venerdì 20 giugno 2003

Si affaccia alla finestra mentre passo e dice che mi ha sognato. Ah. Dice che nel sogno ero in una cassa. Una cassa? Che tipo di cassa? No, dice, una cassa di vini. E come ci stavo? Dice che ci stavo bene. Una cassa di vini o una cassa da morto? Dice una cassa da vini e una cassa da morto. Una cassa da vini che è una cassa da morto o una cassa da morto che è una cassa da vini? Dice che non lo sa. C’è una certa differenza. Dice che era una cassa da morto che era una cassa da vini che era una cassa da morto. E tu? Tu dov'eri? Dice che lei era con me. Nella cassa da vini che è una cassa da morto? Sì, dice, stretti. E poi? Dice che poi io non c’ero più. E la cassa? Dice che non c’era più la cassa, neanche la cassa. Dice. E, mentre dice, ruota l’avambraccio tenendo fisso il gomito. E io, che la guardo dal piano terra, lei che è affacciata alla finestra a pochi metri sopra di me, penso (non penso niente) e (non faccio niente) e invece di (ebbene sì), io, che (qui c’era una cazzata), (mah).