martedì 20 giugno 2006

Si scoperchiano le soffitte! Usciamo dagli sgabuzzini un po' acciaccati. L'inverno ci ha rattrappito i gomiti e le ginocchia. Soffiamo via la polvere dalle giunture e flettiamo le gambe verso la piazza, anticipati da un refolo di scartoffie. Tutti davanti alla partita. E' un sabato fantasmatico, in centro; sarebbe anche silenzioso, non fosse per quel gruppo di americani al bar che guarda la televisione e si sommuove ad ogni avvenimento; o i suonatori di strada che intonano, con fisarmoniche e trombe, gli inni nazionali ad ogni gol - neanche fossimo in un film di kusturica.


Ho un matto personale che mi punta quando mi vede passeggiare. Non ne parlerò oggi, perché è da un po' che non lo incontro. Quando mi incrocia, mi chiama Ignazio, oppure Francesco, certi giorni IganzioDaLoyola, una volta Porco!, mentre pedalavo verso casa con Giovanna.

Sabato, in piazza, si avvicina una signora vestita di rosso. Avrà circa cinquant'anni. Mi chiama per cognome, con una pronuncia acuta come un coltello. La bioenergia! dice, La bioenergia di una persona si vede da come muove le mani!

Io e te, mi dice senza prendere fiato, abbiamo partecipato a un seminario di scrittura assieme. Come sta quel tuo racconto sulle vongole? E i pistacchi?

Lo sai? Non si scrive per dolore, ghigna, si scrive per passione! Io avevo scritto un bel racconto, pieno di passione, con tutte le parole giuste, gli aggettivi al loro posto, tutti i sentimenti ben scritti, le mie emozioni, e voi...

Glielo abbiamo stroncato, rispondo...

Me l'avete stroncato! Ma io ho depositato tutto alla Siae, tutti i miei racconti, e la mia tesi di laurea! Perché pensavano di rubarmela! Mi chiamò una sera il professor Rupertino per dirmi che forse avrebbe scritto una cosa con la mia tesi, ma la mia tesi l'ho scritta io! Così l'ho depositata alla Siae insieme a tutto il resto. Ho speso un sacco di soldi, maa...

Ha fatto bene, dico...

Ho fatto bene! E tu... tu, dice a Giovanna, tu! io lo vedo; il tuo sguardo mi offende! Bisogna accettare il vissuto degli altri, e non scrutare con quegli occhi, io mi sento offesa da come mi guardi, mi guardi corrucciata e il tuo sguardo mi offende! Non si guardano così le persone...

E se ne va.

(continua, se ho voglia)