lunedì 7 marzo 2005

[16.45]
meglio di un fiume carsico, così riemerge la stronzaggine, senza motivo, se non forse il trauma del rientro o, piuttosto, la frustrazione di non sapere chi o cosa ha vinto sanremo. Il mio vicino - più vecchio di me di qualche anno - si è laureato martedì, mentre io, invece, ambivo a un piatto di moules et frites - «allora? come è andata?» gli chiedo adesso, fuori dal garage; «bene bene, non vedi? non mi vedi più leggero? tolto un peso, adesso posso cazzeggiare» risponde, con un riso che gli invade metà faccia, una vena in mezzo alla fronte sul punto di annodarsi dalla felicità. «Perchè», dico senza accorgermi, «prima che facevi?». (Dal treno, stamattina, in ritardo di tre ore, scendo praticamente al volo, consegno il bagaglio al deposito, corro in università per non perdere un appuntamento fondamentale, penso: prendo un autobus - mai preso un autobus in vita mia - aspetta sì, in prima superiore - salgo, chiedo all'autista: ma questo - intendo l'autobus - ferma a piazza mazzini; certo, risponde l'autisa, e parte mentre mi sciolgo addosso a un palo di supporto; l'autobus procede verso la piazza, si avvicina, a ogni fermata mi dico: potrei scendere qui, no aspetta, aspetta ancora un po', che ho comprato il biglietto; al semaforo, sono sicuro che l'autobus girerà a sinistra, sono tutto contento, invece, gongolando come lui solo sa fare, gongola, rigongola e gira a destra riportandomi come per incantamento al punto di partenza, ai piedi del cavalcavia dell'arcella, sopo un quarto d'ora di viaggio, mentre nel mondo risuona un urlo tonitruante che spezza il ghiaccio per le strade, fino a i poli (aspettatevi inondazioni)) Lui mi guarda interdetto, mi chiedo se ha un tic alla guancia sinistra, vorrei avvicinarmi per studiare meglio la vibrazione dello zigomo; mette i palmi delle mani paralleli, li muove a mimare una S, insieme dondola le spalle e le ginocchia, piega le gambe, sembra un serpente - o celentano quando celentaneggia - risponde - ma vorrebbe picchiarmi, si vede - «anche prima cazzeggiavo, ma di nascosto; adesso sono autorizzato ufficialmente» e striscia via, così.
[17.11]