venerdì 5 maggio 2006


Il gatto ha visto tutto, dice Giovanna infilandosi un calzino.
Chi?
Il gatto, guarda, dice, e con la punta dell'altro piede, quello nudo, mi indica sotto la madia dove brillano due occhi verdi, spalancati.

Ma ha sempre avuto gli occhi grandi così? chiedo.
No, dice lei, no, di solito li ha più socchiusi, è sempre un po' mezzo addormentato.

Il gatto ci fissa, acciambellato su uno straccio

Allora - mentre Giovanna è in bagno e mi chiede se secondo me l'abbiamo traumatizzato, e che cosa penserà di noi, se riuscirà più a dormire, come interpreterà i fatti, cosa avrà capito, cosa dobbiamo fare, perché poi queste cose rimangono impresse, invadono l'immaginario - io, accucciato accanto alla madia, lo guardo negli occhi e gli chiedo cosa ha visto. Lui dice miao, ma è come di sasso, rigido, non è il solito miao, è un miao più perplesso, un po' trattenuto. Non è quello che pensi, gli dico, probabilmente non hai gli strumenti adatti per capire che... Miao, mi interrompe lui. Capisco, ribatto, capisco che da quando sei stato operato tu non... Miao, fa lui. Ma senti, scusa, dico, quando due gatti si amano cosa... Fffffff, fa lui, fffffffffff, ma senza alzare il pelo. Vabe', dico, vabe', se non ne vuoi parlare sono fatti tuoi, ma non credere che poi ti paghiamo lo psicanali... Miao, taglia corto lui, un po' gradasso. Miao, ribadisce.

Lo lascio perdere, forse ha solo bisogno di stare solo. Rimane sotto la madia per un tempo interminato, quasi immobile. Ogni tanto lo osservo, cerco di sorridergli, ma è come se non mi vedesse. Il suo sguardo mi oltrepassa verso un punto che non c'è, perso in immaginazioni gattesche morbide e tinte di blu; talvolta strizza gli occhi, scuote la testa.