Ecco quello che volevo dire la settimana scorsa e poi mi sono dimenticato: mi rendo conto delle partenze sempre con un secondo di ritardo. O un minuto, un'ora, o anche un giorno intero. Credo che sia una forma di autismo, lo stesso che mi fa ricordare le scarpe che indossano le persone e certe equazioni differenziali. Al momento del saluto non mi rendo conto di quello che sta accadendo, anzi: non capisco tutto l'agitarsi degli altri. Poi la mancanza mi lavora ai fianchi di sorpresa. A pordenone mi hanno detto che questo diario sta diventando ermetico, o incomprensibile. Per chiarire, direi che posso riassumere la mia vita di settembre con queste parole: l'animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai, mi prende tutto, anche il caffè , eccetera. Il fatto è che, per quanto tutto vada bene, qualcosa continua a stuzzicarmi lo stomaco, ad annodarmi il fiato. Sono sempre stanco, ma non è una novità. Non sono solo le partenze a scompensarmi (AP è a barcellona, M a milano...