mercoledì 4 giugno 2003

L’afa ti prende al cervello. Ogni parte molle del tuo corpo si accascia. I pensieri si fanno lunghi, lenti, si autoalimentano, si inceppano, si ripetono, saltano passaggi. Le parole si gonfiano di umidità, strabordano, si spintonano. Collassano una sull’altra.

L’afa ti prende al cervello. Il tuo corpo si accascia. Ti scopri a pensare al processo che porta i nomi lunghi a diventare bi o monosillabi. Alessandro. Ale. A’. Sandro. Sa’. Dro! Le’. Andr. I pensieri si fanno lunghi, lenti, si ripentono, saltano in aria, si conflagrano. Le parole si confondono.

Il cervello ti prende l’afa. Il tuo accascio si corpizza. Le lungaggini si fanno pensierose, farragginose, si incupiscono le dita. L’umidità si risucchia le parole, le arrangia, le disordina.

Ti si cervellizza l’afa. Ti chiedi per chi sono le parole. Certe parole. Vorresti che certe parole qualcuno le dicesse anche a te. Ma lo pensi tutto scombinato. Tanto che poi le parole, certe parole, scompaiono. Ti chiedi se c'erano state veramente. Ti si afizza il cervellamento. Ti si memorizza l’atrofia. No: ti si atrofizza la memoria.

p.s. Naturalmente i commenti non funzionano. Aiuto. Aiuto! Qualcuno mi aiuti.