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Pollini del cazzo. Lo so che sembro monomaniaco. Ma i pollini stanno creando problemi di ordine pubblico. Ci sono incendi in tutta la città. Giuro: era scritto sul Mattino di oggi. Sembra di muoversi in un pulviscolo di pelucchi densissimo: i pollini si intrufolano nelle orecchie, tra i capelli, tra le dita dei piedi, tra le mutande, nelle narici, sotto le palpebre degli occhi.

Alle cinque del pomeriggio, ale e Ale:
- Quanti cazzo di pollini del cazzo ci sono in giro?
- E’ colpa della SARS.

Io, così tanti pollini, me li ricordo solo nel ‘94. Per andare a scuola passavo davanti all’obitorio, una via piena di pioppi. I pollini li associo a quella strada e a un manifesto di Berlusconi, una cosa gigantesca, che era comparso davanti all’obitorio da qualche tempo.
Io non so perché: i pollini mi fanno venire in mente chissà quali disgrazie.

Nel pomeriggio. Davanti al computer. Silenzio. Finestra aperta. Sto registrando un disco di Rino Gaetano. A un certo punto, proprio mentre finisce Il cielo è sempre più blu, da fuori, nel silenzio: un urlo. Più che un urlo: un grido. Il grido biascicato di un uomo. Grida una frase. Una frase nominale, diciamo. Due parole. La seconda è un mammifero domestico dei Carnivori, dice lo Zingarelli. La prima è un essere supremo concepito come creatore.
Magari non ho dato abbastanza indizi. Faccio un elenco di parole a caso. Due di queste sono quelle giuste: cane, zavorra, insetticida, dio, stampante, salamandra, radice quadrata, fanoni, omeopatia, mongolfiera, acaro della polvere, comodino.
Insomma: mi alzo, vado alla finestra, nel vicolo non c’è nessuno. Mi rimetto a sedere.
Subito un altro urlo. Di nuovo alla finestra. Di nuovo non c'è nessuno. Aspetto. Mi risiedo.
Nulla. Basta.

Conversazione delle 12 di mattina, ale e M.:
- Cosa vuoi bere?
- Voglio una fiesta.
- Be’ siamo qui davanti al frigo a scegliere cosa bere e tu vuoi una fiesta?
- Si chiama eterogenesi dei fini.

Oggi è comparsa una scritta nuova proprio davanti al mio garage.
Dice: No future for you

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