sabato 23 agosto 2003

“Adesso si gira e mi saluta.”
“Vai tu a salutarla.”
“Ma no, non ho niente da dirle.”
“E allora? Vai lì, la saluti. Fine.”
“No, no. Adesso si gira lei e mi saluta lei.”

La prima sera è pieno di ombrelli.
Piove e non piove, tanto che eravamo indecisi se venire al cinema. Davanti a noi c’è una signora con un ombrello bianco e nero. Inizia il film, la pioggia non smette, gli ombrelli rimangono aperti. Da dietro si sentono le urla di chi non riesce a vedere lo schermo: “Chiudete gli ombrelli!”“Non si vede!”; ma la signora, per dirne una, rimane impassibile, non si volta neppure. Sta ferma. Guarda dritta davanti a sé, come se non sentisse. Ci sono ombrelli dappertutto, comunque. E un signore di fianco a noi si è tolto la maglietta e se l’è messa in testa. Rimane in canottiera.

Da quattro giorni mangio solo piadine, stracchino e pomodori. Non so se sono io che ho preso il colore dello stracchino o il contrario. Veramente trovo delle somiglianze, tra me e lo stracchino, a tratti preoccupanti. Ho il sospetto che la qualità della mia alimentazione non potrà che peggiorare, in questi giorni di isolamento. Fosse solo per questo starei tranquillo, ma certi pomeriggi mi colpisce a tradimento il carattere ipnotico delle televendite di tappeti.

E’ passato un mese e mezzo da quando Ale - l’altro Ale; AleP per intenderci - è partito per Santiago. Nessuno ha più notizie. Le conversazioni da qualche giorno cominciano tutte così: “Notizie dal pellegrinaggio?” oppure “Si sa niente del camminatore?”. Non sappiamo se è ancora via, se è tornato e si è isolato o se ha deviato da qualche parte in Spagna e ha aperto un bar. Tra poco potrei iniziare a preoccuparmi. A quel punto questo blog si trasformerà in una succursale di chi l’ha visto.

“Ma ti piace?”
“Sì, è carina.”
“A me pare brutta.”
“No, a me piace.”
“Allora va a salutarla.”
“Ma che le dico… E poi ha già il moroso.”
“E allora? Vai lì e…”
“Aspetta! Si è alzata! E’ meglio se sto seduto e la fisso o sto in piedi di tre quarti che parlo con te?”

Questo è tutto ciò che faccio: sbando.