sabato 25 ottobre 2003

Quando apro la porta del taxi ne esce Adelia con un impermeabile marrone tutto sporco di sangue. Chiudo la porta, mi infilo nel finestrino davanti per pagare: la tassista sbuffa, sbuffa, sbuffa, prende i soldi, sbuffa e dice: “La prossima volta datele l'indirizzo giusto!”

Adelia è la prima volta che la vedo. Ha 75 anni. E’ la cugina della zia della cugina della congata della sorella di mia nonna, o qualcosa del genere. Mi arriva poco sopra dell’ombelico, ha i capelli ricci, un cerotto sulla fronte, gli occhiali enormi e sotto gli occhiali due occhi che sembra abbia scazzottato con Mike Tyson. Ha il braccio sinistro ingessato.

Il giorno prima in pizzeria - in pantaloncini che ero appena stato a giocare a calcetto, una sconfitta, ed eravamo anche uno in più, ma Simo, come si dice, ha più culo che anima, diobuò, ha fatto 42 gol e sì che giocavamo a colpire i pali e io giocavo in pantaloni corti e camicia per il freddo, ho dei pantaloni corti orribili giusto sopra il ginocchio dei quali ho perso il legaccio e calano come tutti i miei pantaloni calano, pensavo in pizzeria pensavo che cosa succederebbe pensavo se adesso calassi i pantaloni qui? zak, pantaloni giù “e insomma arriva sta pizza per asporto?” e il pizzaiolo avrebbe cominciato a innervosirsi “ma che fai! ma rivestiti!” e l’altro pizzaiolo si sarebbe nascosto dietro la pila di cartoni, e il terzo pizzaiolo avrebbe preso un po’ di pasta e me l’avrebbe lanciata per coprirmi e il quarto pizzaiolo – che erano in quattro dietro il banco – avrebbe urlato: chiamo la polizia! la digos! i carabinieri! il wwf! dan peterson! chiamo l’autoambulanza! l’autotreno! eccetera! e io sghignazzavo pensando a tutto questo e pensavo, ormai con la mente contaminata, che questa cosa volevo scriverla sul blog ma non avevo il coraggio di scriverla in prima persona, perché io non penso queste cose, o almeno vorrei che nessuno pensasse che io le penso, perché poi certe cose tra il pensarle e il farle veramente a volte il confine è più sottile del timpano in un orecchio, così mi ero inventato questo personaggio G. che faceva queste cose in pizzeria e io gli dicevo smettila va’ che ci guardano tutti, smettila va’, e lui mi diceva, che era pure in odore di saggezza questo personaggio, proprio diverso da me, diceva, ma vedi che se le faccio io queste cose tutti mi danno addosso se invece le fa una figa, eh? se le fa una figa ste robe? tutti contenti…

io, i blog, fanno male i blog

mia madre apre la porta, la spalanca: sono le otto di mattina: “chiamerà la cugina Adelia!” dice “io esco! tu dille di prendere un taxi! venire qui! la metti in camera mia!” “E chi è?” “E’ la cugina di Jalmicco” e giù con l’albero genealogico, alle otto di mattina, avrei fatto fatica a seguirlo alle otto di sera, figurati.

Adelia si siede al tavolo dopo che l’ho aiutata a togliersi la giacca. “Io sto facendo da mangiare, vuoi?” Non risponde. Mi guarda. “Sto facendo da mangiare.” “Ah, sì, magari un po’” “Cos’è successo?” Mi racconta che si era trovata con delle amiche ad Abano, alle terme, stava tornando a casa, quando sui gradini della stazione è inciampata, patatrac. Un braccio rotto. E mi hanno già dimesso dopo un giorno. Non ha soldi, perché li dà tutti ai rumeni, poi così gira senza soldi per non avere paura. Ai rumeni? Sì, lì ad Abano. Ad Abano hanno proprio messo dei bei negozi. Ma ti fa male? Eh, un po’. Mentre mangiamo – lei: un mignolo di frittata, due crocchette di patate e mezza pera - mi racconta del suo orto.

Basta, mi sono rotto i maroni, continuo un’altra volta.