sabato 26 giugno 2004

Se possibile, il vento - oltre ad alzare i fogli di tutte le stanze trasportandoli per i corridoi e poi in balcone, sulle piante - ha spazzato via l'umidità e la concentrazione. Ieri pomeriggio ero convinto di essere nel 2006. Sono sempre più distratto. I greci della casa di fronte hanno riesumato le bandiere per attaccarle al balcone, accanto alla parabola. Greek Pride: noncuranti lo stereotipo, hanno ballato il sirtaki tutta la notte, bevendo l'ouzo destinato ai matrimoni. Poi, uno di loro, quello che mi saluta solo quando deve chiedermi un favore, per la felicità ha pattugliato padova in cerca di biciclette da rubare. Ieri sbirciavo in libreria le guide per berlino, scandalizzato perchè erano del 2003, al più del 2004. Nel mio sfasamento temporale non riuscivo a capire per quale motivo negli ultimi due anni nessuno più avesse pubblicato guide turistiche di nessun posto. "Ti sei seduta di nuovo sui libri", dice la madre alla figlia, lì accanto a me. Le tira una smanatacciata sul culo. "Ti ho detto di non farlo! I libri sono fatti per essere le-", dice, mentre la figlia, muta, si massaggia il retro, "Sono fatti per essere let- lett- eh? I libri sono fatti per essere let- Rispondi alla mamma!" Mi dimentico tutto, se non me lo scrivo a penna accanto al pollice. Non completo i discorsi, perdo il filo. All'improvviso mi dimentico quello che stavo per dire. Penso ad altro. "Stai riprendendo il tuo colore abituale", mi dice T il lunedì sera, "Verde", aggiunge dopo la solita pausa. Dovrei essere a Genova, oggi, e invece. Mi sono dimenticato di avvertire: a parte i soldi che non ho, a parte che pensavo fosse il 2006, stamattina ero convinto che fosse il 24 e che l'incontro fosse il 26. Almeno il mese lo so, credo. E' giugno, vero? Per strada, una donna con un tailleur giallo punta il dito al petto di un uomo più alto di lei. Lui è biondo, una valigetta marrone, una camicia a scacchi blu. Lei gli dice: "Ve la dovete mettere via", dice, "Ve la dovete mettere via." Lui sta zitto. Lei strizza un po' gli occhi: "Il vostro errore è stato mettervi contro di me." Rallento per ascoltare il resto, ma lei si allontana e lui sta lì in silenzio, fermo. Non so bene quando, in quale istante, ma a un certo punto inizio a tifare Bulgaria. MC, davanti a me, seduto per terra su un cuscino, quando urlo "sfigati!" a chiunque porti una maglietta azzurra, mi artiglia il polpaccio senza farsi vedere e strizza. "Avete sentito Berlusconi?", dico durante l'intervallo, "Avete sentito che mona? I brogli, ziopovero, non sa più che dire...". G, flemmatico, tagliando una torta, risponde: "Se l'ha detto, ne avrà le prove." Un rumore sincronizzato di mascelle che cadono. "Ma..." dico. Lui, serio: "Se l'ha detto, avrà le prove. Vuoi che dica una cosa così, se non ha le prove?" ; "Ma..." esterrefatto, allibito, sconcertato, perplesso, frastornato... "Vedremo", dice. Ruota la mano per chiudere il discorso. Mi guarda negli occhi: "Vedremo." dice, passandomi una fetta di torta.

... mi chiedo se vivo in questo mondo oppure no, oppure la mia dimensione è sghemba rispetto all'altra, reale, dove il tempo è una linea dritta che non si intorcola, dove il qui e l'ora sono uguali per tutti, la gente ha le idee chiare, sa sempre come comportarsi, conosce le regole sociali, le generalizzazioni valgono e si può predire il comportamento di qualcuno conoscendone il sesso, l'età, la classe sociale e qualche altra variabile di poco conto; dove la memoria è rigorosa, senza buchi, senza interpretazioni, il passato è quello che è stato e basta e non è mai diverso da persona a persona, il ricordare non è mai un reinventare, sui libri non ci si può sedere, perchè sono tutti sacri e poi...