giovedì 3 luglio 2003

Dopo
Com’è che a un tratto, in un attimo, in un istante, da un momento all’altro - com’è che all’improvviso, senza che niente lo annunciasse, alle quattro di mattina, in bici, solo, per le strade vuote, con un freno rotto, in un secondo, da un secondo all’altro, nello scatto millimetrico di un orologio - com’è che, così, senza preavviso, dopo una serata bella - com’è che poi ti monta dentro l’angoscia? Com’è che, quindi, si gonfia lenta, dal baricentro caldo del tuo corpo, si ingrandisce piano, fino a prendere le forme dei tuoi margini, fino ad espandersi oltre i tuoi confini, diventando una bolla atmosferica di angoscia, una sfera pulviscolare di delirio, e com’è che ti risvegli dentro a una foschia che si muove con te, avanza con te, tenendoti sempre al centro, precipitandoti addosso e non ti fa fuggire? Com’è?

Prima
E’ una cosa istantanea e il pallone ti colpisce e il campo scompare in un bianco lumioso e credi di avere gli occhi chiusi e invece no e invece sono aperti e provi a bestemmiare e non ha il fiato e sei piegato un poco e hai una postura innaturale da punto di domanda e la palla ti ha colpita dritta e forte e ti ha preso in pieno il petto e i polmoni devono essere i polmoni e i polmoni si sono sicuramente svuotati per il colpo e niente e non respiri e non parli e non hai più fiato e non ti accasci e non ti raddrizzi, così. Poi il fiato riprende, ma sempre con uno svirgolo, con un fischio e un soffio che prima non c’erano. “Scusa, non credevo tu fossi là.” “Eh?” “Sì, ti avevo visto, ma sfuocato come sei sembravi un po’ più a lato.”