venerdì 13 giugno 2003

Qui d’estate sembra di essere in un bunker.
Tapparelle abbassate, porte chiuse, tende tirate per non far filtrare un filo di luce.
- Chiudo la porta? – mi chiede Margherita
- Sì, chiudi la porta
Chiude la porta; apro la porta, entriamo in un’altra stanza buia.
- Chiudo la porta?
- Chiudi, sì.
- Cazzo, mi sembra di essere sul set di The Others.

Esco in preda a un’orrenda nostalgia. S.Antonio desertifica la città più della temperatura. Le strade riverberano vuotezza, bruciano lo sguardo. Circolo per le solite zone: il freno destro della bici penzola rotto giù dal manubrio. Nella via più trafficata (due macchine incidentate), un refolo di phon mi suggerisce che ho la patta aperta. Abbandono con la sinistra il manubrio, guardo i pantaloni. Contemporaneamente curvo. I bottoni fanno un’inspiegabile quanto fastidiosa resistenza. Curvo male. La prendo troppo larga. Alzo lo sguardo. Freno, ma il freno è rotto.
La transenna metallica mi accoglie a braccia aperte.

All’improvviso ricordo che L., un giorno che eravamo soli - io seduto sul divano, lei accanto a me - mi assalì nel tentativo di schiacciarmi i punti neri. “Come in quel racconto di Carver!”, diceva.
La letteratura può far male, a volte.