero agitato. Passerò qualche minuto alla finestra, con lo sguardo nel sonno, a vederlo oscillare sconvolto. In cucina cadrà qualcosa che non saprò mai. Dai fagioli salterini del messico nasceranno due falene dall'aria invadente. Si vedranno le montagne, domani. E le cicale furiose...

Al Convegno Annuale dei Letterati si Gozzoviglia fino alle Tre del Mattino, quando anche l'ultimo locale chiude. In cinque o sei dondoliamo per le strade vuote, verso gli alloggi. Poi qualcuno dice qualcosa. Ci giriamo. Tra di noi è apparso un ragazzo in mutande. «Klakw dwrxe?» dice. Ci grattiamo la testa. Cerchiamo di metterlo a fuoco ciondolando avanti e indietro, mentre un vento fresco arriva dall'Austria e alcuni cespugli d'erba secca ci rotolano davanti. «Xwpwk!» dice lui, «Xwpwk!» ripete, con una mano sull'anca, l'altro braccio ripiegato sul petto. E se ne va.

Come quando esco di casa per una gita in montagna e già dopo qualche chilometro da Padova mi viene il dubbio di aver lasciato la caffettiera accesa sul fuoco. E benché io sappia con certezza che non sia possibile, perché non è possibile, perché non dimentico le cose sul fuoco, men che meno le caffettiere, tuttavia prende spazio in me questo pensiero della caffettiera sul fuoco che lentamente si brucia - cola il manico sui fornelli, si squaglia la guarnizione, un fumo sottile invade la parte bassa dell’appartamento - e magari, a un certo punto, esplode, gratuitamente, appiccando fuoco qua e là, in piccoli incendi da poco, che però si alimentano dei chili di carta che io e Giovanna accumuliamo giorno dopo giorno, tanto che ci vuole un attimo perché si accenda un rogo, un rogo immenso, implacabile, insaziabile e divorante che in alcuni istanti si propaga per tutto il condominio, arricciando le piante, mozzicando il legno, facendo esplodere i vetri e gli occhi degli inquilini, levando un fumo nero, denso, visibile dallo spazio a occhio nudo, come la muraglia cinese - allo stesso modo mi sento a questi convegni, quando le persone mi parlano - pensando che io sappia dell'argomento su cui scrivo la tesi tutto lo scibile - e pretendono che sia in grado di fare discorsi sensati quando lo sanno tutti che non so fare discorsi sensati e che è meglio lasciarmi perdere e anzi, piuttosto di fare discorsi sensati annuisco, balbetto, formulo giudizi inammissibili e all’improvviso cerco di parlare del tempo.