martedì 30 maggio 2006

In una settimana (sabato incluso; inclusa domenica, alle otto e mezza del mattino), hanno lavorato in casa mia: i pittori, gli elettricisti, i falegnami, i muratori, manovali, camionisti, sartine, gasisti, informatici, tecnici generici, tappezzieri, postini, giardinieri, stuntmen, giocolieri, infermieri, disegnatori, arredatori...

Così arrivo a Venezia con la testa svagata, il pensiero di aver sbagliato qualche passaggio. Che ci faccio qui? Non è il caso, alle volte, di rifiutarsi? Non sono in forma, mi nascono pensieri strampalati che non riesco a elaborare bene. Sento soprattutto una stanchezza agli occhi che coinvolge tutto il resto; ho l'impressione di essere impreparato a tutto. Devo studiare, penso. Devo studiare di più. Memorizzare. Ripetere. A pranzo, il Commu mi dice che non riesce a scrivere perché ci vuole tempo. Due giorni dopo - ho i riflessi più veloci di un rettile - mi viene in mente che anch'io, anch'io non riesco a concentrarmi sullo studio: ci vuole tempo; i risultati non sono immediati, so che dimenticherò tutto e dovrò rileggere e rileggere e rileggere. Quando arrivo al ponte dei giocattoli, non mi ricordo se Tina, al telefono, mi ha detto di attraversarlo o no. Allora aspetto. Il mio lavoro qui? Editare un testo, metterlo a posto, riscriverlo. Di solito queste cose le faccio a casa. Tina ha insistito, invece, che ci incontrassimo a Venezia, perché da lei, a Yale, si fa così: ci si incontra e si discute. Non mi oppongo, mi dico: vediamo cosa succede. Eccola che mi viene a prendere. Mi scuso per il ritardo, ci avviamo verso casa.

... apicoltori, bibliotecari, addetti non sistematici, dattilografi, stenotipisti, palombari, podologi, otorini, geografi, botanici, archeologi, saldocarpentieri, direttori di cava, rilegatori, responsabili minimi, acconciatori, operatori, operatori ecologici, operatori sanitari, operatori ittici, operatori di tombolo, operatori di macramè, pornografi, elettrauto, tutor, risk managers, auditor etici...

Certe volte fisso il computer come i bambini la televisione, completamente ipnotizzato, gli occhi immobili. Mi immagino visto da fuori e non è una bella scena. Mi accrocchio sul monitor del portatile di Tina e guardo le frasi, ma le parole mi sembrano svolazzare sullo schermo. Ho in mente una storia di astronavi, salsicce antropomorfe che vanno a pesca, divinità a forma di arbusto che manipolano il multiverso. Il protagonista è il capitano di un razzo a forma di medusa, ha una gallina per assistente. Nel mezzo di un dialogo con l'arbusto, Tina mi dice qualcosa. Io annuisco. Dico: sì, certo. Lei dice: No, era una domanda. Ah, dico. Mi affretto a rileggere sullo schermo, ma non capisco niente. Mi chiede: E qui cosa dovrei scrivere? Sì, dico, sì - intanto nello spazio profondo, su un pianeta sconosciuto, una salsiccia gigante calpesta dei grattaceli dalla forma di categorie grammaticali, dicendo, da una bocca che sputa ciccioli, "Distruggerò Sintax City! Nessuno mi può fermare! Raderò al suolo ogni casa!"

... conduttori di sistema, salesmanager, sistemisti hardware, programmatori applicativo di ambiente dbms, cinefili, cinofili, cinetici, cinesi, cimici, operatori eidomatici, litografi, esperti di sicurezza piste, vetrinai, vetrinisti, esperti di crittologia, ittologi, ittiti, itterici, operatori pratici di fecondazione artificiale animale...

C'è qualcosa che non va nella mia memoria, o forse è sempre così: mi ricordo con molta più intensità le situazioni in cui ho provato vergogna piuttosto che quelli in cui sono stato felice. Voglio dire: la sensazione di vergogna si ripercuote anche nel presente quando mi torna un ricordo imbarazzante; mentre la felicità - se va male - diventa nostalgia, oppure un'immagine confusa. C'è un organo predisposto alla vergogna? Questo spiegherebbe molte cose: un organo sconosciuto al centro del petto, di forma oblunga, che oscilla e fa vibrare tutto il resto per segnalarci che sarebbe il caso di fuggire, nascondersi, non farsi più vedere. E come funzionerebbe nello spazio? E che organi interni ha una salsiccia antropomorfa? E si dice compiaciuto o compiacente? chiede Tina. Non chiedere a me, è lui l'italianista, dice il Commu che ci ha raggiunto per pranzo. Uh? dico io, Uh? Cosa? Chi? Quando? Sì, dico. Sì. Compiaciuto. Compiacente, ecco, mah, sì, no, forse, certo. Sì. Sì. E mentre il Commu prende in mano la situazione e spiega cosa vuol dire compiacente, io oscillo e oscillo e mi rinpicciolisco, cerco di confondermi con i gatti che sonnacchiano negli angoli più nascosti della casa.

... veterinari, investor relators, operatori di macchine a controllo numerico, astronauti, fresatori, car stilisti, olivocoltori, guide speleologiche, creatori di eventi, dialoghisti, osservatori radar, disegnatori edili assistiti da calcolatori, marmisti, marmo nanni, decoratori doratori, compositori floreali e altri che non dico. Adesso basta, però. Voglio dormire.