giovedì 18 settembre 2003

Mi sveglio. Mi trascino in cucina. Mi accorgo di lasciare una traccia grigia sul pavimento. Arriva mia madre. Ha in mano la scopa e la paletta. Mi colpisce con la scopa per farmi salire sulla paletta. Colpisce velocemente.
Ehi! dico
Lei si china, mi guarda: Ale?
Sì, dico.
Sei tu? chiede.
Sì.
Sei proprio tu?
Sìiii. E allontana quella scopa, per favore, che mi fa paura.
Ma sei un mucchietto di cenere, dice.

Non le rispondo. Cerco di arrampicarmi sulla sedia. Ma ogni volta che ci provo perdo troppa consistenza.
Aspetta, mi fa.
Mi colpisce piano con la scopa, mi mette sulla paletta. Mi solleva e mi fa ricadere sul tavolo. Poi con le mani spinge i mucchietti di cenere dispersi verso di me. Grazie, le dico.
Ma cosa è successo?
Un fulmine.
Un fulmine?
Ieri sera. All’improvviso. Zap. Un fulmine. Mi ha centrato in pieno.
Ma come è successo?
Eravamo al Santo, io e Ale. Stavamo chiacchierando. A un certo punto gli ho raccontato una delle mie paranoie. Gli ho detto - come scherzando - sai cosa sospetto su X? E gli ho raccontato cosa sospettavo su X. Lui mi ha guardato serio, è rimasto zitto zitto; poi ha detto: Non lo sapevi? E’ proprio così, mi ha detto. Pensavo che scherzasse, ma era troppo serio. E ho risposto: be’ dai bene, almeno so che non sono del tutto paranoico. E in quel momento, proprio in quel momento, si sono concentrate delle nuvole nell’aria. Saranno state due nuvole, eh? Mica tante. Due. Due nuvole si sono mosse e addensate sopra di noi ed è partito un fulmine che mi ha preso in pieno.
E ad Ale? Cosa gli è successo ad Ale?
Ad Ale non è successo niente.
Ah, e adesso?
E adesso non so. Per caso c’è un po’ di vinavil in casa?

(Non raccontate mai le vostre paranoie a nessuno. Se lo fate, finisce che scoprite che son vere.)