lunedì 14 marzo 2005

[16.40]
Ho male ai talloni, non riesco a stare seduto: sono le sedie della biblioteca - lisce, scomode, create per culi non umani: squadrati, tentacolari e un poco a conca - o il raffreddore, che ha nicchiato tutto l'inverno per esplodere oggi, in sternuti ogni mezz'ora e fuochi d'artificio di muco. Gli sguardi degli altri attorno. Invasati, sicuri di sè, del loro apprendere, mentre io sento le conoscenze rapprese, i frammenti di nozioni che non coincidono tra loro: un mosaico appena scosso dal terremoto - tessere microscopiche mischiate su un pavimento pieno di crepe. A casa, intanto, mia madre tenta di convincere la donna delle pulizie a non tornare in Romania, dall'ex marito. Dice che è cambiato - insiste lei. Non ci credo - risponde mia madre. Le rumene, racconta di sera a cena - con il suo talento per generalizzare l'ingeneralizzabile - hanno il cuore straziato, sono piene di un dolore che non si rimargina, vivono in una dimensione di perenne tragedia.
[17.05]