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Certe giornate sono più allucinanti di altre. La novità - non del tutto novità - è che ho l’angoscia facile. La sento mormorare nei pomeriggi di pioggia, poi, se minimamente stimolata, risale il dotto biliare, si aggancia allo stomaco e lo usa come trampolino elastico. Su, giù, su, giù. Certe giornate sono più allucinate di altre. Mia sorella mi telefona per chiedere se c’è neve in montagna. Non credo, dico. Sai che ho sventato una rapina? dice. Ah sì? Erano due bambinetti. Mi hanno vista incinta, hanno pensato che non avrei reagito. Li ho sorpresi con le mani nella tasca dello zaino. Io lì non ci tengo niente, perché lo so che è più esposta. E allora, le chiedo, che hai fatto? Ho cominciato a urlare: laaaadri! aiuuuuto! laaaadri! E che è successo? Uno dei due mi ha fatto la faccia cattiva, sai come i cani? Ha ringhiato, grrrr, così, ha stretto gli occhietti malefici. E tu? Io ho cominciato a colpirli con l’ombrello. Zac. Zac. Zac. Non se l’aspettavano. Certe giornate sono più giornate di altre. Oggi è il compleanno di S. e io non so se ho il coraggio di telefonarle. Ho sognato che ci inconrtavamo alla Feltrinelli, le facevo gli auguri là. Magari basta così. Certe allucinazioni sono più giornate di altre. Spesso quando parlo mi sembra non avere le parole giuste per inserirmi nei discorsi. Ascolto. Se richiesto di un’opinione, dico: sì, è come hai detto tu. Ma non è certo che io abbia capito di cosa si stia parlando. Certe altre sono più altre di altre. Sempre più spesso le cose che dico mi appaiono arbitrarie. Certe certe sono più certe di certe.

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UNA QUESTIONE DI LESSICO (ovvero: e mo' che faccio? cambio nome?) Dove si scopre che il limite della propria cialtroneria è sempre un po' più in là rispetto a dove lo si sospetti. (tratto da questi commenti al blog di giuliomozzi ) (...) Brèkane. Chissà dove ha preso quel nome da cattivo di cartone animato giapponese tipo Goldrake. Posted by Raspberry at 21.07.04 01:41 Ehm, be', il nome... il cattivo di un cartone animato giapponese ancora non me l'aveva detto nessuno... comunque, brekane (o meglio "breccane") è la parola veneta per ortiche. In sè non vuol dire nulla, ma qui "andare a breccane" significa - oltre che "andare così lontano che ci sono solo le ortiche", cioè (con un'altra perfetta locuzione locale) "andare in tanta mona" - anche "divagare, uscire dal discorso". Posted by brekane at 21.07.04 08:52 Ma le brecane non sono le eriche selvatiche? Posted by Mro at 21.07.04 18:36 o
Novembre 1936 – paul éluard (traduzione: Franco Fortini) Guardateli al lavoro i costruttori di macerie sono ricchi pazienti neri ordinati idioti ma fanno quel che possono per esser soli al mondo stanno agli orli dell’uomo e lo colmano di sterco piegano fino a terra palazzi senza capo. A tutto ci si abitua ma a questi uccelli di piombo no ma non al loro odio per tutto quel che luccica non a lasciarli passare. Parlate del cielo e il cielo si vuota poco ci importa l’autunno i nostri padroni hanno pestato i piedi noi l’abbiamo dimenticato l’autunno dimenticheremo i padroni. Città secca oceano d’una goccia scampata di un unico diamante coltivato alla luce Madrid città fraterna a chi ha patito lo spaventoso bene che nega essere esempio a chi ha patito l’angoscia indispensabile perché splenda quel bene. E alla sua verità salga la bocca raro alito sorriso come rotta catena e l’uomo liberato dal suo passato assurdo levi innanzi ai fratelli un volto eguale