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Sono al telefono. Mia madre è sul divano. Io parlo, lei legge il giornale.
Parlo.
Poi dal divano, dietro i fogli, sento una voce che dice:
Walter
Lo dice all'inglese, non valter insomma, ma uolter
"Uòlter?" chiedo "Uòlter chi?"
Dal telefono una voce dice: "Uolter? Che stai dicendo Ale?"
"No, mia madre: ha detto Uòlter"
"E poi?"
"Niente, in silenzio. Continua a leggere."
Mia madre in effetti continua a leggere.
Poi chiude il giornale e si alza.

"Uòlter?" le dico.
"Uòlter Veltroni." dice e se ne va.

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UNA QUESTIONE DI LESSICO (ovvero: e mo' che faccio? cambio nome?) Dove si scopre che il limite della propria cialtroneria è sempre un po' più in là rispetto a dove lo si sospetti. (tratto da questi commenti al blog di giuliomozzi ) (...) Brèkane. Chissà dove ha preso quel nome da cattivo di cartone animato giapponese tipo Goldrake. Posted by Raspberry at 21.07.04 01:41 Ehm, be', il nome... il cattivo di un cartone animato giapponese ancora non me l'aveva detto nessuno... comunque, brekane (o meglio "breccane") è la parola veneta per ortiche. In sè non vuol dire nulla, ma qui "andare a breccane" significa - oltre che "andare così lontano che ci sono solo le ortiche", cioè (con un'altra perfetta locuzione locale) "andare in tanta mona" - anche "divagare, uscire dal discorso". Posted by brekane at 21.07.04 08:52 Ma le brecane non sono le eriche selvatiche? Posted by Mro at 21.07.04 18:36 o...
Se una notte d'inverno lo spazzolino elettrico di tuo figlio si anima di vita propra senza nessun apparente motivo e tu e tua moglie vi trovate in bagno, assonnati, per capire da dove proviene quella vibrazione e in quel momento, dallo scarico del lavandino un gorgoglio rauco esala una risata che richiama alla memoria una brutta storia mai del tutto chiusa, allora, ecco, forse qualcosa si sta agitando; ma non qui: di qua . So che non dovrei farlo.