martedì 21 ottobre 2003

Certe giornate sono più allucinanti di altre. La novità - non del tutto novità - è che ho l’angoscia facile. La sento mormorare nei pomeriggi di pioggia, poi, se minimamente stimolata, risale il dotto biliare, si aggancia allo stomaco e lo usa come trampolino elastico. Su, giù, su, giù. Certe giornate sono più allucinate di altre. Mia sorella mi telefona per chiedere se c’è neve in montagna. Non credo, dico. Sai che ho sventato una rapina? dice. Ah sì? Erano due bambinetti. Mi hanno vista incinta, hanno pensato che non avrei reagito. Li ho sorpresi con le mani nella tasca dello zaino. Io lì non ci tengo niente, perché lo so che è più esposta. E allora, le chiedo, che hai fatto? Ho cominciato a urlare: laaaadri! aiuuuuto! laaaadri! E che è successo? Uno dei due mi ha fatto la faccia cattiva, sai come i cani? Ha ringhiato, grrrr, così, ha stretto gli occhietti malefici. E tu? Io ho cominciato a colpirli con l’ombrello. Zac. Zac. Zac. Non se l’aspettavano. Certe giornate sono più giornate di altre. Oggi è il compleanno di S. e io non so se ho il coraggio di telefonarle. Ho sognato che ci inconrtavamo alla Feltrinelli, le facevo gli auguri là. Magari basta così. Certe allucinazioni sono più giornate di altre. Spesso quando parlo mi sembra non avere le parole giuste per inserirmi nei discorsi. Ascolto. Se richiesto di un’opinione, dico: sì, è come hai detto tu. Ma non è certo che io abbia capito di cosa si stia parlando. Certe altre sono più altre di altre. Sempre più spesso le cose che dico mi appaiono arbitrarie. Certe certe sono più certe di certe.