giovedì 11 maggio 2006

Alla fine del film, Giovanna dice: ok, bello, ma non esistono morose così.

Lei non se ne accorge, ma intanto uno spilungone si avvicina e mi siede accanto. È circa alto tre metri. Se fossimo inquadrati da una telecamera, si vedrebbero le spalle e il collo, ma non la testa.

No, è anche ideologicamente sbagliato, dice Giovanna, uno fa l'agente segreto, rischia la vita ogni secondo, non lo dice alla morosa e poi? Cosa succede quando glielo dice?

Le faccio un gesto, cerco di indicarle il mio vicino. Lui intanto ha messo le mani sulle cosce e sta zitto. Indossa dei pantaloni di tela blu, una camicia a righe gialle, scarpe gialle.

Non che mi dispiaccia del tutto eh? continua lei, Già mi vedevo che si lamentava e si lamentava e dovevamo sorbirci mezz'ora di melensaggini, ma è diseducativo! Vuoi che non si preoccupi mai? O che non gli rompa le palle perché non le ha rivelato di fare l'agente segreto? Eh?

Giovanna? dico, Devo presentarti...

No, dice lei, non esiste. Non. Esiste. Questa ammazza due cattivi, si trova in Cina senza sapere perché, e poi, alla fine, sono lì, lei e quel nano di Tom Cruise che ridono, circondati da cinesi che ridono anche loro e... mi ero anche divertita, sai, ma poi così questi ultimi minuti... Ma che c'è? Che hai?

Mi massaggio la fronte. No, niente, dico, volevo presentarti...

Lo spilungone le porge una mano: Buonasera, dice, sono Tommaso Cappucci, l'Amministratore delle Paranoie di Alessandro.
Ah, dice lei, è un piacere; è da tanto che volevo conoscerla. Ha visto il film?
No, dice lui con quella sua voce da Paul Newman, sono appena arrivato: una chiamata improvvisa. Vede? Non ho neppure la giacca.
Peccato, dice Giovanna, era un bel film, a parte il finale.
Scusate, dico io, mentre voi due fate i migliori amici, ci sono quattro tipi, lì, nella fila davanti, che ci prendono per il culo.

E' qui per questo? chiede Giovanna a Tommaso.
Lui annuisce.
No, vi sbagliate, dico io, non è una paranoia, non li vedete? Sono piegati in avanti; parlottano per non farsi sentire; si girano di soppiatto ad osservarci e poi ridono.

Giovanna guarda Tommaso.
Tommaso alza le sopracciglia.
Giovanna scuote la testa.

Posso suggerirti che magari è una questione generazionale? chiede Tommaso.
Ma così lo fomenti! dice Giovanna.
Sì, sì, è vero! sono dei giovinastri, dico io strizzando gli occhi, non capiscono un cazzo...
È il mio lavoro, dice Tommaso.

Quando usciamo dal cinema, incontriamo i quattro - tre maschi e una femmina - nel parcheggio. Ridono e fumano sigarette.

Non hai niente da dire? mi fa Tommaso, Non hai visto niente?
L'hai notato anche tu? Stavano ridendo e quando siamo usciti si sono improvvisamente zittiti...

Ma scusi, dice Giovanna, solo per curiosità...
Dammi pure del tu, le risponde
Ah, ok, grazie. Ma quanto ti pagano? No, che magari poi, dopo la laurea magari io...
Be' dipende, dice, Scusa, aspetta un attimo. Alessandro, guarda! non ti sembra che quel vecchio ci stia seguendo? E quello lì, coi capelli a spazzola? Credo che abbia sorriso a Giovanna...
Maledetti, maledetti!, dico stringendo i pugni e roteandoli in aria, andiamocene, presto!

Dipende, dice Tommaso riprendendo il discorso, Abbiamo un
forfait mensile, il resto a seconda di quante paranoie riusciamo a creare. Io sono fortunato, gestisco soprattutto laureati in lettere.
Sono tanto paranoici?
Uh! non ci puoi credere! Ho perfino troppo lavoro. Ne conosco uno che è ossessionato dai sonetti a tal punto che... scusa, aspetta.
Da una tasca tira fuori un cerca persone e lo spegne.
Be' devo andare. C'è un dottorando convinto che il suo relatore gli avveleni di nascosto la birra.