domenica 8 giugno 2003

Vagare per il centro di Padova, sotto la canicola, in preda al delirio deformante da mancanza di sonno. Con la bicicletta, sbandare attraverso strade vuote, percorrendole a ondate.

(Ogni volta che ascolti dal vivo Sono un ribelle, mamma ti commuovi)

Chiedersi come è possibile continuare a pensare che tutto quello che fai sia merda, merda, solo merda, merda inutile e dannosa. Se non ci sia un certo compiacimento nel fare sempre le scelte sbagliate e pentirsene subito dopo. Domandarsi quale sia la spinta compulsiva che ti costringe a fare, dire, scrivere cazzate in giro. Credere con convinzione di avere un tumore al fegato.

A fine concerto Paolo si avvicina al palco. Freak sta raccattando cartelli e oggetti piovuti dal pubblico (tra cui: una scarpa sinistra da montagna, il compertone di una ruota da motorino, un paio di mutande sporche di nutella). Firma autografi, stringe mani, chiede numeri di telefono alle ragazze. Paolo ha bevuto troppi gin lemon con troppo gin; durante il concerto è diventato molesto, ha pogato con un sosia di Henry Rollins; adesso urla di tutto a Freak.
-Freak! Freak! Fammi un autografo!
-No.
-Freak! Come, no?
-No, ti ho visto prima. Mi hai insultato troppo, durante il concerto.
Freak si gira, si dirige verso il camerino e quasi sottovoce dice: -Anch’io ho una mia sensibilità, sai…

(Te lo dico una volta per tutte, faresti bene a crederci:
se ti fa male il fianco sinistro non puoi avere un tumore al fegato, perché non c’è il fegato a sinistra.)

Meglio un mezzo di fortuna che un intero di sfiga.