In una settimana (sabato incluso; inclusa domenica, alle otto e mezza del mattino), hanno lavorato in casa mia: i pittori, gli elettricisti, i falegnami, i muratori, manovali, camionisti, sartine, gasisti, informatici, tecnici generici, tappezzieri, postini, giardinieri, stuntmen, giocolieri, infermieri, disegnatori, arredatori... Così arrivo a Venezia con la testa svagata, il pensiero di aver sbagliato qualche passaggio. Che ci faccio qui? Non è il caso, alle volte, di rifiutarsi? Non sono in forma, mi nascono pensieri strampalati che non riesco a elaborare bene. Sento soprattutto una stanchezza agli occhi che coinvolge tutto il resto; ho l'impressione di essere impreparato a tutto. Devo studiare, penso. Devo studiare di più. Memorizzare. Ripetere. A pranzo, il Commu mi dice che non riesce a scrivere perché ci vuole tempo. Due giorni dopo - ho i riflessi più veloci di un rettile - mi viene in mente che anch'io, anch'io non riesco a concentrarmi sullo studio: ci vuole tem...