lunedì 6 settembre 2004

Mio padre con un bastone verde in mano, il manico di una scopa senza spazzola. La luce dietro di noi, a destra, non illumina il balcone a sufficienza: vado a prendere una torcia elettrica. Anche la torcia è verde. L'acero è alto circa un metro, a partire dal vaso. Ha un tronco sottile, tre centimentri di diametro. "Era qua, lo giuro", dico indicando con la torcia un ramo davanti a me, "una cavalletta enorme. Quindici centimetri, saranno stati. Quindici centimetri di cavalletta." Allargo l'indice e il pollice. Mio padre si muove attorno al tronco, a passi laterali, incrociando le caviglie. Muove i rami con la punta del bastone, mentre io illumino l'altra parte dell'albero. "Eccone una", dice. Con un colpo secco la fa cadere su una foglia della pianta sottostante. Una foglia larga. Si china. Appoggia la mano libera sotto la foglia, all'altezza della cavalletta. Prende la mira col bastone. "Cosa fai? La uccidi?" Mi guarda, come realizzando qualcosa. Poi sventola il manico verso il giardino del condominio accanto. La cavalletta descrive una parabola discendente. Diciamo: y=-3x²+4, con x positivo. "Forse dovremmo aspettare che torni la mamma", dico. "Qui ci vuole dell'insetticida." dice lui. "Lei saprebbe cosa fare." dico. "Del diserbante, ci vorrebbe. E' ancora in commercio il DDT?" A me il DDT fa venire in mente il Vietnam. "Comunque la mamma le prenderebbe in mano. Le prenderebbe in mano e le lancerebbe via", dico. Il condominio di fronte ha tutte le tapparelle tirate. Forse sono tutti a dormire oppure devono ancora rientrare dalle vacanze. Mio padre beve un sorso di porto. Rappoggia il bicchiere sul davanzale, vicino alla fila di cactus. "Vabe'" dico, continuando a illuminare l'acero con la torcia "Aspettiamo che torni la mamma?". "Eccone un'altra" dice lui. Con una mossa a sorpresa afferra la cavalletta per la coda e la lancia nel giardino. "Ah" dico. La cavalletta si perde nel buio, questa volta non riesco a seguirne la traiettoia. "Be' adesso possiamo entrare", dico. "Guarda qua". Non so come ne ha in mano un'altra. La tiene per la coda. Me la mostra. La illumino. E' verde. Ha gli occhi arancioni, brillanti. Alla giuntura delle gambe vedo delle gocce marroni, un liquido non ben definito, denso. "E' orrenda", dico, senza riuscira a distogliere lo sguardo. E' viva? E' morta? Dorme? Non si muove, non muove niente. Non fa un verso. (Fanno un verso, le cavallette?) Penso alla vivisezione, alle operazioni chirurgiche, alla catalogazione tassonomica degli insetti. Alle vendette notturne delle cavallette. (Stanotte chiuderò tutte le finestre) Mio padre la lancia nel giardino. Appoggia il bastone. Finisce il porto. "Basta così", dice.