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Temo il postino più degli insetti emofagi che mi tengono in allerta la notte. Non ho fatto amicizia neppure coi gatti del vicinato. Ci soffiamo addosso ciondolando per strada, neanche fossimo avversari nella catena alimentare. La cameriera ha la palpebra mezza abbassata; proviene dritta da una balera della bassa. Ridotta a forme semplici sarebbe un cono molle; si muove con la fluidità delle meduse - anche se oscilla poco aggraziata tra i tavoli quando pensa di non essere vista. All’avvicinarsi dell’orario di chiusura insiste al nostro tavolo, punta la coppa al mascarpone che Alberto deve ancora assaggiare. La guarda così tanto che la coppa lampeggia, si illumina della luce delle reliquie sacre. Non riesce a distrarci: noi siamo alla ricerca del soffritto perfetto, in mezzo agli scarafaggi nascosti in cucina, ai millepiedi che sforbiciano sulle pareti e ai creditori che rodono e rodono gli angoli delle case. Si è rotta di nuovo la lavatrice, oppure è il solito capriccio degli e...
Di notte sibila lo scaldabagno. Se c'è vento, sentiamo il tinnire delle antenne che risuona dalla cappa sui fornelli. Giovanna, mentre si addormenta, batte i denti tre volte, e ogni tanto parla nel sonno: mi chiede se ho bisogno di ripetizioni di pollo o se mi ha mai presentato ai suoi cinque miliardi di fermenti lattici. Hanno i nomi che finiscono tutti in -ione: Marchione Albertione, Lorenzione... Quando è sveglia, invece, dice che siamo frenetici. Da settembre il tempo sembra essersi contratto di colpo, stringe ai fianchi, mozza il respiro. Per quanto mi riguarda ho il sospetto che sia tutta una questione di attrito: le cose scivolano troppo, o troppo poco, con la conseguenza di ritrovarsi sempre più o meno nello stesso punto, al cuore di un'onda concentrica che si allontana via via. Sarà che non sono organizzato, penso, e mi distraggo ad ascoltare il lamento sconcio dei gatti.
È novembre! Tornano le rondini, l'erica morta in balcone si incendia sempre più (acquatta i tentacoli come un anemone di mare); la lavatrice Setra progetta la conquista idrica del palazzo e l’inchiostro ha lasciato una bava misteriosa sul muro - l’altro giorno che pioveva dentro. Ho insegnato a Giovanna a innervosirsi per le zanzare: quando le sente è sicura che non la lascerò dormire. Se si innervosisce, i capelli le si arricciano verso il viso, gli occhi si fanno a punta come quelli di una volpe. Se facessi un elenco, potrei forse dare il tono della nostra convivenza, ma dubito che riuscirei ad essere esaustivo. L’intonaco si sgretola, i quadri non si attaccano da soli e noi non sappiamo usare il trapano per fissare le librerie al muro - benché Giovanna, aizzata dai Fagioli Salterini del Messico, abbia ormai familiarità con la levigatrice orbitale: si danno del tu, vanno a bere spriz assieme, commentano il culo degli uomini che passano. Si sarà notato che ho delle quest...
Da dove cominciare? Giovanna si è laureata, con la sua tesi gialla come un limone su uno scrittore vicentino, qualche settimana fa. Quella sera, mentre lei rimaneva lucida, io bevevo troppi mojito. Nel tentativo di smaltire ho percorso a piedi tutto il quartiere cinese - che cinese non è - girando per strade vuote e buie, ai margini della ferrovia, dietro case popolari rimesse a nuovo. Il mio stomaco aveva iniziato a raccontarmi di quella volta che aveva incontrato Hemingway, a Parigi, negli anni venti, e di come non si separassero mai, tanto che negli ambienti artistici avevano iniziato a chiamarli Hem&Estomac. Diceva che avevano scritto dei racconti assieme, e che una volta avevano addirittura risolto un caso di omicidio. La baronessa Foiegras era stata strozzata con una collana di perle il giorno del suo compleanno, e... ma è una storia troppo lunga. I giorni successivi sono stati veloci e caldi. Un matrimonio, la notte bianca, un battesimo, un convegno interuniversitario, i mon...
Ho flettuto e riflettuto, ho aperto word e ho chiuso word, e mi sono seduto e mi sono rialzato, ho girellato per casa e fuori casa, ho sudato e strasudato in posti che non pensavo potessero sudare e, come al solito , ho deciso che non ho voglia di continuare . Non che ci fosse più molto da dire. Quella stessa sera siamo stati presi di mira da due vecchi, alla festa di rifondazione. Il primo era zoppo. Si faceva aiutare dalla moglie, ma tra di loro non si parlavano. Una volta seduti, lei si è messa a mangiare una piadina, lui si è avvicinato per raccontarci che, ai suoi tempi, i morosi si sgraffiavano e si morsegavano , si davano pedae , invece adesso si dicono Yess . Yess , si dicono, hai capito? La moglie ha finito la piadina con calma, poi si è alzata per trascinarlo via. Lui continuava a dirci, indicandola con colpetti di testa, di non sposare le donne furlane, che sono dure, dure, come la carne piena di nervi. Il secondo si chiamava Narciso, e ci ha raccontato tutta la vita a pa...
Si scoperchiano le soffitte! Usciamo dagli sgabuzzini un po' acciaccati. L'inverno ci ha rattrappito i gomiti e le ginocchia. Soffiamo via la polvere dalle giunture e flettiamo le gambe verso la piazza, anticipati da un refolo di scartoffie. Tutti davanti alla partita. E' un sabato fantasmatico, in centro; sarebbe anche silenzioso, non fosse per quel gruppo di americani al bar che guarda la televisione e si sommuove ad ogni avvenimento; o i suonatori di strada che intonano, con fisarmoniche e trombe, gli inni nazionali ad ogni gol - neanche fossimo in un film di kusturica. Ho un matto personale che mi punta quando mi vede passeggiare. Non ne parlerò oggi, perché è da un po' che non lo incontro. Quando mi incrocia, mi chiama Ignazio, oppure Francesco, certi giorni IganzioDaLoyola, una volta Porco!, mentre pedalavo verso casa con Giovanna. Sabato, in piazza, si avvicina una signora vestita di rosso. Avrà circa cinquant'anni. Mi chiama per cognome, con una pro...
Si fa presto a dire i congressi: i congressi, uh!, si fa presto a dire; ma a me i congressi mi stracciano le palle, mi sfracassano i coglioni, mi lacerano gli intestini facendo sobbollire tutti i liquami che normalmente se ne stanno quieti e stabili in fondo alla pancia. Erano quei giorni che non se ne vedevano da anni, tanto erano limpidi - e nessuna foschia, neanche il baluginare del caldo sulla strada (il miraggio che fa ondeggiare lo sguardo) e un vento di quelli che sbatte dolcemente le porte. Ma no. Io e Giovanna ci avviamo dentro un'aula mezza buia, mezza vuota, intuendo che vibriamo a una frequenza tutta diversa rispetto agli altri - forse è un leggero sfasamento nell'ambizione, o magari solo la birra kaiser e il panino con la porchetta - fatto sta che già dopo mezz'ora facciamo traballare le sedie, accavalliamo le gambe sbuffando a voce alta, e la nostra pietà si azzera di colpo. Sarà questo a innervosirci? Il tempo misurato e letto? I toni delle voci che tradiscon...