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[14.08]
- Senti.
- Eh.
- Ma ti ho sbavato?
- ... no
- Ti ho sbavato.
- No no.
- Dai, puoi dirmelo: ti ho sbavato.
- Ma no, non mi hai sbavato.
- Be' allora ti ho sputato, sputazzato, slavazzato, sgrondato...
- No, no, non hai fatto niente!
- Allora perché prima hai riso?
- Ma niente.
- Ti ho sbavato.
- ... un po'.
- Visto?
- Ma solo poco!
- Dio che vergogna.
- Ma valà...
- Che vergogna. E dimmi: quanto ti ho sbavato?
- Poco.
- Dai, quanto?
- Ma niente! Un poco.
- Mio dio. E com'era?
- Cosa?
- Com'era? La bava. Era filamentosa, una goccia, un grumo? Era schiumosa, limpida...
- Ma che dici?
- Quanto ti ho sbavato? Era tanto? Era un filo che è caduto dall'angolo della bocca? Oppure una di quelle gocce dense che innaffiano tutto. Dai, descrivi!
- Ma niente! Era una goccia.
- Che vergogna.
- Macchè. Era una goccia minuscola.
- Ti ho sbavato.
- Non mi hai sbavato.
- Ti ho sbavato, sarà stato almeno mezzo litro di bava.
- Ma smettila.
- Che vergogna.
- Ma dài!
- ...
- ...
- Cos'è quello sguardo?
- Cosa? che sguardo?
- Quello. Quello sguardo.
- Non sto facendo nessuno sguardo.
- Stai facendo quello sguardo.
- Che sguardo?
- Non ci provare, sai.
- Cosa? Che sguardo?
- Quello sguardo. Quello che hai quando stai pensando a scrivere.
- ... non è vero.
- Non ci provare, sai.
- Cosa.
- Non ci provare a scriverlo.
- Guarda che non ci avevo neanche pensato a-
- Non è vero. Hai quello sguardo. Non provare a scrivere che ti ho sbavato.
- Ma non lo scrivo, no! vuoi smetterla?
- Se lo scrivi... lo sai cosa succede.
- No, ma non lo scrivo.
- Ti farò cose innominabili se lo scrivi. Promettimi che non lo scrivi.
- Ma non lo scrivo! Certo che certe volte hai delle idee...
- Guarda che se lo scrivi...
- Non lo scrivo. Giuro.
- Giuralo.
- L'ho già giurato
- Guarda che se lo fai...
- Non lo farò.
[14.26]

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UNA QUESTIONE DI LESSICO (ovvero: e mo' che faccio? cambio nome?) Dove si scopre che il limite della propria cialtroneria è sempre un po' più in là rispetto a dove lo si sospetti. (tratto da questi commenti al blog di giuliomozzi ) (...) Brèkane. Chissà dove ha preso quel nome da cattivo di cartone animato giapponese tipo Goldrake. Posted by Raspberry at 21.07.04 01:41 Ehm, be', il nome... il cattivo di un cartone animato giapponese ancora non me l'aveva detto nessuno... comunque, brekane (o meglio "breccane") è la parola veneta per ortiche. In sè non vuol dire nulla, ma qui "andare a breccane" significa - oltre che "andare così lontano che ci sono solo le ortiche", cioè (con un'altra perfetta locuzione locale) "andare in tanta mona" - anche "divagare, uscire dal discorso". Posted by brekane at 21.07.04 08:52 Ma le brecane non sono le eriche selvatiche? Posted by Mro at 21.07.04 18:36 o...
Se una notte d'inverno lo spazzolino elettrico di tuo figlio si anima di vita propra senza nessun apparente motivo e tu e tua moglie vi trovate in bagno, assonnati, per capire da dove proviene quella vibrazione e in quel momento, dallo scarico del lavandino un gorgoglio rauco esala una risata che richiama alla memoria una brutta storia mai del tutto chiusa, allora, ecco, forse qualcosa si sta agitando; ma non qui: di qua . So che non dovrei farlo.